Campioni e amministratori bergamaschi a Bruxelles, l’appello all’Europa: “Più sicurezza per chi pedala”
Invitati da Lara Magoni, Ivan Gotti, Claudia Cretti e una delegazione di sindaci della Val Cavallina in visita al Parlamento europeo. Le proposte della Federazione per rendere le strade più sicure per i ciclisti: sistemi di rilevamento laterale e cassoni ‘arrotondati’ nei camion
Bruxelles. Unica, versatile, economica ed ecologica. Sono solo alcuni degli aggettivi scelti dall’assemblea generale delle Nazioni Unite per descrivere la due ruote quando istituì la Giornata Mondiale della Bicicletta. Oggi, ogni giorno, due milioni di italiani scendono in strada in sella a una bici, scegliendola per sport, lavoro o semplicemente per spostarsi. Ma insieme alla diffusione della mobilità ciclistica cresce anche la necessità di garantire maggiore sicurezza a chi pedala. Un tema che, proprio nella giornata dedicata alla bicicletta, è approdato al centro del dibattito nelle istituzioni europee.
Alle 18 di mercoledì 3 giugno, in una sala conferenze del Parlamento europeo di Bruxelles, è andato in scena il convegno “La bicicletta al centro della mobilità: sicurezza e innovazione normativa”, confronto istituzionale promosso dalla Federazione Ciclistica Italiana (Fci) per mettere in dialogo i mondi della politica e dello sport discutendo delle prospettive della mobilità ciclistica in Europa.
Da Bergamo è arrivata una folta delegazione di campioni illustri, invitati dall’europarlamentare Lara Magoni. Tra i relatori Ivan Gotti, vincitore dei Giri d’Italia del 1997 e del 1999, e la campionessa paralimpica Claudia Cretti; presenti in sala anche Alessandro Vanotti ed Eddy Mazzoleni, ma anche gli organizzatori del Giro di Lombardia, Giovanni Bettineschi, e della “Berghem Mola Mia”, Mauro Zinetti.
L’ultima direttiva europea dedicata alla sicurezza dei ciclisti risale al 2019 e già prevedeva l’obbligo di inserire percorsi ciclabili nella realizzazione di nuove strade. “Oggi non esiste un Codice della strada europeo – osserva Magoni -. I 27 Stati membri adottano normative differenti e manca un quadro comune anche sul fronte della sicurezza. Arrivare a un Codice unico europeo è molto complesso, ma è fondamentale lavorare sulla tutela dei ciclisti: chiediamo al Parlamento europeo di farsi portatore di questo messaggio”.
Anche chi pedala deve fare la propria parte, ma chi è al volante di un’auto o di un camion ha in mano un mezzo potenzialmente molto più pericoloso. “I ciclisti devono rispettare le norme, a partire dall’obbligo di segnalare le svolte, ma allo stesso tempo gli automobilisti devono garantire una distanza di almeno un metro e mezzo durante il sorpasso”, osserva la campionessa Claudia Cretti.
Nel luglio 2017, durante la 7ª tappa del Giro Rosa tra Isernia e Baronissi, Claudia cadde in discesa riportando un gravissimo trauma cranico dopo l’impatto contro il guardrail. Ricoverata in prognosi riservata e sottoposta a un delicato intervento neurochirurgico, riuscì a tornare gradualmente alla vita sportiva, intraprendendo la carriera nel paraciclismo. “Il ciclismo è lo sport più bello del mondo – sottolinea -. Siamo persone che vivono la propria passione o il proprio lavoro sulle strade e chiediamo più sicurezza”.
Da sinistra: Claudia Cretti, Lara Magoni, Ivan GottiDue volte vincitore del Giro d’Italia, Ivan Gotti detiene il record di scalata del Mortirolo, in 42 minuti e 40 secondi. Di pedalate, certamente, se ne intende. “La passione per la bicicletta non mi ha mai abbandonato – confida -. La Bergamasca è una terra di campioni e sono tantissime le persone che scelgono di allenarsi sulle strade del territorio, che però oggi sono molto trafficate”.
I rischi, ricorda Gotti, restano concreti: “Li percepisco anche come padre: come era per i miei genitori quando cominciai a pedalare, anche io ho paura per mio figlio quando va in bicicletta. Personalmente non sono mai stato coinvolto in incidenti causati da un’automobile, ma serve attenzione da parte di tutti. Occorre investire sulla cultura della sicurezza fin da piccoli e accompagnarla con norme adeguate per gli adulti”.
