L'intervista
|Ricuperati: “Lascio una Confindustria solida e coraggiosa. Sull’innovazione serve una regia unica, presto una Zis meccatronica”
La presidente uscente, alla quale il 4 giugno subentrerà Matteo Zanetti, ripercorre il suo mandato quadriennale: le difficoltà internazionali e il costo dell’energia, il lavoro sulle filiere e sull’attrattività territoriale, la sconfitta in Camera di Commercio e l’ipotesi di una fondazione con Università e Kilometro Rosso a tema innovazione
Quattro anni intensi e impegnativi, che hanno comportato un grande coinvolgimento di tempo, di testa e di cuore. Quattro anni nei quali gli obiettivi da raggiungere al termine della corsa sono sempre rimasti ben al centro del mirino, fissati all’inizio del programma di mandato, e che al momento di tirare una riga e fare i conti si possono dire pressoché tutti centrati, ad eccezione della perdita della guida della Camera di Commercio.
Tra meno di una settimana, giovedì 4 giugno, Giovanna Ricuperati cederà ufficialmente il testimone di presidente di Confindustria Bergamo a Matteo Zanetti, che sarà nominato ufficialmente nuovo numero uno degli industriali bergamaschi al termine dell’assemblea privata dell’associazione, e nel suo personalissimo bilancio finale trova la soddisfazione di aver fatto “di Confindustria un faro, capace di rispondere puntualmente i bisogni delle imprese, leggendo i cambiamenti in atto e traducendoli velocemente in progetti a loro supporto e vantaggio”.
Una territoriale in salute, che al netto delle grandi aggregazioni (Assolombarda, Confindustria Veneto Est, Unindustria e Confindustria Emilia Area Centro) è seconda in Italia (dopo Torino) per numero di dipendenti rappresentati (96.017 nel 2025, già saliti 96.691 nella prima metà dell’anno in corso), forte di una compagine di 1.423 imprese che garantiscono contributi per 12,6 milioni e generano un impatto sul territorio, diretto e indiretto, di 8,7 miliardi e 108mila lavoratori.
Come è nella natura dei “fari”, cavalcando nuovamente la metafora di stampo marittimo, anche Confindustria Bergamo ha fatto sentire maggiormente la propria presenza durante le tempeste. E di momenti critici nell’ultimo quadriennio ce ne sono stati diversi: agli estremi la caduta del Governo Draghi e la guerra in Medio Oriente con la chiusura dello stretto di Hormuz, nel mezzo il conflitto russo-ucraino e l’impennata del costo dell’energia che è da sempre il tallone d’Achille delle imprese non solo bergamasche ma italiane in generale, un handicap pesantissimo e quasi letale nella partita della competitività “che può trovare soluzione solamente a livello europeo e nel mercato unico dell’energia”.
“Il nostro lavoro è stato quello di tenere dritta la rotta e le nostre imprese sono state forti – ricorda Ricuperati – L’industria bergamasca è eccezionale, non lo scopriamo oggi, e il livello qualitativo del nostro sistema è elevatissimo. Oggi la manifattura sta attraversando un momento difficilissimo, se non cambiano le condizioni di contorno non sarà un periodo buono e la complessità burocratica è un peso ulteriore: i tempi di approvazione di qualsiasi tipo di legge a supporto delle imprese devono essere più brevi e le regole del gioco più semplici. Noi possiamo aiutare le nostre aziende a esercitare la flessibilità come modello di business, non vediamo altra strada se non quella di essere pronti continuamente a incassare colpi e reagire”.
Sono state sostanzialmente tre le direttrici sulle quali si è mosso il mandato confindustriale di Giovanna Ricuperati, prima presidente donna nella storia dell’associazione e prima di estrazione non industriale ma con un background dal mondo dei servizi: “Persone, governance e innovazione – spiega – Le persone devono rimanere la priorità, perché mancano competenze e numeri per far funzionare bene le nostre imprese: con le scuole e il mondo della formazione abbiamo lavorato incessantemente, pensando anche a come risolvere il problema dell’attrattività da altri territori. Abbiamo aperto una strada per provare a invertire la rotta e far arrivare uno stimolo dal basso a chi davvero può impostare politiche risolutive in questo senso: il percorso sperimentale con gli Its, che ha coinvolto l’Africa e un Paese ancor più complicato come l’Etiopia, ha portato nel nostro tessuto produttivo una settantina di ragazzi che dopo un anno di studio adesso stanno per concludere il loro stage semestrale. Vedremo in quanti rimarranno coinvolti in futuro, ma è stata senza dubbio una mossa coraggiosa”.
