Bergamo
|Tumore alla prostata, al Policlinico San Marco uno dei primi interventi in Bergamasca con la Tpla
Su un paziente di 44 anni affetto da una neoplasia localizzata. Si tratta di un’applicazione innovativa già utilizzata per l’ipertrofia prostatica benigna e oggi impiegata anche in casi selezionati di carcinoma prostatico a basso rischio
Uno dei primi interventi in provincia di Bergamo di terapia focale con Tpla (Transperineal Laser Ablation) per il trattamento del tumore della prostata è stato eseguito con successo al Policlinico San Marco su un paziente di 44 anni affetto da una neoplasia localizzata. Si tratta di un’applicazione innovativa di una metodica mini-invasiva già utilizzata per l’ipertrofia prostatica benigna e oggi impiegata anche in casi selezionati di carcinoma prostatico a basso rischio.
L’intervento si inserisce nel percorso della cosiddetta urologia di precisione, un approccio che punta a personalizzare le cure in base alle caratteristiche del paziente e della malattia. La Tpla non sostituisce la chirurgia tradizionale nei tumori più aggressivi, ma amplia le opzioni terapeutiche disponibili per chi riceve una diagnosi in fase iniziale, quando la neoplasia è ancora confinata alla ghiandola prostatica.
Il tumore della prostata è oggi una delle forme oncologiche più diffuse nella popolazione maschile. Grazie agli strumenti di diagnosi precoce, come il dosaggio del Psa, la risonanza magnetica multiparametrica e le biopsie mirate, la malattia viene individuata sempre più spesso nelle sue fasi iniziali, aprendo la strada a trattamenti meno invasivi e più mirati.
In questo contesto la Tpla rappresenta una possibile alternativa per pazienti selezionati che non vogliono limitarsi alla sorveglianza attiva, strategia basata su controlli periodici che, pur essendo appropriata in molti casi, può comportare un importante carico psicologico legato alla convivenza con la diagnosi.
La metodica prevede l’inserimento di sottili fibre laser per via transperineale, sotto guida ecografica e con sistemi di fusion imaging, per colpire in modo selettivo il tessuto tumorale preservando il più possibile quello sano circostante.
“L’introduzione di procedure innovative come la Tpla rappresenta un ulteriore passo avanti nell’ambito delle tecniche mini-invasive dedicate all’urologia oncologica, con l’obiettivo di offrire trattamenti sempre più mirati, soprattutto in pazienti selezionati e in presenza di neoplasie localizzate. – spiega il dottor Camil Zaatar, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia del Policlinico San Marco -. Oggi grazie a queste nuove tecniche possiamo trattare molte patologie urologiche, non solo il tumore, con tempi di ripresa più brevi e interventi più conservativi rispetto alla chirurgia tradizionale”.
Tra i principali vantaggi della procedura figurano la minima invasività e la rapidità del recupero. Il trattamento viene eseguito in day surgery, in anestesia locale associata a una lieve sedazione, senza incisioni chirurgiche e, nella maggior parte dei casi, senza necessità di catetere vescicale al momento della dimissione.
“Per i pazienti più giovani e attivi questo significa poter tornare rapidamente alle normali attività quotidiane. – sottolinea il dottor Riccardo Galli, del team urologico coinvolto nell’intervento -. La possibilità di evitare una chirurgia radicale può inoltre contribuire a ridurre il rischio di incontinenza urinaria e a preservare maggiormente la funzione erettile rispetto ai trattamenti tradizionali, mantenendo al tempo stesso un adeguato controllo oncologico. È fondamentale, però, una selezione accurata dei candidati e una valutazione personalizzata di ogni singolo caso”.


