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Spider-Noir, quando Nicholas Cage divenne l’Uomo Ragno (o quasi)

Dai fumetti alle piattaforme, su Prime Video arriva un esperimento pazzerello fra supereroismo e nostalgia vintage

Oggi dobbiamo parlare della prima serie live action con protagonista l’Uomo Ragno (o quasi) in tipo cinquat’anni. Ed è anche la prima serie tv con protagonista Nicolas Cage. E Prime Video offre in blocco tutti gli otto episodi della prima stagione in due versioni, a colori e in bianco e nero.

Diciamo che sono bastati questi tre elementi, comunicati ormai diversi mesi fa, ad accendere la curiosità dei molti fan di Spider-Man, nei confronti di un’operazione abbastanza bizzarra, ma ormai saldamente radicata nei fumetti e al cinema. Spider-Man Noir è una versione alternativa dell’Uomo Ragno comparsa nei fumetti già nel 2009, e successivamente approdata su altri media come videogiochi, serie e film d’animazione, dove fra l’altro aveva già ricevuto il doppiaggio di Nicolas Cage (parliamo dei due film del cosiddetto Spider-Verse, mentre nella serie Ultimate Spider-Man era doppiato da un’altra vecchia conoscenza seriale come Milo Ventimiglia).

Quindi insomma, è quasi più una chiusura del cerchio che un nuovo inizio, ma allo stesso tempo, per i molti spettatori e spettatrici seriali che non vogliono o non riescono a star dietro ai mille rivoli dell’universo Marvel, è comunque un novità piuttosto stuzzicante.

Come nome suggerisce, la dimensione “noir” del mondo di Spider-Man fa riferimento a un eroe in azione nella Grande Depressione, in un’ambientazione vintage ma di grande fascino, dove il protagonista combatte con maschera nera, cappello e stivali, e dove tutta l’atmosfera è giocata sui toni dei vecchi film di Hollywood.

Qui bisognerebbe pure intendersi col termine “noir”, perché il genere prevederebbe un protagonista tormentato (come in effetti è nella serie di Prime Video) ma che non lavora come detective (e invece Nicolas Cage interpreta proprio un investigatore privato). Diciamo che non è il caso di fare i precisetti che non si godono la vita, e accettare che quel termine è qui riferito anche a un certo modo di intendere la messa in scena e il comparto puramente audiovisivo del prodotto.

Allo stesso modo, per la nostra salute mentale non ha nemmeno senso incistarsi troppo sui rapporti fra serie e fumetti: su carta, anche lo Spider-Man Noir è un “Peter Parker”, mentre qui no, e anzi il personaggio interpretato da Nicolas Cage si chiama Ben Reilly, che a sua volta è un personaggio che fa sì parte dell’universo fumettistico dell’Uomo Ragno, ma con una genesi tutta diversa che non c’entra con la dimensione noir. Ma ribadisco, questi sono dettagli che possono incuriosire e che potete approfondire altrove, non stiamo a impazzire, questo non è un sito di fumetti.

spider noir

All’inizio della Spider-Noir di Prime Video, Ben Reilly è un investigatore che già conduceva una doppia vita come “Ragno”, ma che ha appeso la maschera al chiodo dopo la morte, cinque anni fa, della donna amata, una dipartita per la quale si sente in qualche modo responsabile.

Tuttavia, è facile prevedere che inaspettati eventi criminosi costringeranno Ben a riscaldare i polsi da cui spara le ragnatele, e questi problemi hanno principalmente il volto del boss irlandese Silvermane, interpretato dal sempre carismatico Brendan Gleeson, e di alcuni altri personaggi dotati di poteri misteriosi (fra cui compare anche Flint Marko, ovvero l’Uomo Sabbia che esiste nell’universo dell’Uomo Ragno praticamente da sempre).

Ad aiutare il protagonista ci sono Janet (Karen Rodriguez), segretaria ma anche aiutante e per certi versi badante, e Robbie (Lamorne Morris), amico e fotografo per il Daily Bugle, mentre a fargli girare la testa ci pensa la femme fatale Cat (Li Jun Li), classica cantante da night club che tutti credono niente più che una bambolina sexy, e che invece sa farsi valere quando occorre.

Tutto questo inserito in una storia che si porta dietro un po’ di azione, ma che in realtà gioca soprattutto con gli strumenti dell’investigazione, dei tradimenti multipli, dei complotti presenti e passati, con cui svelare i misteri nascosti nel cuore e nella memoria dei protagonisti.

Partiamo con quello che funziona di più, che è proprio l’operazione complessiva in termini di spettacolo e di “diversità” rispetto al resto dell’offerta seriale e, specialmente, di quella supereroistica. Partendo dal fatto che la serie, come accennato, è offerta da Prime Video in una doppia versione cromatica, il timore era che questo scarto creativo di Spider-Noir potesse essere niente più che un vezzo buono per il marketing.

