Daniel, 26 anni, morto nel disastro aereo di Valbrembo. I sindaci della zona: “Ora verifiche, sospendere i voli”
L’aereo precipitato tra le case. Taino, istruttore residente nel Cremonese, non ce l’ha fatta, gravissimo l’allievo 19enne che era con lui. Le ipotesi al vaglio e la preoccupazione dei residenti: due mesi fa un atterraggio di emergenza a ridosso delle abitazioni
Valbrembo. Aveva trasformato la passione che lo accompagnava fin da ragazzo nel lavoro della vita. A soli 26 anni Daniel Taino aveva costruito un percorso che molti piloti impiegano decenni a completare. Originario di Pianengo, nel Cremonese, aveva conseguito il brevetto di volo per aerei da turismo già da adolescente. Poco dopo era diventato pilota di linea e successivamente istruttore professionale alla Cantor Air di Nembro, una delle principali scuole di volo del territorio. Era anche pilota di droni, specializzato in riprese aeree e rilievi fotogrammetrici, tanto da aver fondato una propria attività quando aveva soltanto 22 anni. Conosceva e pilotava diversi modelli di velivoli, dai Tecnam ai Piper fino ai Cessna. Proprio a bordo di un Cessna 152 del 1981, lunedì pomeriggio, ha trovato la morte durante quello che avrebbe dovuto essere un normale volo di addestramento.
La ricostruzione
L’incidente si è verificato intorno alle 16 di lunedì 1 giugno a Valbrembo, a poche centinaia di metri dalla pista dell’aeroporto. Daniel si trovava ai comandi del velivolo biposto insieme a un allievo di 19 anni, M.A., di origine egiziana residente nel Milanese.
Entrambi diplomati all’Istituto Aeronautico Locatelli di Bergamo, erano decollati alle 15.06. Quello che sembrava un normale volo scuola li avrebbe prima portati verso Lecco, lungo la sponda orientale del lago di Como, quindi verso Morbegno. Successivamente avrebbero invertito la rotta sorvolando la Valsassina e dirigendosi nuovamente verso la Bergamasca, passando in direzione di Calolziocorte prima del rientro. La tragedia sarebbe avvenuta cinquantuno minuti dopo il decollo.
Il velivolo è precipitato in via Don Bosco, in una zona residenziale non lontana dalla pista. L’impatto è stato devastante. Dall’analisi preliminare dei tracciati emergerebbero anomalie nella fase finale del volo. In avvicinamento al suolo il velivolo avrebbe effettuato manovre poco lineari, con variazioni di quota, direzione e soprattutto velocità. I dati disponibili indicherebbero che l’aereo si sarebbe schiantato al terreno a circa 130 nodi, equivalenti a quasi 240 chilometri orari.

Le testimonianze
“Ho visto il velivolo perdere quota e urtare un pilone dell’elettricità in cemento – racconta un testimone oculare -. Si è intraversato ed è finito contro il tettuccio della mia auto, poi contro la recinzione di un’abitazione. Stavo legando i pomodori nel giardino di mia suocera: se fossi stato in macchina, forse non sarei qui a raccontarlo”.
Il boato ha spezzato la tranquillità del quartiere. In pochi minuti sul posto sono arrivati vigili del fuoco, carabinieri, ambulanze e soccorritori. Tra i residenti sono in breve tempo riaffiorati i ricordi di un altro episodio avvenuto pochi mesi fa, quando un ultraleggero era stato costretto a un atterraggio di emergenza in un campo poco distante dalle abitazioni. Allora non ci furono conseguenze. Questa volta, imvece, il bilancio è stato drammatico. Taino è morto sul colpo, il suo allievo è stato estratto dalle lamiere in condizioni gravissime e trasportato all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo.
La notizia si è diffusa rapidamente negli ambienti dell’aviazione locale. Un collega e coetaneo di Daniel, assunto insieme a lui all’inizio dell’anno, ha raggiunto in fretta il luogo dell’incidente. “Sono corso qui subito, non sapevo si trattasse di Daniel”. Anche lui spiega di avere condiviso ore di volo con M.A, l’allievo coinvolto nell’incidente. “Urlava disperato”, racconta. Nel tardo pomeriggio è arrivata sul posto anche Debora Mazzini, la madre del giovane istruttore. In lacrime, è rimasta a lungo davanti ai resti del velivolo distrutto insieme al padre Carlo e ai fratelli Eric e Nicholas, altrettanto provati.
