Transizione palestre Hutfit-Greentheory, tra poca chiarezza e la rabbia delle lavoratrici: “Situazione inaccettabile”

La rabbia delle receptionist dipendenti delle due aziende che a inizio marzo hanno effettuato il cambio di gestione: tra contratti poco nitidi, cambi di mansione e richieste di chiarimento rimaste senza risposta e ritardi nell’emissione degli stipendi. Bellucci (Ceo) di Hutfit: “Il ritardo del pagamento della prima settimana di marzo è esclusivamente legato all’aspetto burocratico”. Coinvolta la Cgil.
Bergamo. “Nel 2026 una situazione del genere è inaccettabile”. E’ rabbia, ma soprattutto disillusione, quella che attraversa i racconti delle receptionist coinvolte nel passaggio di proprietà tra le catene di palestre HutFit e Green Theory. Una transizione che, secondo le testimonianze raccolte, avrebbe aperto settimane di confusione tra stipendi mancanti, contratti contestati, cambi di mansione e richieste di chiarimento rimaste senza risposta.
Nel bergamasco i centri interessati sono quelli di Almenno San Salvatore, Curno, Madone, Stezzano, San Paolo d’Argon, Romano di Lombardia e Antegnate. Situazioni analoghe vengono però segnalate anche nel bresciano e, secondo la Cgil, non è escluso che il problema possa coinvolgere anche altre strutture passate sotto Green Theory.
Ma facciamo ordine. Da una parte c’è HutFit, realtà del fitness low cost fondata e guidata dall’imprenditore Stefano Bellucci, cresciuta negli anni con decine di sedi in Nord Italia, altre in franchising in Piemonte e una in Sardegna. Dall’altra Green Theory, nuovo progetto imprenditoriale legato ad Alessandro Olivieri, 33 anni, conosciuto online come “Alextheory”, creator e imprenditore diventato popolare nel settore fitness e alimentazione grazie ai contenuti pubblicati sui social e ai suoi prodotti legati al mondo del benessere.
Secondo quanto raccontano le lavoratrici, il passaggio di gestione, avvenuto al termine della prima settimana di marzo, sarebbe stato inizialmente presentato come una semplice transizione, senza conseguenze per il personale: “Hutfit ci disse che per noi non sarebbe cambiato nulla. Ma non è stato così”. Il cambio gestione, spiegano le receptionist, è avvenuto ufficialmente lunedì 9 marzo, quando le strutture sono passate sotto Green Theory. Ed è proprio qui che nasce uno dei primi problemi denunciati dalle lavoratrici: il pagamento degli ultimi giorni lavorati con HutFit: “Il problema è che HutFit a fine aprile doveva pagarci la prima settimana di marzo, quella prima del cambio gestione avvenuto il 9 marzo. Ma quei soldi non ci sono ancora arrivati”. Secondo le dipendenti, insieme agli stipendi sarebbero rimasti in sospeso anche Tfr e altre spettanze. “Sto ancora aspettando il Tfr. E ci sono ragazze che oggi non lavorano più con la nuova gestione che non hanno ancora visto un euro”.
Le receptionist raccontano poi di modifiche immediate nell’organizzazione del lavoro: “Eravamo abituate a lavorare su turni dalle 9 alle 21 con HutFit. Con la nuova gestione ci siamo ritrovate con orari dalle 5.30 del mattino fino all’una di notte”. Dopo circa un mese sarebbe arrivata anche una proposta di modifica contrattuale. Da una parte il passaggio da part time a full time, dall’altra però un peggioramento dell’inquadramento professionale. “Nel contratto c’era un livello più basso rispetto a quello che avevo prima.- spiegano ancora le lavoratrici -. E se scende il livello, scende anche la paga base. Alcune di noi sulla carta risultavamo come addette bar e pulizie”.
Secondo quanto riferito dalle dipendenti, nei nuovi documenti non sarebbe stata specificata in modo chiaro nemmeno la retribuzione: “Ci hanno mandato una carta privata aggiuntiva in cui l’azienda si impegnava a garantire un certo pattuito per una maggiore serenità economica della dipendente. Senza specificare se quanto recepito fosse netto o lordo. A voce ci dicevano che erano netti, però senza alcuna garanzia scritta vera e propria”.
Dubbi aumentati con l’arrivo delle prime buste paga sotto Green Theory: “Mancavano dati e la mansione indicata non era mai quella che faccio davvero. In una busta paga risultavo addirittura personal trainer”, racconta una ragazza.
Secondo le lavoratrici, i tentativi di ottenere spiegazioni si sarebbero scontrati con il silenzio delle aziende coinvolte: “Scriviamo, chiamiamo, ma nessuno risponde”. Una rabbia che va oltre il singolo stipendio e che tocca il senso stesso del lavoro dentro queste realtà: “Siamo arrabbiate e deluse perché queste aziende si vendono come grandi realtà che offrono servizi e benessere. Poi però cadono sui concetti più basilari, che sono quelle che ricadono sui dipendenti. E la palestra funziona grazie a loro”.
