Trasporti sicuri a Bergamo: progetti degli studenti contro le violenze
Gli studenti degli istituti Manzù, Amaldi e Einaudi presentano gli elaborati incentrati sui temi della prevenzione della violenza e la sicurezza sui mezzi e spazi pubblici
Contro il fenomeno delle molestie sui mezzi pubblici a Bergamo, gli studenti del liceo artistico Manzù, liceo scientifico Amaldi di Alzano Lombardo e dell’Isis Einaudi di Dalmine hanno presentato martedì 26 maggio al Palazzo della Provincia l’evento conclusivo del progetto pcto legato alla campagna “Marta” promosso dall’agenzia Tpl di Bergamo e provincia.
Il progetto “Marta” nasce da un episodio di molestie che una studentessa ha realmente subito nel 2022 su un mezzo pubblico, la quale ha trovato poi la forza di denunciare rivolgendosi anche alle istituzioni per richiedere delle soluzioni concrete e far fronte al problema. Da quella richiesta ricevuta l’agenzia del trasporto pubblico locale di Bergamo e provincia, ha attivato un progetto volto all’informazione e alla sensibilizzazione contro le molestie verbali, sessuali e di gruppo con lo scopo di diffondere coesione sociale e sicurezza.
“Si tratta di un progetto giovane sempre più in crescita perchè affronta temi molto sentiti da parte dei cittadini – dichiara Michela Pellicelli, consigliera del collegio revisori di Tpl -. Il territorio appartiene a tutti ed il suo valore risiede nella capacità di unire istituzioni, scuole, aziende di trasporto pubblico, forze dell’ordine intorno a un obiettivo comune”.
La campagna “Marta” non rappresenta uno strumento accessorio, ma diventa anche motivo di migliore organizzazione del trasporto pubblico locale lavorando per un servizio di qualità efficiente. La sicurezza del trasporto pubblico è un elemento imprescindibile che vale per tutti e grazie al contributo del progetto pcto delle corrispettive scuole, è stato possibile veicolare tale messaggio. Con il progetto “Le scuole per Marta”, studenti e studentesse hanno affrontato un percorso fondato sul dialogo con esperti per approfondire le diverse forme di violenza e la sicurezza sui trasporti, seguita da un laboratorio creativo-didattico.
“Gli elaborati sono frutto di modi differenti di vedere il vivere civile e come si riversa sulla vita quotidiana – spiega Michela Frigeni, di Idealab Srl – con un focus sui gesti che rimandano alla violenza sui mezzi utilizzando la strategia dei metodi visuali come video e immagini”.
Il liceo artistico Manzù ha raccontato la violenza sui mezzi pubblici mediante il linguaggio del corpo creando una serie fotografica e filmati che colgono i diversi scenari possibili. Il liceo Amaldi ha adottato la tecnica del podcast partendo da un’indagine per capire come ci sui trasporti e quali strategie difensive si attivano. Il progetto si bassa su quattro parole chiave : sensibilizzazione, giovani, solidarietà e sicurezza.
I dati presi in analisi riguardano l’età dai 14 ai 20 anni, il genere, la frequenza e il tipo di trasporto ; il tutto sviluppato in sottogruppi che richiamano i cambiamenti e abitudini di viaggio, strategie difensive, progettazione urbana, contrasto e sensibilizzazione. Dalle statistiche emergono importanti risultati, in particolare, l’utilizzo della medesima fermata per ragioni di sicurezza, la bassa frequenza dei mezzi alla sera per paura e l’impiego di strategie digitali per proteggersi. Molti adottano strategie più semplici sedendosi accanto a figure che ispirano sicurezza, cambiano orario oppure rinunciano di uscire la sera. Anche la progettazione urbana ha un impatto importante così come lo sono gli addetti alla sicurezza, tuttavia è stata notata un’alta percentuale di disinformazione e mancato intervento di fronte a situazioni di pericolo per timore o egoismo.
Restano infine alti i pregiudizi nei confronti degli stranieri associati automaticamente al mancato pagamento del biglietto o nei confronti di chi appare trasandato, associandolo ad un senzatetto. Infine l’istituto Einaudi ha usufruito della tecnica del video per parlare della violenza di genere e della differenza ancora percepibile tra uomini e donne. L’obiettivo è sensibilizzare ed informare attraverso un linguaggio diretto e statistico chi è ancora influenzato dagli stereotipi presenti rendendo ognuno più consapevole. Il video dimostrerà come la maggioranza associ la violenza di genere al femminicidio ignorando quelle più nascoste o addirittura normalizzate. Il progetto è stato sicuramente un percorso formativo essenziale per gli studenti, ora più consapevoli e attivi per la cittadinanza; allo stesso tempo le istituzioni hanno avuto una panoramica più lucida sull’importanza della libertà che non deve limitare e condizionare le vite altrui.