A Bruxelles presenti anche alcuni amministratori bergamaschi, arrivati direttamente dalla Val Cavallina: il sindaco di Ranzanico Angelo Pizzighini e il suo numero due Mattia Cantamessa, il primo cittadino di Pianico Maurizio Pezzoli e il vicesindaco di Berzo San Fermo Daniele Micheli.
La Fci, che conta oltre 100 mila tesserati, ha elaborato una serie di proposte normative, già sottoposte ai gruppi parlamentari italiani, per rafforzare la tutela dei ciclisti. “Non è una battaglia politica né una questione di appartenenza partitica, ma un tema che riguarda la sicurezza di tutti – sostiene Carlo Moriconi, presidente della commissione Sicurezza Fci -. Anche l’Europa potrebbe svolgere un ruolo importante, favorendo una maggiore armonizzazione delle normative tra i diversi Paesi membri”.
“È nostro dovere impegnarci affinché chi sceglie di pedalare sulle strade possa farlo in condizioni di sicurezza – afferma il presidente della Federazione, Cordiano Dagnoni -. I numeri sono drammatici: nel 2024 sulle strade italiane sono morti 185 ciclisti, 222 nel 2025. Significa che, mediamente, un ciclista perde la vita ogni giorno e mezzo: serve una nuova cultura della convivenza sulla strada”.
L’obiettivo della Fci è definire regole più chiare e condivise, sia per chi pedala sia per chi condivide la strada con i ciclisti. “In Italia la mortalità stradale resta troppo elevata rispetto ad altri Paesi europei, paghiamo ritardi significativi sul piano infrastrutturale – osserva Moriconi -. Il fine ultimo è ridurre l’incidentalità che coinvolge le biciclette attraverso norme efficaci e interventi concreti”.
Secondo Dagnoni, il cambiamento deve partire anche da un’evoluzione culturale: “In molti Paesi europei esiste una cultura della mobilità ciclistica più avanzata rispetto a quella italiana. Alle istituzioni chiediamo un impegno concreto sul fronte delle infrastrutture: è da lì che bisogna partire. Modelli come quello della Danimarca dimostrano che investire sulla sicurezza e sulla mobilità ciclabile produce risultati importanti”.
Troppo spesso il ciclista viene ancora percepito come un ostacolo anziché come un utente della strada al pari degli altri. “Il sorpasso deve avvenire solo quando esistono le condizioni per farlo in sicurezza, senza mettere a rischio la vita di chi pedala”, conclude il presidente della Federciclismo.
Le proposte mirano a intervenire sui principali fattori di rischio che caratterizzano la circolazione dei ciclisti. Tra le misure suggerite figura l’introduzione di limiti specifici per il sorpasso delle biciclette, calibrati sulla velocità consentita nei diversi tratti stradali, oltre al divieto di sorpasso quando dalla direzione opposta sopraggiungono altri ciclisti, una delle situazioni più frequentemente all’origine degli incidenti frontali.
Particolare attenzione è riservata alle infrastrutture e alla tecnologia. La Fci propone di incentivare i sistemi di assistenza alla guida e i dispositivi automatici di correzione e supporto per i conducenti, oltre a sviluppare una segnaletica dedicata alla presenza dei ciclisti. Nella progettazione delle nuove strade viene chiesto di prevedere spazi specifici per la percorrenza delle biciclette. “Indicazioni prima di tutto di buon senso”, sottolinea Enrico Fontana, membro della commissione Sicurezza.
Sul fronte dei ciclisti, la Fci chiede di rendere più stringenti gli obblighi relativi all’utilizzo delle luci anteriori e posteriori, oggi privi di indicazioni temporali sufficientemente precise, e di favorire l’adozione di segnalatori di direzione. Per gli altri utenti della strada la richiesta principale riguarda il rispetto della distanza minima di un metro e mezzo durante il sorpasso, trasformandola in un divieto esplicito.
Un capitolo specifico riguarda i mezzi pesanti: pur riconoscendo il ruolo fondamentale dell’autotrasporto per la logistica di prossimità, la Federazione propone l’introduzione di sistemi di rilevamento laterale per individuare la presenza di biciclette ed eliminare il rischio legato agli angoli ciechi, oltre a una revisione delle caratteristiche costruttive dei cassoni per ridurne la pericolosità in caso di impatto.




