L'intervista
|Contrasto al fumo, Lucia De Ponti: “Si aumenti il prezzo delle sigarette di 5 euro”
Lucia De Ponti, presidente di Lilt Bergamo (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), illustra il contenuto della proposta di legge di iniziativa popolare “5 euro contro il fumo”
“Chiediamo che il prezzo delle sigarette, di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina venga aumentato di 5 euro per ridurre il numero dei fumatori e sostenere il Servizio Sanitario Nazionale”. Così Lucia De Ponti, presidente di Lilt Bergamo (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), illustra il contenuto della proposta di legge di iniziativa popolare “5 euro contro il fumo”, che nei giorni scorsi ha raggiunto il traguardo delle 50.000 firme necessarie per presentarla in Parlamento.
La campagna, che sta raccogliendo un numero crescente di adesioni, è promossa da Lilt insieme ad Aiom, Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom.
Ogni anno la data del 31 maggio, in cui ricorre la Giornata mondiale senza tabacco” (World no tobacco day), invita a porre l’attenzione sugli effetti che il fumo ha sulla nostra salute. Abbiamo intervistato Lucia De Ponti per saperne di più.
Perché è importante mantenere alta l’attenzione sulle conseguenze del tabagismo?
È importante perché il modo di assumere la nicotina sta cambiando in modo significativo e di anno in anno ci accorgiamo della trasformazione che è in corso ormai da diverso tempo. Siamo passati dalla vecchia immagine del fumatore maleodorante che accendeva compulsivamente le sigarette a una rappresentazione più accattivante. Oggi ci troviamo di fronte a nuovi prodotti, sempre distribuiti dalle multinazionali del tabacco, che hanno un aspetto molto più pulito e piacevole, al punto da diventare oggetti di culto che molti collezionano. È stata tolta quella concezione negativa del fumo che avevamo tutti e si cerca di minare quella sorte di condanna sociale che la legge Sirchia aveva prodotto rispetto a chi esibiva una sigaretta. Il risultato è che ora siamo più disponibili ad accettare che qualcuno accanto a noi utilizzi questi strumenti.
Cosa ne consegue?
Il problema è che cambiando le modalità di assunzione di nicotina, dalla sigaretta tradizionale a questi strumenti che usano il riscaldamento invece della combustione abbiamo eliminato una serie di problematiche legate alle sostanze tossiche che venivano liberate dalle foglie di tabacco bruciate ad alte temperature ma non le abbiamo rimosse tutte. Le foglie di tabacco contenute nei dispositivi a tabacco riscaldato sono state comunque irrorate da pesticidi e da ogni altro tipo di sostanza che consente alla pianta di crescere rigogliosa. Completando la panoramica, con lo svapo si riesce a somministrare quantitativi superiori di nicotina. E non è tutto, perché sul mercato è arrivato un nuovo gioiello che ci preoccupa parecchio.
Quale?
Si tratta di sacchettini che contengono una miscela di sali, cristalli di nicotina e aromi. Vengono posizionati tra il labbro superiore e la gengiva per consentire al consumatore di assorbire la sostanza attraverso le mucose orali: si sciolgono facendo partire un consistente assorbimento di nicotina. Non emanano cattivo odore e non ci si accorge nemmeno di aver consumato questa sostanza. Siamo molto preoccupati, soprattutto perché stanno avendo un’importante diffusione tra i giovani: in base agli ultimi dati disponibili, almeno la metà dei ragazzi tra i 13 e i 15 anni li ha già provati. Le nuove generazioni si stanno avvicinando in età sempre più precoce al fumo, anche perché oggi per i genitori è più difficile accorgersi. Inoltre le famiglie sono più benevoli e disponibili ad accettare, magari con qualche remora, questi nuovi modi di somministrazione della nicotina perché li ritengono meno pericolosi.
Ma i nuovi prodotti da fumo sono meno pericolosi delle sigarette tradizionali?
Sono pericolosi in modo diverso. La nicotina dà assuefazione e la domanda di questa sostanza da parte del nostro organismo continua a crescere. Per quanto riguarda le sigarette elettroniche, non sappiamo cosa contengono i liquidi che vengono vaporizzati, magari profumano di marshmallow o di caramello ma sono preparati con sostanze chimiche che conferiscono quel determinato aroma: di certo non sono naturali, non adoperano il profumo del basilico e riteniamo che possano avere effetti pericolosi nel lungo periodo. Infine, colgo l’occasione per segnalare un ulteriore spunto di riflessione.
