Logo

Temi del giorno:

Latif Monet: l’identità oltre la musica

Dal collettivo Nero Records alla firma con Universal e Kairos Music: la storia, i passaggi a vuoto, i successi e i nuovi progetti del rapper classe 2000

Le radici tra Sardegna e Senegal: l’infanzia di Latif Monet

Adbel Latif Souare, in arte Latif Monet, è un artista classe 2000 che porta inscritto nella propria storia un mosaico culturale unico. Figlio di padre senegalese e madre sarda, Latif è cresciuto in Sardegna, un’isola che ha impresso un marchio indelebile sulla sua identità personale e artistica. La sua infanzia si è sviluppata all’interno di un contesto familiare prevalentemente matriarcale, un ambiente che ne ha forgiato i valori più profondi e la sensibilità.

Il rapporto con la sua terra d’origine è viscerale, caratterizzato da un profondo senso di appartenenza ma anche da quella tipica sensazione di distacco geografico e culturale che accomuna chi nasce sull’isola.

“La Sardegna è una terra con cui ho un legame fortissimo, ma è anche una terra che ti fa sentire in qualche modo isolato dal resto del ‘continente’,  è così che noi sardi chiamiamo il resto dell’Italia. Questo fa capire molto della cultura di questa terra: un contesto con un forte senso identitario, ma che proprio per questo ti permette di addentrarti appieno nella cultura sarda”.

È in questo panorama isolano che Latif scopre l’hip-hop. L’iniziazione al genere avviene grazie al compagno di sua cugina, che gli fa ascoltare gli Assalti Frontali. Per un ragazzo che vive la realtà sarda, i testi di denuncia sociale del gruppo romano aprono una finestra su mondi e problematiche completamente nuovi. Da quella scintilla, il percorso di ascolto si sposta naturalmente verso contesti più intimi e crudi, trovando in Mondo Marcio un punto di riferimento fondamentale per la sua formazione.

“Grazie al mio padrino mi sono avvicinato a questo mondo tramite gli Assalti Frontali, che trattavano temi di denuncia sociale del tutto nuovi per me. Da lì, quasi in modo automatico, sono arrivato ad ascolti come Mondo Marcio, un artista che mi ha segnato in maniera decisiva. Il suo rap si concentrava su una denuncia più personale: un’analisi cruda e veritiera contro se stessi e la famiglia. Questa cosa ha suscitato in me un qualcosa di fortissimo”.

Questo imprinting ha definito l’obiettivo principale della sua musica: canalizzare le emozioni, sia positive che negative, all’interno delle barre per farle arrivare al pubblico in modo diretto. Una missione complessa, supportata da una forte personalità e da un background transculturale che unisce la Sardegna alle origini senegalesi.

Lo strappo: il trasferimento a Bergamo e la riscoperta della musica

All’età di 14 anni, la vita di Latif subisce uno scossone radicale. Per motivi di lavoro della madre – figura centrale nella sua vita – i due si trasferiscono a Bergamo. Il passaggio dai paesaggi marittimi sardi alla Pianura Padana si rivela inizialmente traumatico per un adolescente, generando un forte senso di sradicamento e di rabbia.

“Per il primo periodo ero fortemente arrabbiato, sia con mia mamma che quasi con il mondo intero. Era come se qualcuno mi avesse strappato dalla mia terra: non avevo più i miei amici di sempre, il mio mare, le mie spiagge, le persone che conoscevo. Tutto era ormai lontano. Crescendo, però, ho compreso che questo cambiamento è servito per darci la possibilità di vivere un futuro migliore” dice Latif.

Quella stessa rabbia adolescenziale si trasforma nel motore immobile del suo ritorno alla scrittura. A Bergamo, l’isolamento iniziale diventa lo spazio ideale per riscoprire la musica. Con il tempo, la città lombarda si trasforma da luogo d’esilio a terreno fertile per nuove e fondamentali relazioni umane e professionali. Tra queste spiccano la figura di Nasser, un supporto importante nella vita di Latif, come anche per Lorenzo Bonomi, il suo attuale manager, e amico di vecchia data. Lorenzo, appassionato come Latif di musica, lavora a stretto contato con Latif e Nasser.

“A Bergamo ho riscoperto la musica e il piacere di scrivere. Qui inizialmente non conoscevo nessuno, ma piano piano sono riuscito a crearmi tante conoscenze stupende, come Nasser – una persona meravigliosa che ha aiutato tantissimo me per la mia carriera, ma anche mia mamma dal punto di vista economico – e il mio attuale manager, con cui ho un legame fortissimo.”

 l’estetica underground di Nero Records

Il legame con Nasser introduce Latif a sonorità internazionali e d’avanguardia mentre il manager, riconoscendo il talento di Latif nella scrittura, lo inserisce nel proprio circuito artistico. L’obiettivo comune diventa quello di proporre un’alternativa stilistica nel panorama italiano, puntando tutto sull’autenticità e sul rifiuto delle imitazioni dei modelli esteri.

“Il problema della musica rap italiana sta proprio nel fattore identitario: se sei un artista nato e cresciuto in Italia, non puoi pensare di scrivere di temi che non appartengono alla tua cultura e identità. Credo che l’identità che trasmettiamo nei pezzi sia un elemento imprescindibile in questo mondo, pieno comunque di tantissimi bravi artisti. Proprio per questo è importante distinguersi con la propria identità, che è unica e speciale”.

