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L’addio di Panada dopo 18 anni: “Grazie Atalanta, mi hai reso uomo. Ora voglio meritarmi la Serie A”
Foto Atalanta.it

Il centrocampista è entrato nei ranghi del settore giovanile a 7 anni: in estate si trasferirà al Venezia neopromosso, con cui ha firmato un contratto fino al 2030, iniziando un nuovo percorso per la prima volta fuori da quella che è stata la sua casa. Dai viaggi in macchina con i nonni alle esperienze con esiti diversi a Modena e alla Sampdoria, fino ai due anni e mezzo con l’Under 23, il racconto a Bergamonews

Zingonia. Simone Panada ha trascorso tre quarti della sua vita con addosso la maglia dell’Atalanta. Arrivato in nerazzurro a 7 anni dalla provincia di Brescia, ha giocato con tutte le categorie del settore giovanile, dall’attività di base all’Under 23, fino alle convocazioni con la Prima Squadra in Champions League, a Liverpool e ad Amsterdam con l’Ajax. Dopo 18 anni, il suo futuro diventerà arancio-nero-verde, avendo firmato a gennaio con il Venezia, dove si trasferirà a partire dall’estate, mettendo un punto ad un percorso durato quasi due decenni. “Qui sono cresciuto come giocatore, ma prima di tutto come uomo”, sottolinea a Bergamonews, ripercorrendo le tappe del suo tragitto. È stato parte delle nazionali giovanili dell’Italia, dall’Under 15 all’Under 21, ha guidato l’Under 23 da capitano negli scorsi mesi, insieme a compagni incontrati nel vivaio e con i quali è diventato grande.

“Sono entrato in Atalanta a 7 anni, dopo due anni in cui giocavo nella squadra dell’oratorio di Casaglia, il mio paese d’origine. Gli scout mi notarono nel gennaio del 2009 ad un torneo: iniziai ad allenarmi con i pulcini, il martedì e il giovedì, mentre nel weekend giocavo le partite con i miei amici a Casaglia. Poi dal giugno successivo sono passato stabilmente in nerazzurro cominciando il mio percorso”.

Che ricordi ha di quelle prime esperienze?

“Tanti e tutti bellissimi. All’inizio mi portavano i miei nonni, si dividevano un giorno ciascuno, perché i miei genitori lavoravano al pomeriggio e gli allenamenti erano alle 17:30. Poi sono arrivati i pulmini. Partivo alle 16 da Casaglia ogni giorno. Finivo scuola, correvo a casa, mangiavo al volo un panino preparato dal nonno e poi ripartivo. Ho sempre fatto avanti e indietro: da piccolo nei viaggi di ritorno dormivo sempre! Ero un bambino pieno di energie, ma alla sera ci arrivavo davvero cotto. Poi è diventata un’abitudine”.

L’esordio tra i professionisti è arrivato nella prima esperienza fuori dall’Atalanta, con il Modena nella stagione 2022/23.

“Un ambiente in cui sono stato benissimo: ho trovato un gruppo straordinario e una bellissima città. All’inizio giocavo, poi per altri motivi ho trovato meno spazio. Ma come prima esperienza fuori da Bergamo non potevo chiedere di meglio, non so se ritroverò mai più un gruppo così affiatato. Andavo d’accordo con tutti, c’era una sana competizione, mai stato un litigio tra compagni, nessun nonnismo. Un ambiente incredibile che mi ha fatto imparare tanto”.

La successiva esperienza alla Sampdoria è durata solo 6 mesi: cosa è andato storto?

“Sono arrivato al limite mentale. È stata tosta. Dopo la partita in Coppa Italia persa 4-0 con la Salernitana in cui avevo giocato titolare insieme ad altri che non facevano minuti ho detto ‘basta’. Mi ero preso delle colpe che non avevo e mi sono chiesto chi me lo facesse fare. Avevo perso la voglia di andare al campo ad allenarmi. Già in quel momento avevo capito che non era il posto giusto per me. Mentalmente, prima che calcisticamente, fu catastrofico. Ho toccato il fondo. E non pensavo, perché mi riconosco come un ragazzo solare, positivo, mai giù di corda. L’ambiente non mi ha aiutato: era cupo, molto disunito, percepivo poca comunicazione. È stato il momento più difficile della mia carriera”.