Il supporto della Cgil
A seguire la vicenda c’è anche laCgil. A esporsi è Tobia Perini, segretario generale Slc, il sindacato dei lavoratori della comunicazione, che parla apertamente di una situazione poco chiara sul fronte delle tutele e della gestione del personale dopo il passaggio delle strutture da HutFit a Green Theory.
Il primo nodo, secondo Perini, riguarda le spettanze rimaste aperte con HutFit. “Le lavoratrici vengono da noi dicendo di non essere state pagate per gli ultimi giorni lavorati con HutFit. La priorità adesso è riuscire a ottenere quei soldi”.
Il secondo fronte riguarda invece le condizioni proposte dalla nuova proprietà. “Green Theory si è presentata facendo proposte contrattuali al ribasso. Parliamo di un settore che già oggi paga poco e male i propri dipendenti”. Secondo quanto riferito dal sindacato, alle lavoratrici sarebbe stato proposto un passaggio dal quarto al quinto livello pur mantenendo le stesse mansioni. Perini sostiene inoltre di avere chiesto un incontro diretto urgente senza però ottenere risposte.
Tra le criticità segnalate dal sindacato ci sarebbero anche problemi nella gestione delle malattie. “Ci sono persone che hanno fatto anche venti giorni di malattia e si sono sentite dire che non potevano essere pagate perché l’Inps non aveva ancora fatto il passaggio. Una situazione che sinceramente non avevo ancora mai sentito prima d’ora”.
La Cgil riferisce infine di avere inviato lettere di diffida alle società coinvolte. Secondo Perini, HutFit avrebbe risposto sostenendo che gli stipendi residui verranno pagati, mentre il resto sarebbe di competenza di Green Theory. Una situazione, che, conclude il sindacalista, “rischia di lasciare i lavoratori senza riferimenti certi proprio mentre le catene del fitness continuano a espandersi puntando sul modello low cost”.
Sono 12 anni che porto avanti queste palestre e, in tutti questi anni, le ragazze sono sempre state pagate puntualmente e bene, con aumenti di livello e con premi mensili al raggiungimento dei target.
Inoltre a febbraio, ad esempio, visto che avevamo lavorato bene a gennaio,avevo deciso di introdurre addirittura anche la settimana corta per incentivare le ragazze e farle stare meglio, lasciandole a casa un giorno in più proprio perché tenevo al loro benessere. Per questo mi dispiace vedere oggi questa situazione e sapere che sono arrabbiate, anche perchè sono rimasto sorpreso anche io del cambiamento delle condizioni di lavoro ; infatti avevo inviato personalmente una comunicazione a tutti i dipendenti che i contratti sarebbero continuati cosi com’erano stati sottoscritti con noi con un semplice “cambio datore di lavoro” .
La scelta di vendere le sedi è stata una scelta imprenditoriale e personale. Dopo 12 anni non è stata una decisione semplice, perché ho venduto qualcosa che ho costruito io da zero, dedicando tutta la mia vita giorno e notte, ma allo stesso tempo ne sono pienamente soddisfatto del risultato finale. Comunque il marchio HutFit rimane di mia proprietà ed ad oggi siamo operativi in piemonte e sardegna con la formula del franchising.
Per quanto riguarda i pagamenti dei sei giorni mancanti di marzo , li stiamo pagando e completeremo tutto nei prossimi giorni. Non c’è mai stata volontà di non pagare: il ritardo è stato esclusivamente burocratico e legato al cambio di gestione. Essendo una cessione d’azienda, abbiamo già chiarito anche con la Cgil che il Tfr non deve essere consegnato direttamente da noi, perché il contratto prosegue con la nuova gestione.
Tutti i contratti determinati e indeterminati continuano quindi con la nuova azienda e non c’è nessun Tfr da pagare; quelli terminati dovranno richiedere il Tfr alla nuova società e solo successivamente noi trasferiremo a Green Theory la quota relativa al periodo lavorato con noi. Io continuerò comunque a confrontarmi con i ragazzi di Green Theory per cercare di capire meglio la situazione e trovare chiarezza. Da parte mia posso dire di aver sempre fatto il mio lavoro con serietà, correttezza e attenzione verso le persone.
Ho sempre cercato di essere corretto con tutti, creando un ambiente in cui si lavorava bene insieme lasciando libertà assoluta nella gestione, grazie ai miei collaboratori che giornalmente si sono dedicati con pazienza e professionalità e non di certo si può dire la stessa cosa di alcune lavoratrici, tra periodiche malattie strategiche ,insoburdinazioni lavorative varie e atteggiamenti totalmente fuori luogo.
In tutto questo non vince nessuno , di certo non favorisce chi vuole fare impresa sana,in un paese questo ormai senza regole ,povero sotto tutti gli aspetti , morali ,etici ed ovviamente economici ,nel quale non mi riconosco più.

