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“Incertezza e caro materiali, ma stiamo a galla col Pnrr: puntiamo su Piano Casa e partenariato pubblico-privato”
Nel riquadro: Renato Guatterini, presidente Ance Bergamo

Renato Guatterini, presidente di Ance Bergamo, analizza il momento del comparto: “Il nostro territorio ha dimostrato di essere in grado di adattarsi, di essere competitivo, di avere un tessuto imprenditoriale forte. Al lavoro su formazione e intelligenza artificiale”

È un settore in salute quello dell’edilizia bergamasca che, nonostante le preoccupazioni date dall’incertezza a livello globale, può dire di aver gettato basi solide per guardare al futuro con maggiore ottimismo: la massa salari cresce, spinta dal recente adeguamento contrattuale, l’onda lunga del Pnrr continua a sostenere il lavoro delle imprese e le opportunità offerte dal Piano Casa potranno dare un nuovo boost a commesse e cantieri.

“Ci sono diversi indicatori che ci fanno pensare in positivo – conferma il presidente di Ance Bergamo, Renato Guatterini – Il nostro territorio ha dimostrato di essere in grado di adattarsi, di essere competitivo, di avere un tessuto imprenditoriale forte: ci sono le condizioni per poter affrontare anche eventuali momenti poco felici”.

Presidente, come sta il settore delle costruzioni in provincia di Bergamo?

Sicuramente la flessione tanto temuta è stata abbastanza mitigata dall’andamento delle opere pubbliche, che sta godendo ancora della fine del Pnrr: il completamento degli interventi programmati aiuta molto, soprattutto nella parte infrastrutturale, meno in quella abitazioni che aveva beneficiato negli anni precedenti di diversi incentivi fiscali. Nel 2025 la massa salari è cresciuta del 5,3%, aumento un po’ drogato dall’adeguamento del contratto ma comunque positivo e che segue il +9% segnato nel 2024. I dati della fascia ottobre 2025-marzo 2026 riportano di un ulteriore +10% sulla massa salari rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. L’incertezza pesa ma bonus ed esperienza del Pnrr ci hanno attrezzati, ci hanno fatto crescere come imprese, sia a livello strutturale che dal punto di vista finanziario, organizzativo e degli investimenti: è un patrimonio che resta e ci teniamo nel cassetto.

Al momento quali sono le difficoltà maggiori? 

Una delle incertezze principali è quella del caro materiali, direttamente legata alla crisi in atto da mesi nel Medio Oriente. Le imprese stanno ancora scontando gli aumenti innescati dalla guerra in Ucraina dai quali molte ancora non sono riuscite a rientrare: ora si sono sommati il conflitto in Iran e il blocco dello stretto di Hormuz, strategico per la circolazione di petrolio e derivati. Petrolio e bitume sono aumentati del 50%, quindi il costo di una strada e di qualsiasi altro intervento simile è aumentato del 25%. Diventa difficile per una stazione appaltante che ha chiuso contratto a 100 euro spiegare che si sale a 125. Anche il ferro da costruzione ha subito aumenti nell’ordine del 25%, così come il rame. A cascata tutta la filiera ne risente: siamo preoccupati perché è difficile portare avanti lavori già in corso da un lato e dall’altro acquisire nuovi contratti. L’auspicio è che i rincari rientrino in fretta, anche se sappiamo benissimo che i prezzi sono veloci a salire e si abbassano molto più lentamente.

Ha citato le opere Pnrr: quale impatto continuano ad avere sul territorio? 

Nel biennio 2022-2023 abbiamo registrato un record di lavori pubblici: 444 gare pubbliche l’anno, per 875 milioni di euro annui di importi a base d’asta, oltre il 200% in più rispetto al periodo precedente. Numeri impressionanti, resi possibili dall’enorme impulso del PNRR, che in quel biennio ha finanziato quasi la metà degli importi dei lavori pubblici. Nel biennio 2024-2025 abbiamo già osservato un rallentamento evidente delle gare pubbliche, che rimangono comunque su livelli elevati: nella nostra provincia gli importi a base d’asta sono scesi a 550 milioni di euro, con un drastico calo del peso dei finanziamenti PNRR (dal 48% nel biennio 2022-2023 al 14% nel biennio 2024-2025). Ora questi finanziamenti stanno terminando.

E cosa succederà dopo? 

Uno dei temi che ci sta più a cuore è quello del partenariato pubblico-privato, che possa legare le aziende alle stazioni appaltanti pubbliche per predisporre progetti a lungo termine, sull’orizzonte dei 15-20 anni, che comprendano efficientamento energetico, consolidamento degli edifici, riqualificazioni. Fino a un paio di mesi fa era una prospettiva invitante, perché se il proponente presentava un progetto di riqualificazione in caso di gara aveva poi una prelazione per l’esecuzione dei lavori. La Corte Europea ha però smontato questa impostazione, definendola incostituzionale: un pronunciamento che frena gli stimoli alle imprese, che per progettare affrontano dei costi. A quale pro assumersi un tale impegno se poi in fase di bando un’altra impresa proponendo un prezzo più basso può prendersi il lavoro e farlo sulla base di quello stesso progetto? Riponiamo grandi aspettative sul Piano Casa, sul quale Ance si è già espressa favorevolmente a livello nazionale.

