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Oltre il Pnrr, la sfida dei territori: “Sostenibilità e innovazione per non fermare la crescita”

Il confronto promosso da Cesvi e Confindustria Bergamo. Imprese, istituzioni e terzo settore dibattono sul futuro al termine della stagione degli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza

Stezzano. Non solo bilanci, non solo transizione verde. Il grande piano di investimenti del Pnrr si esaurirà nei prossimi mesi, con la scadenza per il completamento degli interventi fissata al 30 giugno. Ma cosa succederà dopo? Come potranno i territori mettere a sistema le sfide della sostenibilità raccogliendo al tempo stesso l’eredità del Piano nazionale di ripresa e resilienza?

Il convegno organizzato venerdì mattina, 29 maggio, da Cesvi in collaborazione con Confindustria Bergamo ha provato a guardare oltre la stagione del Pnrr, interrogandosi su quale modello di sviluppo attenda i territori una volta conclusa la grande stagione degli investimenti europei.

Il punto di partenza è stata proprio la Bergamasca. “Un territorio capace di tenere insieme valore industriale, capacità di esportazione e qualità del volontariato – osserva Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, all’ultimo appuntamento del suo mandato -. Le imprese bergamasche applicano la sostenibilità da sempre, l’attenzione all’ambiente è parte della cultura d’impresa del territorio”.

Dall’Atalanta al Kilometro Rosso, fino all’esperienza di Cesvi e la presenza globale delle bottiglie San Pellegrino: la fotografia restituita da Ricuperati racconta un ecosistema in cui la sostenibilità non nasce come obbligo normativo, ma come elemento naturale della cultura imprenditoriale locale. “Dal profitto come unico fine si è passati a una concezione d’impresa che riconosce una responsabilità sociale verso gli stakeholder del territorio – spiega -. La sostenibilità è un fattore di competitività, non un mero adempimento”.

Il modello che emerge è quello di un’impresa sempre più attenta al proprio impatto sociale, capace di tenere insieme efficienza economica e responsabilità verso la comunità. Da qui anche il richiamo al progressivo assottigliarsi del confine tra profit e no profit, una visione che Confindustria Bergamo rivendica anche nel proprio percorso, ricordando di essere stata la prima associazione territoriale in Italia a dotarsi di un bilancio di sostenibilità e ad aggiornare il proprio statuto inserendo il ‘territorio’ tra i pilastri dell’associazione.

Il cuore politico del confronto è stato soprattutto il “dopo Pnrr” con il dibattito che si è subito acceso. Da un lato la sindaca di Bergamo Elena Carnevali, che difende l’esperienza del Pnrr come leva positiva per gli enti locali. “Un’eredità da non disperdere – osserva -. Il Piano è stato una straordinaria accelerazione degli investimenti e ha messo pubblico e imprese nelle condizioni di lavorare insieme verso obiettivi concreti”.

Il sottosegretario regionale con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee Raffaele Cattaneo critica invece apertamente il rischio dell’affermarsi di un “metodo Pnrr” troppo centralizzato, sostenendo la necessità di riportare i territori al centro delle scelte. “Una concezione di sviluppo calata dall’alto – obietta -. La politica di coesione deve invece diventare il salvadanaio a cui attingere per affrontare le crisi del nostro tempo”.

Un invito ad ascoltare i territori, senza inseguire modelli costruiti altrove. “Serve affermare il modello sociale ed economico europeo, non si può pensare a un modello di sviluppo diverso – sottolinea -. Seguire un modello in stile Atalanta, crescere in modo sostenibile, e non un modello Psg, sperperando soldi per accelerare processi”.

Anche nei prossimi anni per Carnevali la sostenibilità dovrà rimanere il faro che guida gli investimenti. “Mi auguro di veder inaugurare una nuova stagione europea coraggiosa – il suo appello -. Bergamo è una delle 9 città italiane che ha sottoscritto il Climate City Contract: significa abbattere qualcosa come 460 tonnellate di CO2 entro il 2030”.

A intervenire nel dibattito anche Mario Calderini, professore ordinario del Politecnico di Milano e tra le voci più autorevoli sui temi dell’impatto sociale delle imprese. “La sostenibilità è una traiettoria centennale che ha un filo rosso che in questi anni ci siamo a volte dimenticati: l’innovazione – afferma -. Nella narrativa recente della sostenibilità questo termine è mancato, con implicazioni non banali dal punto di vista industriale”. Per Calderini, la parola chiave da recuperare è “innovazione”: senza innovazione, spiega , la sostenibilità rischia di trasformarsi in un insieme di vincoli incapaci di produrre trasformazione economica e sociale reale.

Ospite del convegno anche il ministro per gli Affari Europei e il Pnrr Tommaso Foti. “ Competitività e sostenibilità sono binari paralleli, ma una sostenibilità senza innovazione non serve – afferma -. Il Pnrr è stato una scommessa: nel 2021 vivevamo in un mondo diverso, l’invasione russa ha cambiato radicalmente le regole del gioco”. Secondo il ministro, uno dei limiti del Piano è stato quello di prevedere “misure troppo rigide e predeterminate, che nella realtà avrebbero avuto bisogno di maggiore flessibilità”.

L’incontro è stato organizzato da Cesvi nell’anno del suo 40° anniversario. “Le regole a volte sono alibi per non pensare con coraggio – riflette Stefano Piziali, direttore generale dell’organizzazione umanitaria nata a Bergamo -. La sostenibilità non è una moda o un capitolo di bilancio, ma un modo per costruire un futuro per tutti”.

Il presidente onorario Maurizio Carrara riporta il dibattito alla memoria del Covid e al progetto del Fondo di Mutuo Soccorso, ‘Rinascimento Bergamo’, nato nel 2020 dalla collaborazione tra Comune di Bergamo, Intesa Sanpaolo e Cesvi. Un’esperienza che consentì di distribuire rapidamente aiuti a oltre 4.400 microimprese del territorio, dimostrando come la collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore possa produrre risposte rapide anche in situazioni emergenziali.

“È il momento di uscire dalla solitudine ed entrare nell’epoca in cui uniti si vince”, esorta Carrara. E, forse, è proprio questo il messaggio finale emerso dal convegno: la stagione post Pnrr non potrà essere affrontata né solo dallo Stato né solo dal mercato. La vera sfida sarà trasformare le alleanze costruite negli anni di azione del Piano in un modello stabile di sviluppo territoriale, capace di tenere insieme competitività, innovazione e coesione sociale.