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I due campioni bergamaschi si sono ritrovati in Belgio, terra simbolo del ciclismo, per mettere al centro del dibattito sulla sicurezza in strada due vite diverse ma legate dalla stessa passione e dagli stessi rischi

Bruxelles. In Belgio, terra delle classiche monumento, Ivan Gotti non tornava dai tempi della sua ultima partecipazione alla Liège-Bastogne-Liège. Per Claudia Cretti, invece, il piccolo Paese nel cuore dell’Europa è stato spesso teatro di podi e successi. L’ultimo risale al maggio 2025, quando conquistò una prova di Coppa del Mondo di paraciclismo a Bruges, imponendosi in una volata che la vide precedere sette avversarie.

Gotti, classe 1969, è nato a San Pellegrino Terme. Considerato uno dei migliori scalatori italiani della sua generazione, ha vinto due edizioni del Giro d’Italia, nel 1997 e nel 1999, e detiene ancora il record di scalata del Mortirolo con il tempo di 42’40’’. Cretti, nata a Lovere e cresciuta a Costa Volpino, dove vive tuttora, porta invece con sé una storia di straordinaria resilienza. Nel 2017, durante la settima tappa del Giro Rosa, cadde in discesa riportando un gravissimo trauma cranico dopo l’impatto contro il guardrail. Rimase nove giorni in coma e trascorse quattro mesi in ospedale. Una volta tornata a casa, la prima cosa che chiese ai familiari fu di poter risalire in sella a una bicicletta.

Mercoledì 3 giugno i due campioni si sono ritrovati a Bruxelles per partecipare a un incontro al Parlamento Europeo dedicato alla sicurezza stradale e alla tutela dei ciclisti. “La percezione della sicurezza sta cambiando – osserva Cretti -. Sempre più ciclisti utilizzano le luci posteriori e si è finalmente diffusa la cultura del casco. Nonostante questo, resta ancora molto da fare per garantire una convivenza più sicura sulle strade. Gli automobilisti dovrebbero superare i ciclisti mantenendo una distanza di almeno un metro e mezzo, ma troppo spesso ci sfiorano passando a pochi centimetri”.

La 29enne di Costa Volpino si allena ogni giorno tra il Sebino e la Val Cavallina. “Il Lago d’Iseo è meraviglioso, ma la Statale 42, che costeggia il lago di Endine, è molto pericolosa – sottolinea -. Quando vado a gareggiare in Belgio o nei Paesi Bassi vedo piste ciclabili ovunque. In Bergamasca, invece, queste infrastrutture sono ancora sottovalutate: servirebbero nuovi investimenti e la realizzazione di percorsi dedicati ai ciclisti”.

Un tema, quello della mobilità su due ruote, che Ivan Gotti conosce da sempre. La bicicletta accompagna infatti la sua vita fin dall’infanzia. “Mi ha fatto gioire, a volte anche soffrire, ma è sempre stata parte della mia vita – racconta -. Ancora oggi continuo a pedalare, anche se da semplice cicloturista”.

In Bergamasca, osserva l’ex professionista, la cultura della bicicletta affonda radici profonde. “Esiste una lunga tradizione legata al ciclismo, fatta di vittorie e grandi campioni. Sul territorio è stato fatto molto per favorire la mobilità ciclistica. Penso alle piste ciclabili che attraversano le nostre valli e agli interventi realizzati in città. Certo, alcune scelte possono essere state discutibili, ma vivendo in Val Brembana vedo ogni giorno quanto sia forte l’amore dei bergamaschi per la bici”.

Durante il convegno promosso dalla Federciclismo è emerso più volte anche un altro concetto: la sicurezza stradale passa dal comportamento responsabile di tutti gli utenti della strada, ciclisti compresi. “Il ciclista deve dare il buon esempio – osserva Gotti -. La bicicletta dà una sensazione di libertà, ma questo non significa poter ignorare le regole”.

Per ridurre il drammatico numero di 222 ciclisti morti sulle strade italiane nel 2025, la ricetta dell’ex campione è chiara. “È fondamentale promuovere una nuova cultura della sicurezza e del rispetto fin da piccoli, accompagnata da regole chiare anche per gli adulti – riflette -. Serve rispetto reciproco: dobbiamo partire dai piccoli gesti quotidiani per creare una maggiore sintonia tra tutti gli utenti della strada e ridurre i rischi, evitando non solo le cadute, ma anche le tragedie che purtroppo continuano a verificarsi”.