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Defunti nelle chiese: primo sì della Regione alla deroga per i piccoli Comuni
La chiesina del Cesulì a Colere

Parere favorevole della Commissione Sanità all’emendamento proposto da Anelli (Lega), che passa con i voti di Pd e Avs. Se approvato dal Consiglio regionale il prossimo 16 giugno, nei paesi sotto i 5 mila abitanti si permetterebbe l’esposizione del feretro in un luogo scelto dalla famiglia

È il primo tentativo concreto di modificare la normativa regionale che vieta l’esposizione delle salme nelle chiese prima dei funerali. Via libera bipartisan in Commissione Sanità all’emendamento al Pdl 177, presentato dal consigliere regionale Roberto Anelli, che introduce una deroga per i Comuni sotto i 5 mila abitanti. L’obiettivo è consentire, dopo l’accertamento ufficiale della morte ma prima che siano trascorse 24 ore dal decesso, il trasferimento del defunto in un luogo scelto dalla famiglia per la veglia funebre.

Il dibattito si era acceso lo scorso giugno, soprattutto nelle valli bergamasche, dopo i richiami di Ats ai sindaci dei piccoli Comuni. La vicenda nasce dall’applicazione più rigida del regolamento regionale, che vieta l’esposizione dei feretri nei luoghi di culto prima dei funerali. Con una comunicazione inviata ai sindaci il 9 maggio 2025, Ats Bergamo aveva ribadito che le chiese non possono essere utilizzate come luoghi di osservazione delle salme.

Nei borghi montani si è ormai consolidata la tradizione di lasciare il defunto in chiesa per consentire alla comunità di dare l’ultimo saluto. Borghi dove, spesso, le case funerarie sono distanti chilometri e non sempre facilmente raggiungibili da una popolazione che sta invecchiando inesorabilmente con il passare degli anni.

Tra gli episodi che hanno contribuito ad alimentare la polemica c’è anche il caso di Oltre il Colle. Da lì era partita una mobilitazione politica: 64 sindaci bergamaschi avevano firmato una richiesta di modifica della normativa, sostenendo che il regolamento limitasse le scelte delle famiglie e svuotasse di significato un rito collettivo radicato nelle comunità locali. Anche parroci e amministratori avevano contestato una norma ritenuta poco adatta alla realtà dei territori marginali.

L’emendamento nasce proprio dalle richieste avanzate dai sindaci, ascoltati nei mesi scorsi durante le sedute della Commissione regionale. Il documento è stato approvato con 43 voti favorevoli, 7 astenuti e 25 contrari: i consiglieri bergamaschi, trasversalmente agli schieramenti politici, hanno votato a favore. Al momento della votazione, però, il centrodestra si è spaccato e il via libera è arrivato grazie anche ai voti del Pd e di Avs.

Il punto centrale della proposta riguarda la finestra temporale tra l’accertamento della morte e il termine delle 24 ore previste prima della chiusura del feretro. La modifica mira a consentire il trasferimento e l’esposizione del defunto in un luogo scelto dai familiari nel Comune di residenza, tutelando la partecipazione collettiva al lutto. Nel testo è richiamato anche l’esempio dell’Emilia-Romagna, dove una disciplina simile già consente il trasferimento del cadavere dopo l’accertamento della morte.

Politicamente il voto segna un cambio di passo. Fino a pochi mesi fa sia Regione Lombardia sia Ats avevano mantenuto una linea molto rigida sul divieto di permanenza dei feretri nelle chiese prima del funerale. “Un lavoro enorme durato otto mesi – ricorda Anelli, presidente della Commissione Sanità -. Il problema esiste, ora attendiamo le indicazioni della Giunta regionale per trovare un sistema che possa colmare la lacuna oggi presente”.

Un segnale forte, che prova a rispondere a un’esigenza emersa dai territori. “L’unica soluzione non può essere quella delle case funerarie: dove non esistono, non possiamo permettere che i cittadini facciano chilometri per vegliare il proprio caro”, sostiene il consigliere.

L’emendamento potrebbe ancora essere modificato: la Commissione attenderà fino alla fine di maggio un’alternativa dalla Direzione generale Welfare, altrimenti il documento approderà il 16 giugno in Consiglio regionale. “Non è stato facile, ma oggi il mondo bergamasco della montagna ha dato un grande segno di unità per dare una risposta ai sindaci dei piccoli Comuni”, osserva Jonathan Lobati, consigliere regionale e membro della Commissione.

“Un passo avanti verso la risoluzione di un problema che riguarda soprattutto le aree interne – commenta l’ex sindaco di Onore, oggi consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Michele Schiavi -. La scelta politica è chiara: tutti devono avere a disposizione un luogo dove poter salutare il proprio caro: oggi, salvo poche eccezioni, le sale del commiato nei piccoli Comuni mancano, spesso anche per assenza di interesse economico da parte dei privati a realizzare questi investimenti”.

Il voto in Commissione ha visto il parere favorevole dei consiglieri regionali del Partito Democratico. “Una prima risposta alle esigenze espresse dai piccoli Comuni privi di case funerarie e nei quali, per ragioni economiche, demografiche e logistiche, risulta altamente improbabile la loro realizzazione in futuro”, spiegano i consiglieri dem Davide Casati e Jacopo Scandella.

“Crediamo sia un buon punto di partenza per discuterne perché prende in considerazione l’esigenza di tanti cittadini – spiegano -, ma l’emendamento approvato oggi in Commissione Sanità presenta ancora delle parti da approfondire e migliorare. In particolare, sarà necessario definire meglio le aree interne che potranno beneficiare della misura e i requisiti igienicosanitari minimi dei locali destinati alle onoranze funebri”.