“Il diario di Iris”, il nuovo romanzo di Anna Simonich: la storia di una giovane vittima di femminicidio
Il libro dell’autrice bergamasca è stato esposto domenica 17 maggio al Salone del Libro di Torino con la casa editrice Lfa Publisher
Bergamo. Un diario ricevuto in dono da bambina che diventerà un amico prezioso, a cui confidare sogni, amori, amicizie, e grandi dolori. I pensieri di una vita, raccolti in poco meno di trecento pagine, che iniziano quasi tutte con una data: lunedì 12 maggio, giovedì 1° novembre, mercoledì 4 aprile.
“Il diario di Iris” è la storia di una ragazza che abita in provincia di Bergamo, una vicenda frutto della fantasia dell’autrice Anna Simonich, ma, che in qualche modo, aspira a raccontare e dare valore a tutte le vittime di violenza, sia questa psicologica, fisica o economica. “Ho scelto la forma del diario proprio per mettere in evidenza che la protagonista è una ragazza qualunque”, spiega l’autrice.
Un libro suddiviso in quattro parti che racconta la storia di una bambina dolce, Iris – nome scelto in omaggio all’associazione “Le Iris di Trebecco” della cara amica Cristina Mostosi – che vive un’infanzia felice, attraversa un’adolescenza segnata da una profonda delusione d’amore, coltiva il sogno di diventare scrittrice e infine incontra l’uomo che la ferirà più di chiunque altro. Un libro che più che sulla trama, si concentra sulla psicologia dei personaggi, sulle sfumature della loro mente “per scriverlo, ho studiato tanto”, afferma Simonich.
“Il diario di Iris” è un libro che vuole dare valore a tutte le vittime dei femminicidi. Non solo alle donne, ma anche a tutte quelle vittime invisibili, che spesso passano in sordina, ma che ne vengono estremamente coinvolti: le figlie e i figli. Nel romanzo, è proprio il figlio della protagonista che, diventato maggiorenne, con il papà in carcere e la mamma in cielo, riceve dalla nonna materna il diario e decide di farlo pubblicare.
Il libro nasce dalla volontà di dare un’identità e una storia a tutte le donne vittime di violenza di cui parlano i media. È un romanzo intenso, che spinge la riflessione fino all’estremo per aiutare le nuove generazioni a riconoscere i segnali di qualsiasi forma di violenza, sia questa fisica o psicologica. Non si vuole scaricare la responsabilità sulla vittima, ma cercare di indagare cosa succede in relazioni con persone violente, quali sono i meccanismi che si inseriscono in queste dinamiche, perché si fa così fatica a vedere chiaramente i segnali, ad ascoltare chi, per il nostro bene, ci suggerisce di allontanarcene. Il messaggio è chiaro: per riuscire a uscirne servono una rete solida e una giustizia realmente attiva, che ancora oggi, troppo spesso, si dimostra lenta.


