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Quindicenne non riemerge dopo il tuffo: era l’ultimo giorno di scuola. L’uomo che lo ha soccorso: “Cercava di aggrapparsi agli amici”

La testimonianza dell’uomo di 50 anni che, nel pomeriggio di mercoledì, insieme alla moglie ha soccorso il ragazzo di Pedrengo che non è riemerso dopo essersi lanciato da un ponticello nella pozza del Parco del Gigante: “Abbiamo sentito le urla dei compagni”

Doveva essere una giornata leggera, di quelle che segnano la fine della scuola e l’inizio dell’estate. I professori, i tornei tra compagni, il caldo del pomeriggio e la voglia di stare insieme ancora qualche ora prima delle vacanze. Invece, nel primo pomeriggio di mercoledì, alla cascata situata all’interno del Parco del Gigante di Luzzana, in Val Cavallina, tutto si è trasformato in un incubo.

Un ragazzo di 15 anni residente a Pedrengo, studente del corso per operatore elettrico in un centro professionale di Trescore Balneario, si trova ricoverato in condizioni gravissime all’Ospedale di Bergamo dopo essere rimasto sott’acqua per almeno un quarto d’ora di tempo. Il giovane aveva trascorso la mattinata al campo sportivo di Entratico con i compagni di classe per una festa di fine anno organizzata dalla scuola insieme ai professori. Poi, tra il caldo e il desiderio di continuare il pomeriggio insieme, il gruppo si è spostato verso la zona del Parco, dove si trova la pozza con la cascata, molto frequentata durante l’estate.

A ricostruire quei momenti è un uomo di 50 anni che abita a poche centinaia di metri dall’ingresso del parco. È stato lui, insieme alla moglie, infermiera di professione, a fare il possibile per salvare il ragazzo: “Casualmente eravamo a casa e abbiamo sentito i ragazzi urlare disperati in strada”.

L’uomo esce così dalla propria abitazione e viene accolto dalla disperazione dei ragazzi, prima di recarsi immediatamente alla pozza: “Erano tutti agitati, alcuni piangevano, altri indicavano l’acqua, ma non si riusciva a capire dove fosse finito il ragazzo.” Secondo quanto raccontato dagli amici presenti, il quindicenne si è tuffato da un ponticello alto circa tre metri. Sarebbe riemerso una prima volta in difficoltà, cercando di aggrapparsi a loro, ma senza riuscire a restare a galla: “Dal ponticello non si vedeva assolutamente niente, l’acqua era torbida e molto fredda. Da quanto ho capito il ragazzo non sapeva nuotare.” L’uomo, con una discreta esperienza come sub amatoriale, si immerge con maschera e attrezzatura in acqua: “Inizialmente ho provato a immergermi senza maschera, ma era impossibile vedere. Poi alcuni ragazzi sono corsi a casa mia per recuperare gli attrezzi adatti per immergersi”.

Il corpicino del ragazzo viene ritrovato proprio sotto la cascata, a un paio di metri di profondità. Riportato immediatamente a riva, la moglie dell’uomo inizia subito le manovre di rianimazione: “Ha iniziato subito il massaggio cardiaco mentre aspettavamo i soccorritori. Non si è fermata un attimo”. E dopo l’arrivo dei soccorritori ecco una fiammella di speranza: “Dopo diversi minuti di massaggio cardiaco – conclude l’uomo – pareva esserci un minimo segnale di battito”.

Il ragazzo è stato trasportato al Papa Giovanni XXIII in elisoccorso: si trova ricoverato in prognosi riservata. Sulla vicenda stanno svolgendo accertamenti i carabinieri della stazione di Trescore Balneario.