In realtà, la ricerca stilistica della serie creata da Oren Uziel (sceneggiatore del Mortal Kombat del 2021) va ben oltre un filtro applicato in post-produzione. La serie è effettivamente girata in larga parte come un film degli anni Trenta e Quaranta, e lo vediamo nei tagli delle inquadrature, nell’uso di alcuni strumenti specifici come la lunghissima profondità di campo (cioè quando vediamo due piani diversi, uno vicino e uno lontano, entrambi a fuoco, uno strumento di cui fu manifesto Quarto Potere di Orson Welles), e poi naturalmente nelle ambientazioni, nei costumi, nella recitazione di attori e attrici, nel gusto per certi dialoghi secchi e pieni di battute ad effetto, nella musica ovviamente a tema (a parte la sigla, che infatti stona un po’).

Nell’accezione con cui abbiamo descrito poco sopra il termine “noir”, questa serie noir lo è per davvero, si vede in ogni scena e, nei fatti, in ogni singola inquadratura. E il gioco si nota, funziona, cattura l’attenzione, un’attenzione che può davvero dividersi fra i due formati, consapevolmente molto diversi: io ho scelto di guardare la serie in bianco e nero, perché trovavo giusto cogliere l’occasione per un’esperienza di visione diversa, ma chi sceglie il colore non avrà comunque di fronte una serie del tutto tradizionale, perché anzi, di colore è davvero piena, straripante.

Accettato questo contesto e questa sfida, poi Spider-Noir mantiene sempre salda la sua anima, e si affida con fiducia al carisma dei suoi protagonisti, sempre in parte e sempre capaci di offrire quel misto di ironia e teatrale sfacciataggine che si addice a un genere come questo, calato però nel contesto Marvel.

Nicolas Cage, forse anche per il fatto di aver passato i sessanta, sembra più a suo agio col ruolo di investigatore che con quello di supereroe (credo peraltro che buona parte delle scene con la maschera non le abbia girate lui), però ci vuole davvero poco per considerarlo parte integrante del contesto, e giustissimo per una parte in cui, effettivamente, il tempo passato senza maschera e con un bicchiere in mano è molto superiore.

Considerazioni simili per tutti gli altri, a partire da un Brendan Gleeson che, per volto e accento, sembra nato per girare parti del genere, a prescindere dal colore o meno che vorrete vedergli in faccia.

Ci sono però due elementi su cui Spider-Noir fa più fatica. Il primo, tutto sommato comprensibile, è l’azione pura: la serie non ha la voglia e neppure i soldi per mettere in scena le coreografie clamorose dei film con Tom Holland, e il risultato sono sequenze action in cui si vede qualche bel volteggio, ma che per la maggior parte del tempo sembrano prese da una qualunque serie tv generalista che contempli personaggi con i poteri. Ma questo era forse un aspetto prevedibile e che possiamo considerare parte del patto con lo spettatore fin dall’inizio: i film noir, di questo tipo di noir, non sono pieni d’azione scoppiettante, altrimenti diventano un’altra cosa.

Un po’ più rilevante, a mio giudizio, è il fatto che Spider-Noir è sì un’operazione molto stuzzicante dal punto di vista intellettuale, in cui apprezzare la cura messa in ogni singola inquadratura, ma è anche una serie a cui manca un po’ di passione nuda e cruda. Pur nella sua volontà di sperimentare e omaggiare il bel tempo cinematografico che fu, Spider-Noir vuole rimanere una serie tutto sommato generalista, e non può andare davvero a fondo nei demoni interiori dei protagonisti. Non se la sente di rimestare in un torbido che sia “troppo torbido”, perché è pur sempre una serie supereroistica, anche se un po’ diversa dal solito.

Il risultato, però, è quello di offrire una gran bella confezione e uno spettacolo tutto sommato convincente, ma che tradisce alcuni dei punti cardine del genere che vuole omaggiare. Per lo spettatore, questo si traduce in un racconto che scorre via liscio (anche se, forse, con qualche complicazione di troppo nella trama), ma che non suscita emozioni dirompenti, né positive né negative. Non ci sentiamo mai davvero trascinati dalla storia e dal destino dei personaggi, e finiamo con l’attendere la prossima battuta ad effetto, piuttosto che il dipanarsi di vicende personali di cui ci importi veramente.

Insomma, Spider-Noir è un bel giocattolone, che però fa fatica a essere molto più di quello. E intendiamoci, i bei giocattoloni sono divertenti, e questo progetto è illuminato da un amore molto specifico e subito evidente.

Però è un piacere tutto mentale, un tantino accademico, a cui manca quella scintilla di vita e di emozione che, anche se con qualche difficoltà negli ultimi anni, i prodotti Marvel hanno già saputo portare al cinema e in tv. È comunque una visione consigliata, fosse anche solo un episodio, perché è effettivamente un prodotto diverso dal solito, e non è cosa che possiamo dire sempre.


Perché seguire Spider-Noir: per lo stuzzicante gioco visivo e intellettuale.
Perché mollare Spider-Noir: In termini di pura capacità di appassionare, risulta un po’ fredda.


Diego Castelli - Serial Minds

Diego Castelli nasce a Milano nel 1982 e non ha memorie d’infanzia che non siano legate a film, serie tv, romanzi, videogiochi. Da oltre quindici anni costruisce palinsesti a Mediaset in qualità di Channel Manager. Nel 2010 fonda serialminds.com, sito di riferimento per gli appassionati di serie tv. Per Bergamonews cura una rubrica di recensioni sui nuovi prodotti dell’industria.