Da questo sodalizio, dall’incontro prezioso e dalla successiva collaborazione con il suo manager, punto di riferimento costante sin dagli esordi , prende vita l’esperienza in Nero Records, un collettivo indipendente focalizzato sulle sonorità underground del Regno Unito. In questo studio di registrazione, Latif sperimenta l’unione tra UK garage, dubstep, grime, drum ‘n’ bass, elettronica e house.

Queste influenze strutturano il suo primo EP, intitolato Kirikù (ispirato al celebre film d’animazione basato su un racconto folkloristico africano). Sebbene il progetto venga temporaneamente messo in stand-by perché percepito ancora distante dalla sua reale direzione artistica, il sound di Nero Records riesce a intercettare l’interesse di alcuni produttori britannici.

L’avventura estera: la parentesi a Londra

Tra il 2022 e il 2023, l’interesse dei produttori inglesi si concretizza in un invito a sperimentare direttamente sul campo. Latif, con Lorenzo e Nasser fanno andata e ritorno tra Londra, nel quartiere di Tottenham e Bergamo. Questa esperienza si rivela una scuola fondamentale per affinare la tecnica e ampliare la propria visione artistica, offrendo a Latif un confronto diretto con la cultura degli MC e dei producer locali.

“Lì in Inghilterra, a parer mio, sono più avanti per quanto riguarda la concezione della musica. Andare lì, conoscere veri MCs e produttori inglesi mi ha insegnato tanto”.

La svolta con Kairos Music e i tre singoli

Il 2025 segna il momento della maturità professionale con la firma per Kayros Music, etichetta indipendente partner di Universal. Sotto questa guida, Latif pubblica tre singoli che sintetizzano il suo intero percorso, unendo introspezione e identità culturale: Mamuthones, Karabà e la recente Abitudini.

Nel primo singolo, Mamuthones, Latif realizza un parallelismo tra le sue origini africane e i rituali della Sardegna tradizionale, utilizzando la celebre maschera sarda come metafora delle oppressioni e delle aspettative sociali del presente.

“Mi piaceva dire ‘sono nero come un Mamuthones’. I pesi che portano i Mamuthones sulle spalle sono i pesi che una persona si porta nella vita; la maschera stessa è una metafora del fatto che magari, tramite una maschera, nascondiamo le nostre emozioni. Sono riuscito a mettere nelle mie canzoni questo fattore identitario in chiave più contemporanea”.

Il secondo brano, Karabà, scava invece nel rapporto con le sue radici senegalesi, filtrate attraverso i racconti d’infanzia della madre.

“Siccome non sono cresciuto in Senegal, non ho molta conoscenza di quella terra, ma mi ricordo molto bene che mia mamma, per ricordarmi delle mie origini senegalesi, mi raccontava la storia di Kirikù e la strega Karabà. La strega del cartone è come se fosse la vita, e io sono Kirikù, uscito dal suo villaggio e riuscito a superare gli ostacoli per trovare il proprio significato nella vita. Questo è ciò che cerco di fare nelle mie canzoni”.

Infine Abitudini, l’ultimo singolo pubblicato il 15 maggio 2025. Il brano è nato in modo spontaneo durante un ritiro dell’etichetta sul Lago Maggiore, sviluppandosi come un flusso di coscienza collettivo insieme ai colleghi Kriim e Clemi, incentrato sull’autocritica e sull’analisi dei propri errori.

“È nato proprio per caso mentre ero in ritiro con l’etichetta sul Lago Maggiore, un’esperienza molto bella di confronto con i miei colleghi. Tra una parola e l’altra ci siamo soffermati io, Kriim e Clemi, ed è stato veramente bellissimo: un flusso di coscienza, nulla di preparato. Forse i migliori lavori nascono proprio da queste cose nate per caso. Le mie canzoni sono sempre un’autocritica: riconosco in me stesso l’errore e lo giudico. Il fatto di riconoscere i miei errori mi dà una speranza anche per un futuro lieto fine. La mia musica di adesso è fatta di flussi di coscienza”.

Consigli per il futuro e prossimi progetti

Guardando indietro al proprio percorso, Latif sottolinea come la chiave per una carriera artistica risieda nella ricerca della propria unicità, invitando i giovani emergenti a non inseguire i modelli altrui ma a esplorare la propria interiorità.

“Un consiglio? Non guardare all’erba del vicino. Prendi i tuoi punti di forza e di debolezza e mettili insieme, datti una tua identità iniziale e riconosci chi sei davvero. Quando da piccolo sentivo i rapper che nelle loro canzoni si svuotavano delle proprie emozioni, mi piaceva tantissimo. Conoscere e analizzare se stessi è fondamentale: trova quello che ti piace senza basarti sugli altri. Prendi spunto, sì, da altri artisti, ma cerca sempre di mettere la tua identità in ciò che fai”.

Il futuro immediato di Latif Monet si prospetta denso di uscite sotto l’egida di Universal. Nei prossimi mesi sono previste nuove pubblicazioni, un possibile Ep e la partecipazione al mixtape ufficiale di Kayros Music.