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Il giallo della testa trafugata dal cimitero di Strozza, controlli senza esito: proseguiranno nelle prossime ore secondo un programma operativo già definito

Sant’Omobono Terme. Per oltre sei ore i carabinieri hanno setacciato boschi e terreni, spostato pietre e mattoni, ispezionato una vecchia fossa biologica, perlustrato una stalla, controllato perfino le arnie delle api con l’ausilio di un apicoltore e rivoltato il compost del giardino alla ricerca di qualsiasi traccia utile alle indagini.

Martedì mattina, 19 maggio, le proprietà riconducibili a Francesco Dolci, sulle colline di Sant’Omobono Terme, sono diventate il fulcro delle ricerche legate al caso della profanazione della tomba di Pamela Genini, secondo gli investigatori avvenuta tra il 27 ottobre e il 2 novembre scorso. Dalla bara della giovane già vittima di femminicidio è scomparsa la testa. I carabinieri l’hanno cercata con il supporto di Claus e Hula: i cani molecolari dall’olfatto prodigioso addestrati alla ricerca di resti umani e parti anatomiche, arrivati da Firenze insieme ai loro conduttori specializzati.

Le perquisizioni si sono concentrate in alcune aree rurali preventivamente “individuate sulla base delle risultanze investigative sinora acquisite”, recita una nota dell’Arma dei carabinieri. A supporto delle operazioni anche gli speleologi del Soccorso Alpino, pronti a ispezionare grotte e zone impervie anche se al momento non ce n’è stato bisogno.

Dalle 9.30 circa una quindicina di militari si è mossa tra prati, orti e manufatti rurali, passando al setaccio ogni angolo. Francesco Dolci, unico indagato, ha osservato tutte le fasi delle operazioni: a tratti ha seguito da vicino gli investigatori, a tratti è rimasto in disparte. Alle 9.41, racconta lui stesso, ha iniziato a registrare quanto stava accadendo.

I carabinieri non hanno tralasciato nulla: una stalla, un vecchio muretto da cui sarebbero stati rimossi dei mattoni e una fossa biologica chiusa da molti anni, aperta e ispezionata senza esito. “Hanno ribaltato tutto – ha detto al termine delle operazioni uno stremato Dolci -. Le aiuole, il compost, perfino i sassi”. Nel giardino l’attenzione si è concentrata sull’area destinata al compostaggio domestico. Terra e scarti organici sono stati smossi e rivoltati palmo a palmo. “Facevo compostaggio per le aiuole – ha spiegato il 41enne – ci mettevo gli scarti della cucina”.

A un certo punto le ricerche si sono interrotte per la presenza di sette arnie: è stato necessario l’intervento di un apicoltore per mettere in sicurezza l’area e consentire le verifiche. Le operazioni si sono concluse intorno alle 15.30, anche perché i cani molecolari hanno bisogno di riposare per mantenere l’efficienza operativa e far valere i loro poderosi recettori olfattivi. Basti pensare che solo pochi mesi fa Claus, splendido pastore belga malinois, ha contribuito al ritrovamento dei resti di un postino scomparso nel 2019 in Friuli-Venezia Giulia.

Alla fine le perquisizioni hanno dato esito negativo, come rivendica lo stesso Dolci. Apparso teso, nervoso e irritato perché, a suo dire, i controlli avrebbero interessato anche proprietà non di sua esclusiva pertinenza. “Questa è la giustizia italiana”, ha urlato ai giornalisti ai piedi della sua abitazione in attesa di novità (nel decreto di perquisizione, si apprende, sarebbero indicate le sue proprietà e ogni altro luogo utile alle indagini).

“Sono innocente, non ho nulla da temere – ha ribadito Dolci -. Mi sembra di essere il nemico pubblico numero uno”. Poi ha aggiunto: “Sono pronto a lottare, per Pamela, per la giustizia, per la verità. Perché nessuno crede alla pista economica? Se Dio mi ha dato questa croce è perché sa che posso portarla”. Nel tardo pomeriggio è tornato in caserma a Bergamo insieme all’avvocato Eleonora Prandi per firmare alcuni verbali. Le ricerche proseguiranno nelle prossime ore secondo un programma operativo già definito, non resta che attendere.