Le ipotesi al vaglio
Il velivolo non è dotato di scatola nera, ma ha un transponder che permette di ricostruire il tragitto, l’altitudine e la velocità. Per quale motivo istruttore e allievo stessero volando a una quota così bassa da urtare un palo dell’elettricità è una delle domande centrali dell’inchiesta. Al momento, le ipotesi spaziano da un possibile problema tecnico all’avaria del motore, fino a un errore operativo. Sull’accaduto indagano la Procura di Bergamo e gli ispettori dell’Ansv, l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo. A far comprendere meglio la dinamica potrebbero aiutare le telecamere di una ditta che puntano proprio sul palo dell’elettricità danneggiato. Tra le ipotesi c’è quella che i due avessero appena effettuato una manovra di touch-and-go: un atterraggio seguito subito da un decollo, effettuato al rientro sull’aeroporto come parte dell’addestramento.

Il dibattito sulla sicurezza
La tragedia ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dell’aeroporto di Valbrembo, struttura conosciuta soprattutto per le attività di addestramento e per il volo a vela. Poche settimane fa il comitato “Cielolibero 2021” aveva lanciato una petizione online chiedendo una rivalutazione ambientale dell’aeroporto e una regolamentazione più stringente.
I promotori avevano richiamato l’attenzione su un recente incidente avvenuto durante una lezione di volo in provincia di Ravenna, osservando come le conseguenze avrebbero potuto essere molto più gravi in un’area urbanizzata come quella della conca del Brembo.”La probabilità di incidente non è così rara: si verificano in media 2 incidenti al mese con questo tipo di velivoli, la maggior parte fortunatamente senza gravi conseguenze ma, in certe condizioni ambientali potenzialmente capaci di fare disastri”.
Per il comitato è necessario intervenire sia per ragioni di sicurezza sia per contenere l’impatto ambientale e acustico di un traffico aereo che, secondo gli attivisti, è aumentato sensibilmente negli ultimi anni. “Chiediamo di agire al più presto, prima che l’attività dell’aeroporto si sviluppi troppo e renda ogni azione più difficile”.
La posizione del Comune
Il sindaco di Valbrembo Veniero Arrigoni invita a non trarre conclusioni affrettate sulle cause dell’incidente e sulla sicurezza dell’aeroporto. Secondo il primo cittadino, infatti, le procedure di ingresso e uscita dallo scalo sono rigidamente regolamentate dall’Enac e seguono corridoi di volo ben definiti.
“Le aerovie di accesso e di uscita dall’aeroporto sono codificate. Da quello che sappiamo finora, l’incidente sembrerebbe essersi verificato al di fuori della normale traiettoria che segue il corso del Brembo. Ma sarà l’inchiesta a chiarire con precisione cosa è accaduto e quali rotte stesse seguendo il velivolo”.
Arrigoni ricorda inoltre come l’aeroporto sia soggetto a verifiche e controlli periodici. “Parliamo di una struttura autorizzata e controllata. È comprensibile che un episodio così grave generi preoccupazione, ma non possiamo affermare che i voli non siano sicuri sulla base di un singolo incidente, per quanto drammatico”.
Il sindaco, inoltre, esclude qualsiasi progetto di espansione significativa dell’aeroporto. “Nel Piano di governo del territorio non sono previsti ampliamenti dell’attività aeroportuale. Eventuali interventi riguarderanno esclusivamente strutture tecniche di supporto, come hangar o magazzini”.
In attesa di comprendere le cause dell’incidente, Arrigoni annuncia un’iniziativa condivisa con gli altri sindaci del territorio. “Insieme ai Comuni di Paladina, Brembate Sopra, Almenno San Bartolomeo e Ponte San Pietro stiamo inviando una richiesta formale a Enac e Prefettura per ottenere la sospensione temporanea dei voli fino al completamento delle verifiche tecniche”. Una misura di cautela e responsabilità nei confronti dei cittadini, lascia intendere.
Secondo il sindaco, la rotta che l’aereo avrebbe dovuto seguire era quella abitualmente utilizzata per il rientro verso la pista lungo il corridoio del Brembo. “Forse si è verificato un problema che ha costretto l’equipaggio a modificare la traiettoria. Ho parlato con i tecnici di Canton Air, anche loro mi dicono che si tratta di un incidente inspiegabile”.
Un’altra tragedia nei cieli
La morte di Daniel Taino arriva a pochi giorni da un altro grave incidente aereo. Nei cieli di Gorno, in Val del Riso, il 25 maggio aveva perso la vita Jon Gatfield, pilota inglese impegnato nella seconda prova del Sailplane Grand Prix d’Italia, competizione internazionale di volo a vela partita da Varese. Gatfield aveva 68 anni ed era considerato un veterano dell’aviazione.




