Opere Pnrr, Foti: “Entriamo nell’ultimo miglio, ma non sarà lo Stato a mantenerle”
Il ministro per gli Affari Europei e per il Pnrr al Kilometro Rosso: “Il Piano uno strumento eccezionale, non un meccanismo ordinario. L’impatto delle infrastrutture sul territorio si vedrà solo nel giro di anni”
Stezzano. Il nodo è il “dopo”. A un mese dalla scadenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il ministro per gli Affari Europei, il Pnrr e le Politiche di coesione Tommaso Foti lascia intendere che non sarà lo Stato a farsi automaticamente carico dei costi futuri delle opere finanziate con il Piano.
Ospite di un convegno promosso da Cesvi e Confindustria Bergamo al Kilometro Rosso, il ministro risponde in modo indiretto alla domanda sulle risorse necessarie per garantire funzionamento e gestione degli interventi Pnrr una volta terminata la fase straordinaria degli investimenti. “Dobbiamo abituarci a non pensare sempre che le infrastrutture le debba mantenere lo Stato centrale”, afferma Foti.
Un passaggio che suona come una linea politica precisa: il Pnrr, nelle parole del ministro, non deve trasformarsi da “strumento eccezionale” a meccanismo ordinario di finanziamento pubblico. L’apertura a nuove risorse statali resta limitata: “Su alcuni servizi ci sarà un contributo”, precisa Foti.
Il ministro sposta poi il discorso sulla digitalizzazione della pubblica amministrazione. “Una rivoluzione – sostiene -. Prima del Pnrr per l’Italia era un po’ l’anno zero, oggi è tra le nazioni più avanti in questo processo. La digitalizzazione comporta una riduzione del personale rispetto al passato e, di conseguenza, dei risparmi”.
L’impatto delle opere finanziate con il Pnrr sul territorio bergamasco, secondo il ministro, si vedrà soprattutto nei prossimi anni. “Gli effetti di innovazioni e riforme non si vedono il giorno dopo – osserva -. Bergamo, così come tutta la Lombardia, ha ottenuto risultati eccellenti. Sul territorio regionale c’erano 110 mila progetti finanziati, a oggi ne sono conclusi 100 mila. Come investimenti, si parla dell’equivalente di una legge di bilancio”.
La scadenza per il completamento degli interventi è fissata al 30 giugno 2026. “Resta l’ultimo miglio, dove si decide la partita – riflette ancora il ministro -. Fino a oggi il passo è stato veloce, ora bisogna saper accelerare in modo sostanziale, tenendo presente che in un terzo dei tempi dobbiamo rendicontare i due terzi degli obiettivi”.
Dopo il Pnrr, il Paese dovrà confrontarsi con la fine di un ciclo di investimenti straordinari: “Ci sono i fondi di coesione, ma anche il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 presentato dalla Commissione Europea: è previsto uno stanziamento di 400 miliardi di euro sulla competitività. Bisogna ragionare su macro progetti capaci di imprimere una svolta innovativa, anche rispetto alle nuove tecnologie, e di rivoluzionare il vecchio assetto industriale per come lo abbiamo concepito finora”.

