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Dopo il carcere ricade nella dipendenza, ruba tre bottiglie di vino e fugge in auto trascinando il ristoratore: “Devo tornare in comunità”

Dimesso dall’ospedale Massimiliano Aceti della trattoria ‘Da Alfreda’. In aula le scuse di un 46enne pregiudicato di Verdellino, segnato da anni di alcol e droga. Il giudice lo ha rimesso in libertà, invitandolo a intraprendere in fretta un percorso di cura

Urgnano. Per rubare tre bottiglie di vino ha usato la propria auto, una vecchia Dacia. E ha scelto una trattoria a pochi metri dalla caserma dei carabinieri. Come se la necessità di soddisfare la dipendenza fosse prioritaria rispetto alla valutazione del rischio. C.M., 46enne di Verdellino, è stato arrestato. I carabinieri sono arrivati facilmente a lui grazie alle immagini delle telecamere, che hanno ripreso il numero di targa dell’auto. La stessa vettura che, per 30-40 metri, ha trascinato il titolare dell’osteria, Massimiliano Aceti, il quale — più per una questione di principio che per il valore delle bottiglie — ha tentato di fermare il ladro aggrappandosi alla macchina.

In tribunale, più che l’immagine di un rapinatore aggressivo, è emersa quella di un uomo segnato dalla dipendenza da alcol e cocaina, ricaduto nel baratro pochi mesi dopo l’uscita dal carcere. Secondo la ricostruzione, tutto inizia nel primo pomeriggio di domenica 17 maggio, tra le 15.30 e le 16. Nel locale entra un uomo che ordina un caffè, ma il suo comportamento appare subito anomalo: è nervoso, tremante, osserva insistentemente l’ambiente e si aggira con atteggiamento sospetto, arrivando persino a filmare il bancone. La titolare, insospettita, avvisa il marito, che a sua volta coinvolge il figlio. Da casa, attraverso le telecamere di sorveglianza, quest’ultimo nota una persona introdursi nel cortile dal retro. Quando i proprietari escono, sorprendono C.M. mentre tenta di scavalcare la recinzione con le bottiglie di vino. Il ristoratore lo blocca afferrandolo per le gambe, ma l’uomo riesce a divincolarsi, lascia cadere la refurtiva e raggiunge la sua auto: la vecchia Dacia con cui tenta la fuga.

È in quel momento che la situazione degenera. Il ristoratore si aggrappa al veicolo nel tentativo di fermarlo e viene trascinato per alcuni metri, rischiando di finire schiacciato contro un muro. Sanguinante, viene soccorso e portato all’ospedale di Treviglio, da cui sarà dimesso con ferite alle gambe. Nulla di grave, fortunatamente. “Non volevo schiantarmi contro il muro per fargli male — racconta C.M. davanti al giudice Donatella Nava —. Lui aveva aperto la portiera e si era attaccato al volante. Io cercavo di sterzare da una parte, lui dall’altra. Potevo immaginare che fosse caduto, ma non l’ho visto”.

L’uomo viene identificato dai carabinieri di Urgnano e riconosciuto dalla parte offesa. Ha precedenti per furto e alle spalle una lunga storia di dipendenza da alcol e cocaina. In passato ha trascorso circa cinque anni nella comunità terapeutica di Pontirolo Nuovo. In aula appare provato, deperito, tremante. Mercoledì, spiega, avrebbe dovuto affrontare un colloquio per l’ingresso in una nuova comunità terapeutica, a San Giuliano Milanese. “Devo assolutamente tornarci”, ammette.

Il pubblico ministero ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere, sottolineando come l’imputato fosse già sottoposto a sorveglianza speciale dopo essere uscito di prigione. La difesa, pur rimettendosi alla decisione del giudice sulla convalida, ha invece chiesto una misura meno afflittiva, proponendo i domiciliari in attesa dell’ingresso in comunità. Alla fine l’arresto per rapina impropria — reato contestato per la violenza esercitata durante la fuga — non è stato convalidato perché non effettuato in flagranza. Prima di lasciare l’aula, il giudice ha invitato il 46enne a intraprendere nuovamente un percorso in comunità per provare a uscire dalla dipendenza.