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La Lombardia prima regione in Italia a regolamentare i data center: “Mettiamo al sicuro l’oro del futuro”

Via libera martedì 26 maggio alla legge sui data center. La soddisfazione della maggioranza, per il Pd è “un’occasione mancata”: troppa semplificazione e poche tutele su territorio e risorse

La Lombardia è la prima regione italiana ad approvare una legge specifica sui data center, con l’obiettivo di regolamentare un settore in forte espansione e ormai strategico per l’economia digitale. La normativa, approvata martedì 26 maggio dal Consiglio regionale, punta a coniugare sviluppo tecnologico e sostenibilità ambientale, introducendo regole uniformi su autorizzazioni, consumo energetico e utilizzo del suolo. Oggi la Lombardia ospita quasi la metà dei data center italiani: 67 strutture operative su 168 presenti nel Paese.

La legge definisce criteri precisi per l’insediamento dei nuovi impianti, privilegiando aree dismesse, degradate o interessate da interventi di rigenerazione urbana e scoraggiando invece il consumo di suolo agricolo attraverso maggiori contributi di costruzione. Sono previsti incentivi per l’utilizzo di energie rinnovabili e per il recupero di siti industriali abbandonati. Tra le principali novità figurano l’istituzione di uno “Sportello regionale per i centri dati”, pensato per semplificare le autorizzazioni, e di una task force tecnica incaricata di coordinare le procedure ambientali.

Secondo la maggioranza, il provvedimento rappresenta un modello nazionale capace di attrarre investimenti e governare in modo equilibrato la crescita di infrastrutture considerate ormai essenziali. Le opposizioni, invece, criticano il limitato coinvolgimento diretto dei Comuni e l’assenza di vincoli più stringenti sul consumo di suolo e sulla realizzazione dei data center in aree verdi.

Gli assessori regionali Massimo Sertori e Gianluca Comazzi hanno definito la legge un passaggio decisivo per accompagnare la digitalizzazione e garantire certezze normative a enti locali e operatori, evitando uno sviluppo “senza regole” del settore.

Le reazioni dei consiglieri bergamaschi

“Con questa legge la Lombardia si dota di uno strumento moderno e necessario per governare una trasformazione già in atto – ha commentato Jonathan Lobati –. Abbiamo scelto di coniugare crescita e sostenibilità, offrendo certezze a chi investe e tutele chiare per territori, comunità locali e ambiente”.

“La Lombardia deve essere in grado di attrarre investimenti strategici e infrastrutture innovative, ma crescita e sviluppo non possono prescindere dall’attenzione verso i territori e la qualità della vita dei cittadini”, ha dichiarato Giovanni Malanchini. “La legge va nella direzione giusta perché valorizza prioritariamente aree dismesse o sottoutilizzate. È fondamentale prestare attenzione agli effetti che questi interventi possono avere su viabilità, rumore, impatto ambientale e contesto urbano”.

Per Michele Schiavi la norma rappresenta “un passo pionieristico” capace di rafforzare la sovranità digitale italiana e consolidare il ruolo della Lombardia come hub strategico per l’innovazione. “I data center sono l’oro del futuro, infrastrutture essenziali per l’economia e la sicurezza nazionale – ha spiegato –. Offriamo tempi e regole certe agli operatori che vogliono investire, superando la burocrazia e affrontando l’innovazione con visione e capacità di governo”.

“Il progetto di legge approvato in Aula è uno strumento fondamentale per garantire un equilibrio tra sviluppo tecnologico e tutela degli spazi verdi”, ha osservato Ivan Rota, sottolineando l’importanza di privilegiare il recupero delle aree dismesse rispetto all’utilizzo di terreni agricoli.

Sulla stessa linea Alberto Mazzoleni, secondo cui “la Lombardia smette di subire gli investimenti e inizia finalmente a governarli”. “La norma colma un vuoto normativo e punta con decisione sul recupero dell’esistente – ha aggiunto –. Chi investirà in aree già urbanizzate, ex cave o siti da bonificare avrà procedure più rapide e riduzioni degli oneri”.

Di segno opposto la posizione dei consiglieri regionali del Pd Davide Casati e Jacopo Scandella, che giudicano la legge insufficiente sul fronte della programmazione territoriale e della tutela ambientale. “I data center rappresentano un’opportunità di sviluppo ma hanno anche un forte impatto su risorse energetiche e idriche – spiegano –. Servivano regole più stringenti e una pianificazione capace di tenere insieme nuovi insediamenti, produzione di energia rinnovabile e tutela del territorio. Così com’è, la legge accelera il fenomeno senza proteggere davvero suolo agricolo e parchi regionali”.