il dibattito scientifico
Giornata Mondiale di Ortottica: minori e schermi, i rischi visivi dalla prima infanzia all’adolescenza
Gli ortottisti avvertono sui rischi della sovraesposizione agli schermi, raccomandando la prevenzione per proteggere la vista di bambini e adolescenti
L’evoluzione tecnologica ha trasformato l’ambiente di crescita di bambini e ragazzi. Nella Giornata Mondiale di Ortottica (World Orthoptic Day), gli ortottisti accendono i riflettori sui rischi da sovraesposizione agli schermi di bambini e adolescenti. L’affaticamento visivo (astenopia) e i disturbi della motilità oculare colpiscono i minori in modo differente a seconda della loro età.
L’interazione con i dispositivi digitali è immediata e affascinante. Gli schermi touch screen catturano subito l’interesse dei più piccoli, appagando il loro desiderio di esplorare. Un semplice tocco permette infatti di attivare video, immagini e suoni. Proprio a causa di questi stimoli continui, l’uso dei media digitali non può essere autogestito. Diventa indispensabile la guida costante di figure adulte che siano consapevoli di queste dinamiche e capaci di offrire una supervisione attenta.
Il dibattito scientifico sull’impatto del digitale nel benessere psicofisico non offre risposte univoche. Gli studi evidenziano effettisia positivi sia negativi, fortemente legati al tipo di utilizzo, al contesto e al tempo di esposizione. La comunità medica invita quindi a valutare i benefici e i rischi caso per caso. Esiste tuttavia una certezza scientifica assoluta: la fascia d’età dei primi 1000 giorni di vita rappresenta una finestra temporale di massima vulnerabilità. In questa fase biologica, l’architettura cerebrale dei bambini si sviluppa a ritmi rapidissimi e mostra una neuroplasticità straordinaria.
Ecco l’analisi degli ortottisti per capire come proteggere la vista nelle diverse fasi dello sviluppo.
Prima infanzia (0-6 anni): Preservare la vista nella fase cruciale della crescita
Nei primi anni di vita il sistema visivo è estremamente plastico e in pieno sviluppo, gli occhi imparano a coordinarsi, a mettere a fuoco e a percepire la profondità. L’esposizione precoce agli schermi digitali altera questo delicato processo di maturazione.
Il pericolo principale deriva dal fatto che la fissazione continua di uno schermo bidimensionale a distanza ravvicinata riduce gli stimoli visivi dello spazio tridimensionale. Questo abuso altera la capacità di convergenza degli occhi e riduce la frequenza di ammiccamento palpebrale, causando secchezza oculare precoce. A causa di tale abuso tecnologico, i più piccoli, corrono il rischio di rendere manifesti strabismi latenti oltre a subire una interferenza nel corretto sviluppo della stereopsi (capacità di percepire la profondità e la tridimensionalità grazie all’uso simultaneo di entrambi gli occhi). Non ultimo, si espongono ad un maggior rischio di insorgenza precoce della miopia.

Per proteggerli, i genitori devono prestare massima attenzione ad alcuni campanelli d’allarme specifici, come il frequente sfregamento degli occhi, il vizio di strizzare continuamente le palpebre, la tendenza ad avvicinarsi troppo agli oggetti o l’inclinazione anomala della testa durante il gioco. La raccomandazione degli ortottisti è categorica: zero schermi sotto i 2 anni e un limite tassativo di massimo 30 minuti al giorno per la fascia d’età che va dai 2 ai 5 anni e 2 ore al giorno per la fascia di età compresa tra i 5 e gli 8 anni. Quest’ultima dovrebbe essere un’eccezione e non un’ abitudine quotidiana. Le tecnologie digitali non rappresentano di per sé un rischio per lo sviluppo ma il loro uso va modulato in base all’età e fortemente accompagnato dalla presenza dell’adulto e da scelte consapevoli sull’uso e sull’esposizione agli schermi. Man mano che bambini e bambine crescono, aumentano anche, potenzialmente, ifattori positivi derivanti dal loro uso: possono infatti contribuire allo sviluppo di abilità, migliorare la coordinazione oculo-motoria, il riconoscimento di suoni e immagini e la creatività.
Adolescenza (12-18 anni): lo stress visivo dei nativi digitali tra studio e smartphone
Negli adolescenti il sistema visivo ha ormai completato il suo sviluppo biologico, ma l’uso intensivo di smartphone e computer sottopone gli occhi a uno stress continuo e logorante.
Il problema principale risiede nelle abitudini d’uso fortemente scorrette dal punto di vista ergonomico, poichè i ragazzi tendono a mantenere i display a distanze inferiori ai trenta centimetri, assumono posture dannose per il collo e la schiena, utilizzano i device al buio prima di addormentarsi o rimangono esposti a fastidiosi riflessi diretti sulle superfici digitali. Questo comportamento espone gli adolescenti al rischio concreto di sviluppare la cosiddetta Digital Eye Strain (sindrome da visione al computer), nota anche come stanchezza oculare digitale, che si manifesta con veri e propri spasmi dell’accomodazione che rendono difficile rimettere a fuoco gli oggetti lontani dopo aver fissato a lungo lo schermo. A questo si aggiunge una preoccupante progressione della miopia, favorita e accelerata dalla drastica riduzione del tempo trascorso all’aria aperta sotto l’effetto benefico della luce naturale.

I segnali di allarme a cui prestare attenzione sono piuttosto evidenti e comprendono un mal di testa cronico localizzato a livello frontale e/o tempiale, un forte bruciore associato ad arrossamento oculare a fine giornata, una spiccata sensibilità alla luce (fotofobia) e temporanei episodi di visione sfocata o sdoppiata (diplopia).
Per arginare questi disturbi, gli ortottisti raccomandano di applicare rigorosamente la regola del 20-20-20, che prevede una pausa di venti secondi ogni venti minuti di attività per guardare un punto fisso ad almeno sei metri di distanza. Diventa inoltre fondamentale abituare i ragazzi a mantenere lo smartphone ad almeno quaranta centimetri dagli occhi e a spegnere qualsiasi tipo di schermo un’ora prima di andare a letto, preservando così anche la qualità del sonno e il naturale ritmo biologico.
Il Ruolo della Prevenzione Ortottica
L’ortottista interviene in modo mirato su entrambe le fasce d’età. Nella prima infanzia valuta la corretta maturazione delle funzioni visive attraverso test ludici e non invasivi, intercettando precocemente l’occhio pigro (ambliopia). Negli adolescenti esegue bilanci ortottici per analizzare le capacità di convergenza e l’efficienza dei muscoli oculari sotto stress digitale, impostando se necessario percorsi di riabilitazione visiva (visual training).
La salute visiva delle nuove generazioni richiede un’alleanza tra specialisti, genitori e scuolaper trasformare la tecnologia da minaccia a risorsa consapevole.

