L'intervista
|Hantavirus, Ariela Benigni: “Al momento non c’è allarme, ma bisogna stare attenti”
La ricercatrice, segretario scientifico dell’Istituto Mario Negri, traccia il punto sulla diffusione dell’Hantavirus
“Secondo le linee guida del Ministero della Salute che a sua volta riprende le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, non si riscontra una situazione in cui si possa prevedere lo scoppio di un’epidemia. Per ora la diffusione del virus sembra sotto controllo ma è sempre utile mettere in atto le precauzioni che abbiamo imparato con il Covid”. Così la dottoressa Ariela Benigni, segretario scientifico dell’Istituto Mario Negri, traccia il punto sulla diffusione dell’Hantavirus.
In questi giorni se ne sta parlando parecchio su giornali e tv in seguito allo scoppio di un focolaio di contagi su una nave da crociera in viaggio dall’Argentina alle Isole Canarie.
Abbiamo intervistato la dottoressa Ariela Benigni per saperne di più.
Che cos’è l’Hantavirus?
È un virus che è stato scoperto negli anni Settanta e prende il nome dal fiume Hantan in Corea del Sud perché lì è stato rilevato in roditori infetti che vivevano vicino al fiume. È un virus zoonotico, perché si trasmette dagli animali all’uomo e viceversa. Il contagio può avvenire anche da uomo a uomo e questo è il caso delle persone che si sono infettate a bordo della nave di cui abbiamo sentito parlare dai media.
E cosa sappiamo di questo virus?
Sappiamo che è un virus a Rna, quindi potrebbe mutare, ma al momento non è stata documentata alcuna alterazione nella sua sequenza genetica. Il ceppo che ha colpito le persone che si trovavano sulla crociera è virus Andes, presente soprattutto in Sudamerica e responsabile di una sindrome cardiopolmonare anche severa.
Ci spieghi
Il virus diffuso tra i passeggeri della nave ha la stessa sequenza di quello presente in Sudamerica. