Brembo, si parla dei migliori freni del mondo anche se ad essere ferma è l’Europa
Alla presentazione del libro “Brembo. La velocità dei freni” di Paolo Bricco al Kilometro Rosso si discute del futuro dell’Europa, con tante preoccupazioni
Metti una mattina al Kilometro Rosso per la presentazione del volume “Brembo. La velocità dei freni”, edito da Il Mulino (244 pagine, euro 27) di Paolo Bricco, inviato del Sole 24 Ore. Metti che all’incontro ci sia un ex premier come Enrico Letta e un economista come Francesco Giavazzi. Insomma, uno si aspetta la celebrazione della storia di una grande impresa, quella della Brembo, in un clima di festa. Invece si esce con considerazioni sincere e profonde preoccupazioni. Verrebbe da dire: un’analisi senza freni.
Se si voleva esaltare l’ossimoro della “velocità dei freni”, a prendere il sopravvento è stata la presa d’atto che l’Europa non frena, ma è ferma. Immobile tra colossi mondiali che se le stanno dando di santa ragione su grandi temi in materia di intelligenza artificiale, energia, ricerca e sviluppo. Il livido che fa più male è che siamo consapevoli di ciò che sta avvenendo, ma il nazionalismo dei 27 Paesi dell’Unione Europea blocca tutto. Aneddoti che semplificano e dimostrano questa tesi. Enrico Letta che ha appena affittato un appartamento a Madrid chiede la voltura di un contratto di energia elettrica. Il call center procede spedito fino a quando all’intestazione del conto corrente bancario si blocca: si deve avere un conto corrente in Spagna, non è possibile far accreditare le bollette su una banca italiana. Così anche per le notifiche del contratto: occorre un cellulare spagnolo. Il +39 davanti al numero del telefonino blocca il subentro del contratto. “Così oggi ho un cellulare italiano, uno francese ed uno spagnolo e tre conti correnti per i tre Paesi – ammette Letta –. Se questa è l’Europa”. Il piccolo aneddoto serve a comprendere perché non ci sia una grande banca europea o ancora un’autorità unica per l’energia che ci vede così ostaggio dei colossi Usa, arabi e asiatici. “Eppure in Europa abbiamo tutte le forme di energia rinnovabili, le migliori: dall’eolico dei Paesi scandinavi al solare del Sud Europa fino al geotermico e al nucleare, ma nessuna regia europea” annota Letta.
In un quadro geopolitico di colossi che corrono veloci, si ricorda che l’India “di questo passo, fra qualche anno conterà due miliardi di persone che parlano correttamente inglese”, il Vecchio Continente pare schiacciato su di sé. A nulla valgono il Rapporto sul futuro della competitività europea, presentato da Mario Draghi nel settembre 2024 alla Commissione Europea o il Rapporto Letta intitolato “Much more than a market” (Molto più di un mercato), presentato alle istituzioni di Bruxelles. Applausi e consensi, ma nessuna azione è seguita a quelle ricette. Soluzioni consigliate anche dall’intelligenza artificiale. Se non fosse che l’AI è ormai una sfida tra Usa e Cina che tarano lo sviluppo, e quindi del futuro, sulla base delle loro esigenze. “Il rischio è che in futuro si debba parlare cinese” annota con una punta di sarcasmo Giavazzi. E Letta gli fa eco: “Basta andare in Cina, in Asia per vedere il futuro. C’è ancora qualcuno che sostiene che i cinesi ci copiano…. Non è vero. Noi siamo piegati sui sussidi e sulla revisioni dei parametri economici. Manca una visione unitaria di Europa e non c’è tempo da perdere”.

Nel candido Auditorium Sensify sembra che l’Europa venga vivisezionata, ma è solamente la diagnosi di chi ama questo continente ed in soccorso arriva il volume di Paolo Bricco che ricorda come i successi di Brembo siano merito di quel coraggio di osare. Dalla prima fornitura per la Moto Guzzi nel 1972 alla consacrazione della qualità a livello tecnologico nel 1975 quando Enzo Ferrari si affidò alle cure della Brembo la sua Formula 1. Quando “abbiamo passato anni a bussare all’ufficio acquisti” della Fiat, afferma Alberto Bombassei nel libro. Torino non aprì quella porta, non per questo la Brembo si arrese. Negli anni Ottanta puntò sullo sviluppo di prodotti e processi tecnologici innovativi, progettò una pinza freno per autovetture, innovativa nel disegno e nel materiale: l’alluminio. Queste pinze vennero adottate da produttori di automobili ad alte prestazioni come Porsche, che ancora oggi si affida integralmente a Brembo per i sistemi frenanti. E poi Mercedes, BMW, Nissan e Chrysler.
Poi c’è l’avventura finanziaria Usa. L’ingresso nel capitale del gruppo a stelle e strisce Kelsey-Hayes che acquisendo quote di Brembo diventa azionista di controllo. Da quell’esperienza Brembo imparò una lezione che fece propria anche quando maturano le condizioni per il riacquisto delle azioni. Fu così che Alberto Bombassei tornò ad avere il controllo. “La storia di Brembo è anche la mia storia e quella della mia famiglia. È davvero bello essere qui con Cristina, Luca, Matteo. Ma è soprattutto un pezzo di storia del nostro territorio e del nostro Paese” afferma Alberto Bombassei. Chissà che l’Europa prenda un po’ del suo coraggio per osare, pensare e progettare il futuro.


