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Maria Grazia Panigada, direttrice artistica della Prosa e degli Altri Percorsi di Fondazione Teatro Donizetti, traccia il bilancio della Stagione

Il Teatro Donizetti conquista i giovani. Tra il numeroso pubblico che ha assistito agli spettacoli della Stagione di Prosa e Altri Percorsi ci sono stati 3.700 studenti, dei quali 2.700 hanno partecipato a progetti formativi volti ad approfondire i temi che hanno caratterizzato testi ed esibizioni.

Ma c’è un altro dato particolarmente significativo, ossia i 54 abbonamenti sottoscritti da under 19, a riprova del profondo legame tra le nuove generazioni e il prestigioso palcoscenico cittadino.

È la classica “ciliegina sulla torta” di un’annata ricca di soddisfazioni: abbiamo intervistato Maria Grazia Panigada, direttrice artistica della Prosa e degli Altri Percorsi di Fondazione Teatro Donizetti chiedendole di tracciare un bilancio della Stagione.

Com’è andata la Stagione di Prosa?

È stato un bell’anno. La Stagione di Prosa si è appena conclusa con la messa in scena delle ultime repliche dell’ultimo spettacolo in cartellone, “Riccardo III”: presto tracceremo i bilanci veri e propri, ma possiamo dire che è andata bene. Il pubblico ci segue sempre tantissimo e credo che apprezzi la varietà della programmazione, che comprende nomi più affermati e altri meno conosciuti. In questa stagione, per esempio, ha avuto un bel successo Stivalaccio Teatro e ne sono felice, perché ha proposto il suo bellissimo Arlecchino che magari il nostro pubblico non conosceva.

E qual è il segreto del successo della Prosa al Donizetti?

Dal mio punto di vista è tutto il lavoro preparatorio e organizzativo sia da parte mia sia dei miei colleghi. Il mio, in particolare, è quello di girare tutta l’Italia nell’arco dell’anno per visionare gli spettacoli e proporre quelli che mi sembrano più importanti o più belli, ma anche quelli che possono avere un significato come spazio di riflessione all’interno della città.

Come sono andati gli Altri Percorsi?

Molto bene, hanno fatto registrare un boom di presenze e si è reso necessario aggiungere una serie di repliche. Abbiamo avuto addirittura 2mila spettatori in più: trattandosi di un piccolo teatro come il Sociale, che è sempre pienissimo, significa che lo abbiamo utilizzato parecchio. Credo che l’idea di avere una stagione con sette titoli che rappresentassero altrettanti generi teatrali abbia fatto cogliere anche alle giovani generazioni il piacere di quello che il teatro italiano oggi produce. Abbiamo concluso con lo spettacolo “Ilva Football Club”, che ha appassionato non solo per l’impegno civico ma anche per l’uso di linguaggi diversi all’interno della messa in scena.

Per concludere una riflessione sul coinvolgimento dei giovani. Tra il pubblico ci sono stati tantissimi ragazzi: quanti sono e chi sono?

Innanzitutto sono i giovani delle scuole. Quest’anno abbiamo coinvolto oltre 3.700 studenti per assistere agli spettacoli, dei quali 2.700 hanno partecipato a progetti formativi. La richiesta era maggiore e questi sono i numeri che siamo riusciti a garantire. Per alcuni si è trattato di un incontro di approfondimento mentre per altri di un vero e proprio percorso, partendo dall’ascolto dei ragazzi, da quello che i testi teatrali possono comunicare oggi alle nuove generazioni e da quanto loro si riconoscano in aspetti e dimensioni del lavoro teatrale che vedono in scena piuttosto che, in alcuni casi, negli approfondimenti che attraversano la città. Per esempio, realizzando un progetto sull’ambiente, siamo andati negli orti sociali, nella Dispensa Sociale e in altri luoghi impegnati in quest’ambito sul territorio. Abbiamo effettuato, inoltre, un grande lavoro sulla non violenza tramite “Lisistrata”, in collaborazione con diverse realtà della città come la Scuola Popolare di Pace. Il teatro, quindi, diventa un luogo di formazione della cittadinanza e credo moltissimo a questa sua funzione Ma c’è un altro dato relativo alla partecipazione giovanile a teatro.

Quale?

I 54 abbonati under 19, ai quali diamo la possibilità di assistere agli spettacoli di Prosa e Altri Percorsi con un costo ridotto. E per gli Altri Percorsi li seguo accompagnandoli alla visione per far sì che possano coglierne appieno i significati.

Dai fatti di cronaca, purtroppo, spesso emergono profili negativi dei giovani. In base alla sua esperienza e ai progetti realizzati, il teatro può rendere i ragazzi cittadini più consapevoli?

Sono convinta di sì. È il motivo per cui svolgo questo lavoro ed è bello vedere a teatro scuole molto diverse, spaziando tra istituti professionali, licei classici, istituti tecnici ecc. Quest’anno abbiamo coinvolto 36 scuole secondarie di secondo grado (superiori, ndr), ognuna ha tante classi e in molti casi poniamo in dialogo ragazzi che frequentano scuole e indirizzi scolastici differenti. Penso che sia un bel modo di fare cittadinanza: scegliendo alcuni spettacoli e determinati testi, il teatro è un luogo in cui ci si confronta con il proprio futuro e la propria responsabilità all’interno di una comunità civile.