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Meteora a Bergamo, Ibanez giocherà il Mondiale con il Brasile. E quella notte di Kharkiv…

Ancelotti ha convocato il difensore classe 1998 in verdeoro: dopo l’affermazione alla Roma, ha vinto due Champions League asiatiche con l’Al-Ahli. In nerazzurro solo due presenze in un anno (e più di qualche brivido)

La tradizione in Brasile vuole che le convocazioni per i grandi tornei internazionali vengano annunciate direttamente dal commissario tecnico in una conferenza stampa in diretta televisiva a reti unificate. Un po’ come il discorso del presidente della repubblica a capodanno: istituzionalmente la differenza non è poi così tanta come si possa credere (e non necessariamente è un eufemismo). Lo scorso 19 maggio è toccato a Carlo Ancelotti. E tra i nomi di superstar quali Neymar e Vinicius o certezze come Alisson, Gabriel o Raphinha, ha trovato spazio in maniera anche piuttosto sorprendente Roger Ibanez. Sì, proprio quel brasiliano che si è visto a Bergamo per un anno solare, che non ha mai particolarmente impressionato, ma che ha comunque avuto modo di scrivere un pezzo di storia nerazzurra.

Era stato acquistato dal Fluminense dopo una quarantina di presenze, mettendosi in mostra in particolare nella Copa Sudamericana. Pagato poco più di 4 milioni di euro, era un acquisto in prospettiva su cui lavorare, ma che difficilmente avrebbe da subito tolto il posto ai vari Palomino, Toloi, Djimsiti, Masiello, più Gianluca Mancini che sarebbe andato alla Roma in estate. E infatti nella prima stagione riuscì a giocare soltanto qualche minuto nel finale di Atalanta-Genoa 2-1 dell’11 maggio per difendere il vantaggio dimezzato dal gol di Pandev.

Fino al dicembre successivo, è rimasta l’unica presenza. Poi è arrivata Shakhtar-Atalanta, la partita decisiva per la qualificazione agli ottavi di finale di Champions League. Gasperini lo manda in campo quasi a sorpresa quando la partita è sullo 0-1 dopo il gol di Castagne. Era il 71’: una decina di minuti prima aveva tolto dal campo Masiello per arretrare De Roon, inserire Malinovskyi e dare più spinta offensiva. Così è toccato al brasiliano classe 1998 fare il braccetto insieme a Djimsiti e Palomino. E Toloi? Squalificato.

Ibanez Atalanta

Tutto si può dire, tranne che in quei venti minuti più recupero Ibanez abbia mostrato sicurezza, soprattutto nella gestione della palla. Un passaggio poco convincente, tanto che alla fine non ci fu nemmeno un seguito: qualche panchina, poi diverse partite fuori dalle convocazioni, con la voglia di cambiare aria abbastanza palese. Nonostante il forte interesse del Bologna, a farsi avanti e aver la meglio è stata la Roma, con cui l’affare si è concluso sulla base di 8 milioni di euro di parte fissa, 2 di bonus e il 10% sulla futura rivendita, che hanno permesso di incassare all’Atalanta praticamente il triplo di quanto era stato speso.

La continuità in giallorosso è arrivata abbastanza presto, con Paulo Fonseca che nella prima stagione intera lo ha reso un punto fermo. Lo stesso ha fatto José Mourinho, che in due stagioni raramente lo ha tolto dalla sua formazione titolare. Fino a quando nell’estate 2023 è arrivata la decisione di trasferirsi in Arabia Saudita, all’Al-Ahli, per quasi 30 milioni di euro, dove ha vinto per due volte la Champions League asiatica in tandem con un altro ex atalantino come Merih Demiral (e con Franck Kessié a centrocampo qualche metro più avanti) e si è affermato come uno dei migliori difensori del campionato.

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Prestazioni che evidentemente hanno convinto Ancelotti a coinvolgerlo tra le alternative in una difesa che vede Marquinhos del Psg e Gabriel dell’Arsenal come perni, ma anche con valide alternative come lo juventino Bremer. Ibanez arriva come alternativa per coprire sia il centro della difesa che la fascia destra, come già accaduto nell’ultima amichevole di aprile con la Croazia. Con la possibilità di giocarsi le sue carte in verdeoro. E chi l’avrebbe mai detto dopo quella notte di Kharkiv…