Palladino, e ora? Le panchine italiane sono (quasi) tutte occupate. E l’Atalanta…
Il tecnico uscente ha ancora un anno di contratto: risoluzione o esonero (formale) le uniche strade percorribili, ma porterebbero ad un esborso economico. Contrariamente a quanto sarebbe accaduto se avesse trovato squadra
Pareva esserci un sogno legato a Juventus e Napoli, inizialmente. Poi il futuro sembrava alla Lazio dopo la separazione con Sarri in uno switch con l’Atalanta, prima che la scelta biancocelesti ricadesse su Gattuso. Poi si è ventilata l’ipotesi Bologna, che però ha scelto di portare in Italia Domenico Tedesco dopo le esperienze con Schalke, Lipsia, Belgio e Fenerbahce. E ora? Raffaele Palladino al momento non ha panchina. E potrebbe non averne, visto che in Serie A tutti gli slot sono praticamente già stati occupati, anche se magari non in maniera ufficiale. Mancano giusto Sassuolo e Torino, che si stan contendendo Aquilani e Abate. E poi manca il Milan, che non ha ancora un direttore sportivo, ma che sembra orientato a fare altre scelte.
Il tecnico che a novembre ha preso in mano la Dea e l’ha guidata fino alla fine dell’attuale campionato, succedendo a Ivan Juric, non è stato confermato in nerazzurro, con il nuovo direttore sportivo Cristiano Giuntoli che ha scelto insieme ai Percassi Maurizio Sarri per dare il la ad un nuovo ciclo tecnico, di fatto mettendo da parte il nativo di Mugnano, allievo di Gasperini e che ha chiuso al 7° posto lo scorso campionato.
Le piste estere sono ancora in piedi: si parla di Besiktas, che peraltro si è interessata anche a Vincenzo Italiano, altro tecnico rimasto senza panchina dopo l’addio al Bologna. Certo, il campionato turco non spicca per charme per un tecnico così ambizioso. Potrebbero aprirsi anche altre opzioni a stagione in corso. Ma il fatto è che, allo stato attuale delle cose, Palladino e l’Atalanta sono vincolati da un contratto fino al 30 giugno 2027. Non che questo sia un ostacolo all’arrivo di Sarri, nella sostanza. Nella forma invece resta un nodo da risolvere per evitare di pagare due stipendi. Anzi, tre, visto che sempre fino alla stessa data c’è anche l’accordo in essere con Ivan Juric.
Chiaramente il modo migliore sarebbe quello di raggiungere un accordo per una risoluzione consensuale, trovare una buonuscita che faccia contenti tutti e chiudere un capitolo per aprirne un altro. Alternativa? Sollevare dall’incarico Palladino, tenersi senza troppa voglia il contratto e sottoscrivere l’accordo con Sarri. Una spesa che a Zingonia si risparmierebbero volentieri preferendo un’intesa, che però va fatta in due.
Nel frattempo, il 42enne ormai ex tecnico nerazzurro starà alla finestra in attesa di capire cosa si muoverà e se ci saranno occasioni a stagione in corso. Aveva ammesso di aver aspettato l’Atalanta rifiutando altre proposte in estate dopo l’ottima stagione con la Fiorentina. Ora per lui si prospetta una nuova ripartenza da zero. Ma con il ‘paracadute’ di un contratto che alla fine, contrariamente a quanto spesso ha detto, un peso ce l’ha.


