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Intelligenza artificiale e ”intelligere”: “operazione dell’uomo in quanto uomo”

“L’intelligere” ha a che fare con la corporeità e con la relazione con gli altri. Compito di ciascuno di noi, della società civile, dello Stato è custodire questa specificità dell’umano

Il fenomeno tecnologico della A. I. sta investendo impetuosamente tutti i campi dell’attività umana e pare mettere in discussione la struttura ontologica della persona. “Repubblica tecnologica”, “tecno-scienza”, “tecno-feudalesimo”, “A. I.”, “algoritmo”, “democrazia”, “libertà”, “Occidente” sono significati interconnessi e ormai mescolati nel medesimo “melting pot” intellettuale globale.

A noi mortali gli imprenditori-intellettuali della nuova ondata tecno-scientifica fanno intravedere orizzonti affascinanti: i ciechi vedranno, gli storpi cammineranno, i vivi non moriranno più, la Luna e Marte si metteranno presto a disposizione. Il cervello umano, finora sottoutilizzato, sarà debitamente integrato con potenti micro-chip e proiettato a velocità supersonica verso la verità del mondo. Per stare sopra l’onda, senza esserne travolti, bisognerà però cambiare le istituzioni tradizionali. Se si vogliono sviluppare le libertà umane, occorre svecchiare le istituzioni amministrative dello Stato e le lente procedure della democrazia liberale. Libertà e democrazia vengono contrapposte. E poiché in questo Terzo millennio le autocrazie sono in ascesa, la tecno-scienza si dovrà mettere al servizio delle libertà occidentali, integrandosi fortemente con gli apparati di difesa e di controllo.

Solo che l’A. I. non è affatto sinonimo di paradiso in terra. Non solo “i buoni”, ma anche “i cattivi” possono usarla a proprio vantaggio. “I cattivi” non sono soltanto quelli che pensano di affidare ai meccanismi automatici, fuori controllo umano, dell’algoritmo la difesa dei Paesi, ma anche e soprattutto quelli che si apprestano alla manipolazione ontologica dell’Uomo fin qui conosciuto e al controllo di tutto ciò che si muove per strada. Senza opporsi allo sviluppo o paralizzare lo sviluppo in una gabbia di controlli e procedure, si può tuttavia prendere t atto che ogni nuovo salto tecnologico apre opportunità e pericoli. Il rischio fa parte della storia umana, da quando i nostri pre-antenati decisero di scendere dagli alberi e camminare pericolosamente sul terreno.

Ogni strumento che “l’homo faber” si è costruito ha sempre avuto un uso pacifico/costruttivo e un uso ostile/contundente. Questa affermazione pare oggi troppo semplicistica, perché, si obbietta, l’A. I. è uno strumento più pervasivo di ogni altro finora sconosciuto. Può manomettere i nostri circuiti neuronali e quindi la nostra mente, e quindi la nostra percezione della realtà e quindi la verità del nostro stare nel mondo. Se poi si colloca l’A. I. dentro un contesto di una risorgente “nuova Gnosi”, che tende a frantumare l’unità corpo/psiche/mente dell’essere umano e la consistenza della famiglia quale sistema di relazioni generativo/rigenerativo della differenza sessuale e di genere, risulta sempre più difficile controllare e prevedere le condizioni alle quali si riprodurranno le società umane e la storia del mondo.

Ben consapevole di tutto ciò è il Documento “Antiqua et Nova” pubblicato il 28 gennaio 2025, per impulso di Papa Francesco, che affronta la questione dell’A. I., decostruendo in primo luogo gli “idòla fori”, diffusi nel linguaggio e nella comunicazione e nella propaganda che l’A. I. fa di se stessa, i quali attribuiscono personalità umana all’A. I., al punto da chiederle consigli per vivere, per fidanzarsi, per curarsi e…. per morire. Contro la tendenza all’antropomorfizzazione, il Documento afferma che l’A. I. è solo una modalità di linguaggio calcolatorio operato su un’enorme base statistica e che, invece, “l’intelligenza umana” è tanto “intellectus”  come intuizione della verità, che precede l’argomentare, quanto “ratio” come processo discorsivo e analitico che conduce al giudizio.

Insieme, intelletto e ragione costituiscono i due risvolti dell’unico atto dell’”intelligere”, “operazione dell’uomo in quanto uomo”. E “l’intelligere” ha a che fare con la corporeità e con la relazione con gli altri. Compito di ciascuno di noi, della società civile, dello Stato è custodire questa specificità dell’umano. Ma su questo a giorni leggeremo “Magnifica humanitas”, la prima enciclica di Leone XIV, dedicata alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. È stata firmata il 15 maggio, come la Rerum novarum del 1891.


giovanni cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.

Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.