Le parole
|Calenda a Bergamo: “Non esiste Europa senza difesa comune. Uranio? Non serve estrarlo a Novazza”
Il segretario di Azione in città per presentare il suo nuovo libro: “Andremo dritti al centro, nè a destra nè a sinistra. Nucleare priorità assoluta, ma la materia prima si può trovare altrove”
Bergamo. Un’Europa che rischia di diventare terra di conquista delle grandi potenze, un’Italia incapace di scegliere una direzione comune e una classe politica che continua a muoversi senza visione. È da qui che parte la riflessione di Carlo Calenda, a Bergamo per dialogare con Giorgio Gori e presentare il suo nuovo libro, “Difendere la libertà. L’ora dell’Europa”.
Tra geopolitica, industria, nucleare e attacchi diretti a John Elkann e Giorgia Meloni, nella sala Alabastro del Centro Congressi Giovanni XXIII il leader di Azione traccia il profilo di un continente fragile ma ancora capace, secondo lui, di reagire alle autocrazie che avanzano. “Stiamo assistendo a una sorta di colonialismo al contrario – spiega Calenda -. Per la prima volta, Cina, Stati Uniti e Russia vogliono colonizzare un’Europa ricca ma disunita. Quella che abbiamo davanti è una scelta esistenziale per l’Italia, che supera la distinzione tra destra e sinistra. O decidiamo di diventare una grande potenza, e i numeri come aggregato europeo ci sono, oppure resteremo irrilevanti. Ma per farlo dobbiamo scegliere di stare insieme”.
Difficile prevedere il futuro di Azione alle prossime politiche, ma Calenda esclude a priori di entrare in un campo largo. “Azione vuole costruire un’area di centro – chiarisce -: moderata nei valori ma risoluta nell’azione, liberale ed europeista. Sosteniamo con chiarezza la costruzione di un esercito europeo, non può esistere una vera Europa senza una difesa comune. Abbiamo bisogno di tecnologia e di un piano industriale, per evitare di essere travolti dalla concorrenza cinese. È uno spazio politico che oggi non si trova né a destra né a sinistra, ed è per questo che noi andremo dritti al centro”.

Dopo la divisiva presentazione della nuova Ferrari elettrica, la stoccata principale è rivolta a John Elkann. “Dopo aver svuotato le fabbriche italiane, venduto Repubblica e La Stampa, non essere riuscito a vincere con la Juventus, è riuscito perfino, per la prima volta, a sbagliare una Ferrari, presentando una macchina che fa davvero schifo a tutti – attacca il segretario di Azione -. Vorrei che qualcuno lo fermasse prima che distrugga completamente un patrimonio di 150 anni”.
Una delle priorità del programma del suo partito è la ripresa del nucleare. Proprio in Bergamasca, a Novazza in Alta Val Seriana, si trova uno dei giacimenti di uranio più ricchi d’Italia. “L’uranio è una materia prima che si trova in molte parti del mondo, non c’è bisogno di estrarlo nella Bergamasca – osserva Calenda -. Il vero problema è decidere dove costruire le centrali. Alcuni siti esistevano già e ne erano stati individuati altri cinque, poi siamo usciti dal nucleare come degli stupidi: dobbiamo ripartire da lì”.
Infine, l’attacco diretto alla premier. “Giorgia Meloni dice che l’Europa è troppo burocratica e, parallelamente, annuncia un comitato con Confindustria per sburocratizzare l’Italia – conclude l’ex dirigente d’azienda -. Ma al quarto anno di legislatura? E prima? Siamo ultimi per crescita: davvero non ci avevano pensato prima?”.






