Per quanto riguarda noi giovani, penso che per uscire dalla propria zona di comodo e mettersi alla prova non sia necessario arrivare a visitare mete lontanissime, ma che sia importante avere il coraggio di preparare la valigia, superare il primo passo e partire
Ogni viaggio è un’esperienza unica che non porta solo a una scoperta di un nuovo posto ma anche e soprattutto a una maggiore conoscenza di noi stessi. Chiunque viaggi è costretto a vivere e affrontare nuove esperienze, persone e culture che aiutano a cambiare la prospettiva sul mondo e a mettersi alla prova. Io penso che tutti dovrebbero cercare di viaggiare e scoprire nuove realtà il più possibile nel corso della propria vita e che coloro che dovrebbero farlo maggiormente sono proprio i giovani.
Questo perché è durante il primo periodo della nostra vita che la nostra personalità, pensieri e visione sul mondo sono più influenzabili e penso che viaggiando ognuno di noi possa essere più consapevole e non fermarsi semplicemente alle mura della propria casa.
Inoltre penso che ogni viaggio porti a una piccola crescita che aiuta i ragazzi a sviluppare sempre maggiore indipendenza e a cavarsela da soli. Io vedo ogni viaggio che mi aspetta quasi come una “fuga” per vivere anche solo per poco tempo in un’altra realtà e interrompere la vita monotona di tutti i giorni: il mio primo viaggio in aereo l’ho vissuto ancor prima di poter camminare e da quel momento non ho più smesso, ma ogni volta è come se fosse la prima.
Crescendo però il modo di viaggiare cambia: da bambini si è dei passeggeri guidati in un percorso deciso da altri mentre man mano che si cresce e soprattutto nei primi viaggi da soli ci si deve mettere alla prova in prima persona. Durante l’adolescenza è difficile riuscire a fare grandi viaggi da soli, ma ci sono comunque delle opportunità per andare all’estero e vivere le prime esperienze senza i genitori, come per esempio i viaggi studio, il progetto Erasmus organizzato dalle scuole oppure semestri o anni all’estero in cui non siamo lasciati completamente da soli, ma non siamo neanche del tutto tutelati dalla nostra famiglia.
Ricordo, per esempio, quando ho deciso di partire in un viaggio studio di due settimane a Dublino e sono capitata in una famiglia ospitante lontana dal college dove dovevamo svolgere le lezioni; proprio per questo ho dovuto capire come muovermi con i mezzi pubblici di un paese che non conoscevo e che ha strade e usanze diverse dall’Italia; a volte sbagliavo strada, direzione o mi sentivo completamente smarrita, ma alla fine sono riuscita ad orientarmi e ho saputo vivere al meglio l’esperienza. Ogni viaggio oltre che essere una scoperta o una fuga può quindi anche diventare un percorso di formazione che insegna ad essere più indipendenti e a non aver paura di scoprire il mondo senza la costante tutela di qualcun altro. Spesso si pensa al viaggio come a una semplice parentesi, un momento di distrazione per poi ricominciare tutto da capo. La verità invece è che non si torna mai identici a come si era partiti e che ogni ansia, paura o scoperta che viviamo in un posto lontano da casa porta a un cambiamento, anche se piccolo, dentro ognuno di noi.
Soprattutto per quanto riguarda noi giovani, penso che per uscire dalla propria zona di comodo e mettersi alla prova non sia necessario arrivare a visitare mete lontanissime, ma che sia importante avere il coraggio di preparare la valigia, superare il primo passo e partire.
Sono comunque convinta che visitare il maggior numero di luoghi e culture nel mondo durante tutta la propria vita sia importante, per non rimanere fermi a una mente chiusa e per capire che le possibilità non si fermano ai confini del proprio paese: il mondo là fuori è troppo grande per rimpicciolirlo dentro ai confini di una sola città.
Perché il titolo “Cronache dal Futuro” per questa serie di articoli. Perché saranno articoli scritti da ragazze e ragazzi di sedici anni o poco più e, come sempre diciamo, loro sono il futuro e soprattutto vedono il futuro con occhi diversi. Noi adulti, a volte anziani, tendiamo a vederli per come si mostrano in questa società dove l’omologazione è l’elemento necessario per “fare parte”. Stavolta è stato chiesto loro di essere se stessi, senza inibizioni, anzi la parola esatta è “disinibiti”, senza limiti o censure, spesso autoimposte.
Non scriveranno articoli per prendere un bel voto. Scriveranno le loro pulsioni, i loro problemi, le loro ansie e aspettative più recondite senza che nessuno li fermerà. Per questo devo dire grazie a Davide Agazzi che ha lasciato che questa serie prendesse forma e sostanza nelle pagine del suo giornale. Non è di tutti i giorni, e non è sovente che ragazzi di questa età vengano pubblicati su una testata giornalistica importante con un articolo di loro scelta come tema e contenuti. Per me è stato un privilegio incontrarli e un privilegio leggere i loro articoli, mi auguro catturino l’attenzione anche dei lettori di BergamoNews.


