Dolci, la Bmw scura e la controversa denuncia del 27 marzo, il giorno dopo la notizia della profanazione
Nel frattempo la difesa ricorre al Riesame su perquisizione e sequestri
Sant’Omobono Terme. Ambigua, controversa, assurda, bizzarra, o forse nulla di tutto ciò. Scegliete voi, ma la testimonianza che Francesco Dolci rende il 27 marzo ai carabinieri di Almenno San Salvatore merita di essere raccontata per almeno due motivi. Primo: il 27 marzo non è una data qualunque. La profanazione della salma di Pamela Genini era ormai di dominio pubblico, dopo il servizio trasmesso il giorno precedente da ‘Dentro La Notizia’ su Canale 5. Secondo: questa denuncia rappresenta forse meglio di ogni altra la frattura insanabile tra la versione di Dolci e quella degli investigatori.
Da una parte lui, che parla di persone sospette attorno alla propria abitazione, intrusioni e intimidazioni. Dall’altra gli inquirenti, che continuano a sostenere come nessuno degli elementi emersi abbia mai trovato un reale collegamento con la profanazione del corpo nel cimitero di Strozza. Eppure, proprio dentro questa denuncia — una delle tante, va detto — c’è un dettaglio che rende davvero sottile il confine tra suggestione e realtà.
Ma andiamo con ordine. Secondo gli investigatori, Dolci il 26 marzo sarebbe già stato al corrente della profanazione. Essendo lui stesso indagato, il sospetto degli inquirenti è che possa essere coinvolto direttamente nel gesto. Il 41enne impresario sostiene invece altro. Dice di aver appreso la notizia da Maria Teresa Sabella, detta “Mimì”, già sindaca di Rota d’Imagna e oggi consigliera comunale d’opposizione a Sant’Omobono Terme. “Ma è vero?”, le avrebbe chiesto prima di scoppiare a piangere.
Nel pomeriggio, alle 17.40, Dolci si presenta in caserma, mentre in tv viene diffusa la notizia della profanazione. Già allora, lui ribadisce ciò che sostiene da tempo: la profanazione sarebbe un gesto intimidatorio rivolto direttamente alla sua persona. Un messaggio per impedirgli di parlare dei presunti “brutti giri” collegati a Gianluca Soncin, l’uomo che il 14 ottobre scorso uccise brutalmente Pamela sul balcone di casa, a Milano.
Il giorno successivo Dolci torna dai carabinieri, che ritengono le sue dichiarazioni meritevoli di approfondimento. È agitato, spaventato. Chiede persino di essere accompagnato in caserma da una pattuglia. Poi riferisce un episodio piuttosto singolare. Dice che il 22 marzo, attorno alle 17.40, avrebbe notato una Bmw scura transitare lentamente davanti alla sua abitazione. A bordo, un uomo e una donna dai tratti dell’Est Europa. Racconta di aver incrociato il loro sguardo e di essersi insospettito al punto da seguirli in auto verso Corna Imagna e Locatello.
Fin qui, il racconto potrebbe restare confinato all’ambito dei sospetti. Ma c’è un elemento che rende la vicenda abbastanza surreale. Dolci mostra ai carabinieri una visura Aci della targa della Bmw. L’auto risulta intestata a un 45enne nato a Palermo e residente in provincia di Monza e Brianza. Quando gli investigatori effettuano gli accertamenti in banca dati, emerge un dettaglio che li fa sobbalzare: quell’uomo ha precedenti per reati contro il patrimonio, ma soprattutto per reclutamento di mercenari con finalità terroristiche. I cosiddetti foreign fighters. È vero, non è una bugia.
Proprio qui la storia assume contorni quasi paradossali. Perché quel dettaglio finisce inevitabilmente per attribuire un peso diverso al racconto di Dolci. Non perché confermi le sue ipotesi, ma perché trasforma quella che poteva apparire come una semplice suggestione in una circostanza quantomeno anomala, meritevole di verifiche.
Verifiche che però, allo stato attuale, non avrebbero portato ad alcun riscontro concreto. Gli investigatori confermano di aver approfondito la posizione dell’intestatario della Bmw proprio alla luce dei precedenti emersi, senza tuttavia trovare collegamenti con Pamela Genini o con la profanazione della salma. Questo vale anche per le altre denunce presentate da Francesco Dolci (una trentina circa) che si dice vittima di un complotto. Una coincidenza insolita, quella della Bmw scura. Ma che per i carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi, allo stato resta soltanto questo: una coincidenza.
Nel frattempo, proseguono le ricerche dei resti di Pamela Genini in Valle Imagna. Sarebbero circa una trentina le grotte ancora da ispezionare con il supporto del Soccorso alpino. Finora, però, le attività non hanno dato alcun esito. L’unico indagato a piede libero per vilipendio di cadavere resta Dolci, che ha sempre respinto ogni accusa proclamandosi innocente. Dopo aver visionato per la prima volta gli atti d’indagine legati alla profanazione scoppia in lacrime: “La testa da tagliare era la mia per non farmi parlare, non quella di Pamela”. Quelle foto “mi hanno fatto stare veramente male. Solo oggi mi sono reso conto di quello che è successo. Lo hanno fatto davvero”.
Le foto del cadavere decapitato della 29enne sono contenute nel fascicolo a cui l’avvocato Eleonora Prandi ha avuto accesso dopo essere ricorsa al Riesame contro la perquisizione a casa del suo assistito e il sequestro, tra le altre cose, di un telefono cellulare e di un coltello a lama liscia successivamente inviato al Ris per verificare l’eventuale presenza di tracce biologiche. Appuntamento nei prossimi giorni in tribunale.