Poi il ritorno all’Atalanta nell’Under 23 ha riportato il sorriso.

“Mi sono ritrovato, ho ripreso ad essere il ragazzo allegro che ero sempre stato. Mister Modesto mi ha dato fiducia sin da subito. Con lui ho costruito un rapporto bellissimo, è davvero quasi come un secondo padre. Ci sentiamo ancora molto spesso”.

Simone Panada

Quanto sono stati formativi questi due anni e mezzo in Serie C?

“Tantissimo. Abbiamo conquistato due qualificazioni ai playoff al termine di due ottimi campionati nel girone A. Per due volte siamo usciti solo perché non eravamo testa di serie, contro il Catania e contro l’Audace Cerignola. Ed è stato importante anche quest’anno, in un contesto diverso come quello del girone C, con tante piazze caldissime, in cui tra l’altro tante volte non eravamo visti di buon occhio in quanto seconda squadra. Anche se mi dispiace che l’infortunio a inizio stagione mi abbia fatto perdere tante trasferte molto calde, con mister Bocchetti abbiamo lavorato benissimo concludendo una stagione positiva”.

Ciò non ha comunque fermato il Venezia neopromosso in Serie A, che ha deciso di proporle un contratto fino al 2030.

“Sin dal primo momento mi ha colpito tantissimo la loro organizzazione: è bello sentirsi voluti, mi avevano cercato anche nell’estate 2025. Vedevo tanto interesse nei miei confronti, ci tengono molto. Ci sono grandissime strutture e la promozione che hanno conquistato non è una sorpresa”.

Come ha vissuto questi ultimi 6 mesi di Atalanta?

“Me li sono goduti appieno, non ho mai pensato ad altro se non alla quotidianità. Con la testa libera ho vissuto ogni momento al meglio”.

C’è un rimpianto al termine di questo percorso lunghissimo?

“Mi è dispiaciuto non essere riuscito a fare l’esordio in prima squadra. Ma è davvero l’unico. Nel dicembre 2020 prima di una partita di campionato con la Fiorentina mi allenai con Gasperini e giocai insieme alla prima squadra un’amichevole contro la Primavera. Ma un problema alla caviglia mi ha impedito di essere convocato. A volte ci ripenso ancora…”.

Simone Panada

La spaventa il doppio salto dalla C alla A?

“Sicuramente è un salto grande e non nego che un po’ di ansietta c’è, perché comunque andrò a misurarmi con giocatori di Serie A. Però la vivo come una cosa positiva: ho tantissime motivazioni e anche grande autostima, non vorrei neanche fermarmi per andare in vacanza. Sono carichissimo. Sarebbe bellissimo prima di tutto riuscire a rimanere nella rosa in Serie A, visto che prima la società dovrà fare le sue valutazioni, Ma io sono pronto a giocarmi le mie carte in estate”.

E se mai dovesse giocare contro l’Atalanta? Come la vivrebbe?

“Dovessi tornare a Bergamo da avversario spero anzitutto di guadagnarmi qualche minuto nello stadio in cui sono arrivato a giocare per ora solo con l’Under 23 contro l’Audace Cerignola. Coronerebbe un percorso”.

D’altronde 18 anni non si dimenticano.

“Mai. E quando li ripercorro mi porto dietro dei ricordi bellissimi. Il pane e nutella con i wafer preparato dai miei nonni quando tornavo a casa da scuola e mi preparavo per andare agli allenamenti, con il brick di thé. In dispensa c’era un ripiano pieno. Le prime trasferte con il pulmino insieme a tutti i miei amici, quando iniziavo a sentirmi calciatore. E poi il rapporto che ho costruito con Giorgio Cittadini, che è stato mio compagno per tutti gli anni nerazzurri: ho condiviso con lui tantissimi viaggi da Brescia a Bergamo e anche l’esperienza di Modena. Ora è tornato in Serie A con il Frosinone: poterci sfidare ai massimi livelli sarebbe stupendo”.