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Un professore ai suoi studenti: “Insegnare è lasciare un segno dentro qualcuno. Vi dono la libertà”

L’anno scolastico sta per terminare e il professor Salvatore Spitalieri scrive ai propri studenti una lettera aperta

L’anno scolastico sta per terminare e il professor Salvatore Spitalieri scrive ai propri studenti una lettera aperta. 

Cari ragazzi e care ragazze,
eccoci arrivati alla fine di questo anno scolastico.
Ogni volta che si conclude un percorso, si è portati a fare bilanci. Ci si chiede cosa sia rimasto davvero di tutti quei giorni trascorsi insieme, delle lezioni, delle verifiche, delle discussioni, delle letture, delle risate, dei momenti di stanchezza e di quelli in cui, invece, tutto sembrava trovare il proprio posto. Un anno è poco. È poco per conoscersi davvero. È poco per comprendere fino in fondo il mondo che ciascuno di voi porta dentro di sé. Eppure, nonostante il tempo limitato, qualcosa accade sempre. Quando si entra in una classe non si incontrano studenti. Si incontrano persone.

Si incontra Marco, con le sue domande. Luisa, con i suoi silenzi. Ahmed, con il suo modo di guardare il mondo. Alessia, con le sue intuizioni. E così ciascuno di voi, diverso dall’altro, portatore di una storia unica che nessun registro elettronico, nessun voto e nessuna relazione finale potranno mai raccontare completamente. Fare l’insegnante significa provare ogni giorno a entrare, con delicatezza, in quel mondo. Significa cercare di capire quali sono le vostre risorse, le vostre passioni, le vostre difficoltà. Significa comprendere che non esiste un solo modo di imparare, perché non esiste una sola maniera di essere persone.
Anche noi insegnanti impariamo.

Forse questa è una delle cose che si dicono meno spesso. Impariamo dalle vostre domande, dalle vostre resistenze, dai vostri entusiasmi. Impariamo quando una lezione funziona e quando invece dobbiamo ripensarla. Impariamo ad ascoltare meglio, a spiegare meglio, a metterci in discussione. Voi quest’anno avete insegnato molto anche a me. Mi avete aiutato a capire come migliorare il mio modo di stare in classe, come rendere più vivi i testi che leggevamo, come lasciare spazio alle vostre interpretazioni e ai vostri punti di vista. Mi avete ricordato che la scuola è, prima di tutto, un incontro tra persone. Abbiamo letto storie e autori lontani nel tempo, ma in fondo abbiamo sempre parlato di noi. Abbiamo discusso, ci siamo confrontati, qualche volta ci siamo trovati d’accordo e altre no. Eppure abbiamo scoperto che si può pensare in modo diverso senza smettere di rispettarsi. In un tempo in cui spesso si urla per avere ragione, questa non è una lezione da poco. Ricordate Belluca, il protagonista de Il treno ha fischiato di Pirandello? Molte volte nella vita incontrerete persone che vi sembreranno strane, lontane, incomprensibili. Sarete tentati di giudicarle in fretta. Fermatevi.

Dietro ogni persona esiste una storia che non conoscete.
Dietro ogni comportamento c’è un vissuto che non vedete.
La comprensione richiede tempo. Il giudizio, invece, è immediato. E proprio per questo è quasi sempre la strada più facile.

Abbiamo parlato anche di libertà.
Vi ricordate Sartre e Simone de Beauvoir?
La libertà non è fare tutto ciò che si vuole. La libertà è scegliere. E assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Sono le scelte che costruiscono una vita. Quelle grandi, certo. Ma soprattutto quelle piccole e quotidiane: ciò che decidete di leggere, le persone che scegliete di frequentare, il modo in cui trattate chi vi sta accanto, la capacità di dire no quando tutti dicono sì. Nessuno potrà vivere al posto vostro. Nessuno potrà decidere chi diventare. Per questo vi ho ripetuto tante volte una cosa che continuerò a ripetere: leggete. Leggete romanzi, racconti, articoli, giornali. Leggete ciò che vi incuriosisce e anche ciò che vi mette in difficoltà. Leggete per capire il mondo e per capire voi stessi. Il pensiero critico non nasce dalle certezze. Nasce dalle domande.

La letteratura, la storia, la cultura servono soprattutto a questo: a comprendere i cambiamenti della società, a interrogarci sul perché le cose accadano e a immaginare come possano essere migliori. Più che ricordare una definizione o riconoscere una figura retorica, ho sempre sperato che imparaste a comprendere ciò che leggete. Perché chi comprende davvero un testo, una situazione, una persona, difficilmente si lascia manipolare.
Chi comprende è più libero. E la libertà è forse il bene più prezioso che possediamo. Non abbiate paura di sbagliare. Sbaglierete ancora molte volte. E va bene così.
Non misurate il vostro valore con un voto, con un 4, con un 5 o con un giudizio negativo. I voti servono a valutare una prestazione, non una persona.
Cadere fa parte del cammino. L’importante è imparare a rialzarsi, a correggersi, a riprovare.

La crescita richiede tempo.
Godetevi questo tempo. Godetevi questi anni. Godetevi le letture, le discussioni, perfino le giornate che sembrano più faticose. Un giorno vi accorgerete che molte delle cose che oggi vi sembrano noiose erano, in realtà, preziose.
Insegnare è uno dei lavori più complessi che esistano. Non significa soltanto preparare lezioni, correggere verifiche o assegnare voti. Significa assumersi la responsabilità di lasciare un segno.

La parola “insegnare” contiene una bellissima immagine: lasciare un segno dentro qualcuno. Non so quanto io sia riuscito a farlo con voi. So però che voi avete lasciato un segno in me. E per questo vi ringrazio. Qualunque strada sceglierete, cercate di diventare persone curiose, attente, capaci di ascoltare, di mettersi in discussione, ricordandovi che è sempre possibile cambiare strada. Le città hanno bisogno di giovani che pensano. Il mondo ha bisogno di giovani che leggono e agiscono. Continuate a farlo. Continuate a scegliere. E soprattutto continuate a diventare voi stessi.

Con affetto e gratitudine,
Il vostro professore
Salvatore Spitalieri