Memorial Mazza
|La Panchina d’Argento a Palladino: “L’Atalanta il mio destino. Futuro? Vedremo”
Il tecnico nerazzurro premiato alla presentazione della 33ª edizione del Memorial Mazza, torneo giovanile in programma a Treviglio dal 28 maggio al 7 giugno
“Credo che il popolo atalantino apprezzi chi lavora in silenzio con umiltà, sacrificio e dedizione. Io l’ho fatto e non a caso sono arrivati i risultati”. Raffaele Palladino, per ora, lascia pochi indizi sul proprio futuro e si gode l’ennesima qualificazione alle competizioni europee dell’Atalanta, in una stagione che, nonostante qualche difficoltà, ha visto la Dea confermarsi tra le protagoniste in Italia e in Europa.
Nella serata di martedì 19 maggio il tecnico nerazzurro è stato tra i protagonisti della presentazione della 33ª edizione del Memorial Mazza, ospitata a “La Muratella” di Cologno al Serio, dove gli è stata consegnata la Panchina d’Argento. Il riconoscimento è inserito nell’ambito del torneo giovanile dedicato alla memoria di Ambrogio Mazza, figura centrale dello sport trevigliese e non solo. La manifestazione si svolgerà allo stadio comunale di Treviglio dal 28 maggio al 7 giugno e coinvolgerà Pulcini, Under 15, Under 16, Esordienti, Special e squadre femminili. Insieme a Palladino è stato premiato anche Alessio Delpiano, attualmente allenatore dello Scanzorosciate e che da calciatore fu tra i protagonisti della promozione dell’Alzano Virescit in Serie C.
A margine della consegna del premio, il tecnico ha voluto sottolineare il valore del percorso costruito con il club: “Ringrazio chi mi ha votato e la mia società, l’Atalanta, che mi ha permesso di ricevere questo premio. È un riconoscimento individuale, ma nasce dal lavoro quotidiano con i ragazzi e con lo staff. Un grazie anche ai tifosi, sempre al nostro fianco dall’inizio alla fine”.
L’allenatore napoletano si è poi soffermato sul lavoro svolto nel corso della stagione: “Quando sono arrivato la squadra non attraversava un momento semplice. È stato fatto un lavoro di squadra, insieme alla società e ai giocatori. Un percorso che oggi può sembrare scontato, ma che non lo è stato: è servito un lavoro di testa, sull’emotività, sull’entusiasmo e sulla costruzione di un’identità che si era un po’ persa. Siamo orgogliosi del percorso fatto tra Coppa Italia, Champions League e Campionato”.
Infine il legame con l’ambiente nerazzurro e un inevitabile riferimento a quel che sarà: “Ho rifiutato varie proposte dopo Firenze, anche dall’estero, perché sentivo che questo fosse il posto giusto per me. Mi sono trovato bene e il lavoro è stato riconosciuto. Il popolo atalantino apprezza chi lavora con serietà. L’Atalanta doveva essere il mio destino, ora vedremo cosa succederà”.

