Tribunale di Bergamo
|Omicidio Claris, De Simone davanti al giudice: la difesa chiede l’esclusione dell’aggravante
Nella mattinata di mercoledì 20 maggio al Tribunale di Bergamo si è svolta la prima udienza per l’uccisione del 26enne avvenuta in via Ghirardelli nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2025. Il 16 giugno saranno sentite la mamma e la sorella della vittima
Nella mattinata di mercoledì 20 maggio al tribunale di Bergamo si è svolta la prima udienza del processo per l’omicidio di Riccardo Claris, il 26enne ucciso in via Ghirardelli, nelle vicinanze dello stadio di Bergamo, nella notte tra il 3 e il 4 maggio 2025.
Davanti alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Donatella Nava si è presentato l’imputato Jacopo De Simone che, assistito dal legale Luca Bosisio, è comparso davanti al collegio composto anche dal giudice a latere Michela Loletto e dalla giuria popolare. Nel corso dell’udienza, l’avvocato Bosisio, che ha acconsentito all’acquisizione di tutti gli atti, ha chiesto nuovamente l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e di procedere con il rito abbreviato.
De Simone rilascerà dichiarazioni spontanee dopo l’udienza del prossimo 16 giugno, quando saranno sentite Alessandra Feroldi, assistita dall’avvocato Fabrizio Losito, e Barbara Claris, sostenuta dall’avvocato Michele Facchinetti. Le due donne erano presenti in aula insieme alla nonna Barbara Agazzi e ad altri familiari del 26enne. Il 1° luglio si procederà con la conclusione dell’ascolto di tutte le parti coinvolte nel procedimento, mentre per l’8 settembre è già stata fissata l’udienza dedicata a eventuali repliche.
La vicenda
La notte tra il 3 e il 4 maggio 2025 Riccardo Claris, 26enne consulente finanziario e tifoso dell’Atalanta, venne ucciso con una coltellata in via dei Ghirardelli, a pochi passi dallo stadio di Bergamo. Per l’omicidio è imputato il 19enne Jacopo De Simone, reo confesso, processato davanti alla Corte d’Assise con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla pm Maria Esposito, tutto iniziò al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, locale frequentato da tifosi atalantini. De Simone avrebbe intonato un coro dell’Inter all’esterno del bar, facendo nascere un acceso confronto con il gruppo di Claris. Le tensioni sarebbero poi proseguite all’uscita del locale, fino a un inseguimento verso casa dei De Simone, al civico 27 di via dei Ghirardelli. Una volta arrivato nell’appartamento dove vive con la famiglia, il 19enne salì in casa. La madre, intuendo la gravità della situazione, nascose i coltelli presenti nell’abitazione. De Simone riuscì però a procurarsi un coltello con lama in ceramica bianca da 11 centimetri e tornò all’esterno armato. Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo di atalantini si stava ormai allontanando quando Claris venne colpito con un unico fendente mortale.
L’autopsia eseguita dal medico legale Luca Tajana ha chiarito che il colpo fu sferrato alle spalle: la lama penetrò sotto la scapola sinistra, perforando il polmone e recidendo l’aorta. Dopo il delitto, De Simone, ore detenuto al carcere di Cremona, si costituì ammettendo di avere accoltellato il 26enne. Durante gli interrogatori sostenne di avere agito per difendere la propria famiglia da quella che definì “una mandria di animali”, affermando anche che Claris fosse armato di una catena, circostanza che però non avrebbe trovato riscontri investigativi.
Per il gip Maria Beatrice Parati non vi sarebbero i presupposti della legittima difesa, dal momento che il giovane, dopo essersi sottratto al pericolo rientrando in casa, avrebbe scelto volontariamente di tornare in strada armato, “ingenerando una nuova situazione di pericolo” e agendo con “intento di vendetta e giustizia privata”. Il gup Luca Bonifacio ha inoltre confermato l’aggravante dei futili motivi, contestata dalla procura in relazione a una lite nata, secondo l’accusa, per questioni legate al tifo calcistico