In cosa consiste e come potrebbe cambiare l’orizzonte delle imprese? 

Il Piano Casa porta sicuramente degli stimoli nuovi, ma allo stato attuale necessita ancora di un miglioramento attraverso decreti ad hoc che noi stessi come associazione stiamo portando a Roma per dare un contributo. Avrebbe un peso incredibile nel panorama edilizio, perché i numeri sono imponenti sul fronte abitativo Fondi che servirebbero per l’adeguamento di abitazioni non a norma, che a Bergamo sono circa 170 mila, circa il 30% sullo stock totale. È un dato che ingloba qualsiasi tipologia di casa, ma comunque incredibile se pensiamo alla forte emergenza casa che stiamo vivendo: dobbiamo sistemare questo cortocircuito e il Piano Casa aiuterà molto nel percorso di recupero del patrimonio pubblico. Sono molti gli aspetti positivi della proposta, come l’istituzione di un fondo per la morosità incolpevole o la possibilità di riscattare immobili di edilizia residenziale pubblica per chi paga regolarmente il proprio canone o ancora la possibilità di affittare appartamenti di nuova costruzione con un patto di acquisto finale. C’è anche un altro disegno di legge, collegato al Piano Casa, che agevolerà gli sfratti veloci a chi utilizza appartamenti senza titolo: non è un discorso politico, ma se il proprietario ha la certezza di avere la propria unità immobiliare liberata in tempi giusti sarà più predisposto a renderla agibile e a disposizione per l’affitto. In un Piano Casa nazionale da 10 miliardi complessivi di risorse pubbliche dovremo mettere in campo un grande lavoro per intercettare queste risorse: sarà prioritario fare investimenti privati per costruire alloggi da affittare e vendere a prezzi convenzionati e calmierati.

C’è qualcosa che cambiereste? 

Al momento è previsto l’obbligo di affittare o vendere almeno il 70% di queste nuove costruzioni a prezzi calmierati: per noi è una quota eccessiva, vediamo se si può correggere perché in questo modo crediamo che vengano agevolati solamente i grossi gruppi, magari anche stranieri, che potrebbero aderire.

Anche a livello locale Ance Bergamo si sta muovendo da tempo sul tema della casa. 

Stiamo lavorando molto bene sul Tavolo 2030 riguardo la rigenerazione urbana, che coinvolge tutti i principali stakeholder della città, mentre in città è stato attivato un osservatorio permanente dal Comune di Bergamo. Dobbiamo sistemare un disequilibrio evidente: dove c’è lavoro spesso non c’è la casa, dove c’è la casa non c’è lavoro. È invece importate che tutti i lavoratori, sia in città che nei paesi, siano nelle condizioni di trovare una sistemazione in zone limitrofe ai proprio luoghi di lavoro. È una sfida che non riguarda solo Ance, ma tutto il tessuto produttivo.

Anche trovare forza lavoro sta diventando un problema? 

Bergamo è un’isola felice dal punto di vista del lavoro, il problema è però trovare giovani e famiglie che siano attratti dal nostro settore. Siamo noi a doverlo rendere più attrattivo: viene visto ancora come scomodo e faticoso, ma in realtà è cambiato profondamente il modo di lavorare. Dal canto nostro abbiamo attivato un corso triennale in Scuola Edile che ti garantisce la qualifica di operatore edile. Abbiamo l’Its I Cantieri dell’Arte, con una ventina di persone all’anno. Un grande lavoro lo sta facendo il nostro gruppo giovani, presieduto da Federico Roncelli, che quest’anno è stato in grado di coinvolgere 500 studenti in visite formative sui cantieri: se anche solo il 5-10% di loro richiedesse l’assunzione nelle nostre aziende avremmo fatto bingo.

A proposito di attrattività: l’intelligenza artificiale sta entrando nelle vostre aziende? 

Ci stiamo lavorando molto e proprio in occasione dell’assemblea privata di giovedì sera si terrà un corso dedicato all’applicazione dell’IA per la sicurezza in cantiere: parteciperanno gli studenti di EdiVoices, iniziativa dell’Università di Bergamo dedicata alla condivisione di attività di ricerca, visioni, esperienze e buone pratiche tra accademia, imprese e istituzioni con l’obiettivo di contribuire alla diffusione della cultura dell’innovazione, per facilitare la transizione del comparto edilizio verso modelli più sostenibili socialmente, economicamente ed energeticamente. Un ciclo di incontri che per l’appuntamento con l’Intelligenza Artificiale vedrà come relatore il professor Paolo Omero dell’Università di Udine. Perché lo abbiamo fatto? Perché tante imprese si rivolgono a noi per un orientamento e non vogliamo che si approccino in modo disordinato e disomogeneo a questo tema: vogliamo essere noi a proporre corsi ad hoc per i nostri imprenditori, perché l’IA non dobbiamo subirla ma conoscerla e governarla. La direzione ormai è chiara: meglio avere il timone ben saldo tra le mani.