Logo

Temi del giorno:

Giorgio Gori, europarlamentare del Partito Democratico, non nasconde il suo disappunto e la sua ferma condanna sull’umiliazione riservata agli attivisti della Global Sumud Flotilla

“È un fatto che mi ha veramente colpito moltissimo, una cosa raccapricciante. L’irrisione dei prigionieri non appartiene alla nostra cultura, che in ogni caso, anche in condizioni di conflitto, prevede il rispetto appunto dei prigionieri”. Giorgio Gori, europarlamentare del Partito Democratico, non nasconde il suo disappunto e la sua ferma condanna sull’umiliazione riservata agli attivisti della Global Sumud Flotilla, diretti a Gaza per portare aiuti, fatti prigionieri in acque internazionali e sbeffeggiati dal ministro per la sicurezza di Israele Itamar Ben-Gvir nel porto di Ashdod.

“Ben Gvir, ministro del governo Netanyahu, che già si era segnalato per il suo estremismo religioso, per la sua indole razzista, ha fatto cose che hanno portato persino il presidente della Repubblica Mattarella a esprimersi in modo molto tranchant, parlando di infimo livello. Ed è un dramma, perché questo umiliare degli attivisti pacifici non soltanto si aggiunge ai crimini che già sono stati commessi, ma quella stessa persona è responsabile degli eccidi di Gaza, è responsabile dell’occupazione sanguinosa, oltre che illegale i territori della Cisgiordania. Mi auguro che questo ministro, così come gli altri componenti del governo Netanyahu, che hanno le stesse responsabilità, paghino per le loro azioni. Questo fatto è anche terribilmente dannoso per il popolo israeliano, per la reputazione di Israele, e ci vorrà un sacco di tempo per riabilitare l’onore di Israele di fronte al mondo dopo queste sconcezze che stiamo vedendo”.

Dopo i fatti di Israele Gori affronta il tema del rincaro dell’energia dopo il blocco dello stretto di Hormuz; il prezzo del petrolio e quali ripercussioni ci siano sulla nostra economia, il rapporto di Trump con il premier cinese Xi Jinping e di quest’ultimo con Putin. “In questo quadro il rischio per l’Europa è di essere un vaso di coccio tra i giganti. Un rischio che esiste ed è la ragione per cui stiamo facendo tutto il possibile per spingere, convincere i colleghi e i governi di di altri paesi, a condividere una visione in cui l’Europa sia più unita, più integrata e che decida di fare degli investimenti insieme per recuperare quella distanza che oggi ci separa dalla frontiera della tecnologia. Ne ha parlato qualche giorno fa di nuovo Mario Draghi ad Aquisgrana in un discorso che andrebbe, a mio avviso, incorniciato. Chiarissimo nel dire che cosa va fatto e anche come va fatto, cioè con un pragmatismo che a questo punto lascia sullo sfondo la modifica dei trattati che richiederebbe l’unanimità tra i 27 Stati membri e quindi è molto difficile, ma ci incita a partire, a fare qualcosa almeno in un gruppo più limitato di paesi”.

“Va da sé – prosegue Gori – che il mio auspicio è che l’Italia sia in quella ristretta rosa di Paesi che vogliono davvero fare quel passo avanti. Xi Jinping dà l’idea di essere interessato alle variabili economiche più che a quelle politiche e in questo sicuramente c’è del vero, nel senso che la Cina è molto concreta e molto pragmatica. In questo momento ha interesse a consolidare la propria posizione commerciale, a non trovarsi delle barriere per le proprie gigantesche esportazioni, a progredire da un punto di vista tecnologico. Non dimentichiamo però che la Cina è dietro alla Russia e fornisce aiuti alla Russia nella sua aggressione all’Ucraina. Non dimentichiamo che la Cina è il principale sponsor dell’Iran che è il centro del disordine del Medio Oriente. La Cina è anche un insidioso interlocutore. Leggevo qualche giorno fa di una collaborazione tra il Ministero degli Interni e il governo cinese per una qualche partita informatica che si è risolta con l’espulsione dei tecnici cinesi che avevano cercato di hackerare il sistema del Ministero degli Interni. Quindi non proprio un interlocutore che si possa prendere alla leggera. Io penso che noi non possiamo fare a meno di dialogare con la Cina ma credo anche che dobbiamo essere molto consapevoli delle differenze che ci sono in termini di valori, di priorità e anche delle insidie che nasconde il rapporto con il Pechino”.