Nel campo della governance il focus si è posato sulla dimensione delle imprese bergamasche, con il 95% delle associate che conta meno di 250 dipendenti e un terzo delle quali che oscilla tra gli 11 e i 50: “Chi vuole crescere deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare e noi abbiamo proposto un ampio percorso di sensibilizzazione che ha innanzitutto illustrato tutte le varie possibilità, che fossero la crescita semplice, l’aggregazione, la quotazione in borsa, l’acquisizione o l’ingresso di un fondo. Abbiamo aperto un’area di servizio dedicata e con ‘M&atching’ abbiamo già agganciato 80 aziende interessate, dando vita ad alcune operazioni già chiuse e altre in essere”.
Infine la grande partita dell’innovazione, driver fondamentale per non perdere opportunità e provare a ridurre il gap con altre economie che possono godere di contesti più favorevoli. Se è vero che Bergamo e la sua provincia offrono alcune esperienze d’eccellenza, è innegabile che ora più che mai si stia facendo sentire la stringente necessità di riunirle tutte sotto un’unica regia che possa mettere a fattor comune buone pratiche, idee, risorse, strategie e spazi.
“Stiamo lavorando con Kilometro Rosso e Università all’ipotesi di una fondazione che si prenda in carico tutto ciò che riguarda l’innovazione, tra formazione, laboratori e trasferimento tecnologico – illustra Ricuperati – Una fondazione aperta alla parte pubblica, che possa dare valore e progettare un sistema attraente, per garantire al territorio la spinta che merita”.
Un filone nel quale si inserisce anche il progetto della Zis Meccatronica, la Zona di Innovazione e Sviluppo che Regione Lombardia sta promuovendo quale modello sperimentale di azione pubblica per favorire i flussi di conoscenza tra università, centri di ricerca, aziende e mercati, nonché la competitività delle imprese e dei territori su scala globale e costruire nuove esperienze di sviluppo del tessuto economico-produttivo locale
“Camera di Commercio e Tavolo 2030 sono i pivot di questa progettualità che speriamo di presentare a breve e che vede al momento Intellimech come capofila privato – prosegue Ricuperati – Venerdì (oggi per chi legge ndr) dovremmo firmare la candidatura della nostra Zis e il 3 giugno porteremo il tutto in Regione”.
Alla base dell’azione confindustriale si ritrova un modello di valorizzazione delle filiere pensato per essere replicabile. Con l’intenzione di far emergere la subfornitura eccezionale del nostro territorio, con specializzazioni attraenti e identitarie, è nato non solo il distretto meccatronico ma anche quello delle valvole, sfociato in una fiera di livello mondiale che oltre a mettere in vetrina le eccellenze locali fa anche le fortune di Promoberg in termini di visibilità e di fatturato.
“Abbiamo giocato in questo senso altre tre partite interessanti – illustra la presidente uscente – La prima è quella dell’aerospace e della difesa, creando un gruppo di una trentina di imprese già competenti in materia e coinvolgendone altre interessate a entrare in questo mercato magari migrando da altri oggi in crisi come l’automotive. Un’altra, e ne andiamo molto orgogliosi, è la filiera elettrica: c’è un gruppo fondatore forte, composto da Abb, Gewiss, Icc, Lovato, Scame e Schneider, e una supply chain completa che insieme possono rispondere in tutto e per tutto all’incredibile bisogno di energia. Infine il medicale, perché il futuro deve basarsi anche sulla qualità della vita. Con Anthem abbiamo messo insieme il mondo della ricerca e quello delle aziende, facendo partire un percorso di confronto tra progetti universitari e imprese interessate a svilupparli”.
Con un po’ di nostalgia per un ruolo che le ha permesso “di essere dentro le cose e di dare una lettura a ciò che accade nel mondo”, Ricuperati lascia con la consapevolezza di aver dato il massimo, anche in situazioni complicate come è stata senza dubbio la sconfitta in sede di rinnovo camerale (“Non trovo pentimenti nel mio percorso, abbiamo fatto tutto ciò che potevamo ma non avevamo le stesse frecce al nostro arco e ora ci siamo posti in un’ottica di piena collaborazione”) o nella partita della presidenza Promoberg che ha invece dato ragione alla visione di Confindustria con l’insediamento di Paolo Agnelli.
Prima di rimettere la testa al 100% sulla propria azienda, Ricuperati rivolge un messaggio a Matteo Zanetti: “Gli auguro di riuscire a porre attenzione ai bisogni quotidiani delle imprese e di rivolgere al tempo stesso lo sguardo verso l’alto, per mantenere il ruolo di sostegno nella lettura dei cambiamenti in atto. C’è una Confindustria solida, consapevole e più coraggiosa: sono valori importanti per affrontare il futuro”.