Ci spieghi
Noi volontari e più in generale chi si occupa di prevenzione del fumo dobbiamo cambiare il modo di parlare e agire per convincere i giovani a evitare di fumare. Bisogna farlo rapidamente, insegnando sin dalle quarte e quinte elementari che si tratta di una scelta e dobbiamo essere consapevoli degli effetti che ha per la nostra salute. È necessario accrescere le loro competenze per far sì che quando qualcuno proporrà a loro una sigaretta siano in grado di rifiutare. Si deve tenere presente che ai ragazzi non importa quali conseguenze avranno a cinquanta, sessanta o settant’anni: dicono di fumare oggi perché si sentono stressati e la sigaretta li tranquillizza. Questa risposta dovrebbe interrogarci sul nostro modello di società, sulle aspettative che vengono riversate su di loro e sul tipo di competizione che sentono di dover affrontare, quindi sulla responsabilità sociale degli adulti. In un lavoro del professor Silvano Gallus, capo del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita al Dipartimento di Epidemiologia Medica dell’Istituto Mario Negri, viene fatto riferimento a uno studio sulle nazioni europee nei confronti della protezione della salute dei cittadini attraverso politiche attive di contrasto alle case produttrici di tabacco e l’Italia si trova in una posizione vergognosa.
Che piazzamento ha ottenuto?
Risulta al ventesimo posto su 24 seguita da Turchia, Romania, Georgia e Svizzera. Nel nostro Paese a parte la Legge Sirchia del 2005 e alcuni provvedimenti adottati dal sindaco di Milano non sono state attuate politiche significativamente attive a differenza di altre realtà come Francia e Inghilterra, dove il prezzo delle sigarette è pari al triplo rispetto a quanto avviene da noi. Per questo, insieme ad altri soggetti come Aiom, Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom la Lilt ha dato vita alla campagna “5 euro contro il fumo”.
Che cosa prevede?
È una raccolta firme finalizzata a presentare in Parlamento un disegno di legge che aumenti il prezzo delle sigarette e dei prodotti da fumo di almeno 5 euro, raddoppiando il costo attuale. Contestualmente, chiediamo che le maggiori risorse introitate dallo Stato vengano indirizzate all’organizzazione di campagne di contrasto al fumo in termini di prevenzione nonché a sostegno delle terapie per le patologie a esso connesse. In genere quando si avanzano proposte simili si incontrano tre criticità: la prima è che si tratta di una misura impopolare, la seconda è che qualcuno paventa il rischio di un rilancio del contrabbando e il timore di un calo delle entrate legate alla tassazione sul fumo.
E cosa risponde a riguardo?
Nel primo caso tutto dipende dalle priorità che vogliamo darci. Per quanto riguarda il possibile rilancio del contrabbando, invece, Francia e Inghilterra hanno dimostrato che non è successo. Infine, in merito a un’ipotetica riduzione delle entrate, l’esperienza di quanto fatto in altri Paesi dimostra che se il prezzo aumenta il gettito proveniente dalla vendita delle sigarette resta invariato, anzi la parte fiscale aumenta leggermente mentre diminuisce in modo significativo il numero dei fumatori perché fumare diventa un lusso.
Per concludere, oltre all’aumento dei prezzi delle sigarette e dei prodotti da fumo quali politiche attive si potrebbero attuare per contrastare il tabagismo?
Ce ne sono diverse, a cominciare dal divieto di fumare nei luoghi pubblici come parchi, pensiline e gli spazi dove possono esserci raggruppamenti di persone e il fumo non costituisce più un fatto individuale ma diventa un fattore collettivo. Inoltre, bisognerebbe far rispettare il divieto della vendita delle sigarette e dei prodotti da fumo al di sotto di una certa età. Al tempo stesso, il divieto di pubblicità previsto per le sigarette tradizionali andrebbe esteso alle altre modalità di somministrazione della nicotina. Per concludere, andrebbe facilitato l’accesso ai trattamenti per smettere di fumare: l’Aifa ha approvato e reso rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale un principio attivo di origine vegetale molto efficace per superare questa dipendenza. Questo farmaco deve essere somministrato da uno specialista ma i centri antifumo non hanno ancora le dimensioni e la dotazione di personale di cui avrebbero bisogno.



