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Lo sport e i giovani

Oggi noi giovani non sempre cerchiamo nello sport il successo. Cerchiamo prima di tutto un posto dove stare bene, dove sfogare la rabbia e trovare una tregua dal mondo. Vogliamo muoverci, stare con gli altri, metterci alla prova

Se provi a chiedere a un adulto che cos’è lo sport per i giovani, probabilmente ti risponderà con le solite frasi fatte: “fa bene alla salute”, “insegna la disciplina”, “tiene i ragazzi lontani dalle strade”. Ma se lo chiedi a noi, la risposta è completamente diversa. Per la mia generazione, lo sport è una specie di posto sicuro, ma anche un’arma a doppio taglio. È l’unico momento della giornata in cui i telefoni restano negli spogliatoi e la testa si spegne, liberi finalmente dall’ansia delle notifiche, dalle aspettative della scuola e dalle paranoie di un futuro che sembra sempre un gigantesco punto di domanda.

Oggi noi giovani non sempre cerchiamo nello sport il successo. Cerchiamo prima di tutto un posto dove stare bene, dove sfogare la rabbia e trovare una tregua dal mondo. Vogliamo muoverci, stare con gli altri, metterci alla prova. Il problema sorge quando l’ambiente sportivo, invece di alleggerirti il peso che hai sulle spalle, decide di raddoppiarlo. Perché dietro la retorica dello “sport che fa bene” si nasconde spesso una cultura della performance che può diventare tossica, soprattutto quando sei un adolescente che sta ancora cercando di capire chi è. Io questa cosa l’ho vissuta sulla mia pelle, e ci ho messo anni a metabolizzarla. Da piccola facevo ginnastica artistica qui a Bergamo. Per tanto tempo quella palestra è stata il mio mondo.

Ricordo l’odore del magnesio, le corse sui tappetoni, i pomeriggi passati a provare e riprovare i giri alla trave. Mi piaceva l’idea di volare, la sensazione di controllo sul mio corpo, la complicità con le mie compagne di squadra quando ci stringevamo le mani prima di salire sugli attrezzi. Poi, crescendo, qualcosa si è rotto. Quello che era un gioco ha iniziato a trasformarsi in una gabbia. Le ore di allenamento sono aumentate, e con esse una paura di non essere abbastanza che a undici anni non sai come gestire. Alla fine, ho mollato. Ho preso la mia borsa, ho ripulito i par paracalli per l’ultima volta e ho detto basta. Ricordo ancora il senso di colpa. tremendo che ho provato il giorno in cui l’ho comunicato. Oggi, a sedici anni, guardo indietro e vedo le cose in modo diverso.

Capisco che mollare non è stato un atto di codardia, ma di autoconservazione. Lo sport deve salvarti dai problemi, non causartene. Ha un valore immenso per noi giovani, ci dà una grinta e una consapevolezza che nient’altro può darti, ma solo se rispetta la nostra salute mentale. È giusto spingere i propri limiti, ma c’è un confine sottile tra il chiedere impegno e il distruggere l’autostima di un ragazzo. E forse, per rendere lo sport davvero importante per le nuove generazioni, dovremmo iniziare a insegnare che a volte la vera vittoria è saper dire: “Basta, questo mi sta facendo del male”.


Perché il titolo “Cronache dal Futuro” per questa serie di articoli. Perché saranno articoli scritti da ragazze e ragazzi di sedici anni o poco più e, come sempre diciamo, loro sono il futuro e soprattutto vedono il futuro con occhi diversi. Noi adulti, a volte anziani, tendiamo a vederli per come si mostrano in questa società dove l’omologazione è l’elemento necessario per “fare parte”. Stavolta è stato chiesto loro di essere se stessi, senza inibizioni, anzi la parola esatta è “disinibiti”, senza limiti o censure, spesso autoimposte.
Non scriveranno articoli per prendere un bel voto. Scriveranno le loro pulsioni, i loro problemi, le loro ansie e aspettative più recondite senza che nessuno li fermerà. Per questo devo dire grazie a Davide Agazzi che ha lasciato che questa serie prendesse forma e sostanza nelle pagine del suo giornale. Non è di tutti i giorni, e non è sovente che ragazzi di questa età vengano pubblicati su una testata giornalistica importante con un articolo di loro scelta come tema e contenuti. Per me è stato un privilegio incontrarli e un privilegio leggere i loro articoli, mi auguro catturino l’attenzione anche dei lettori di BergamoNews.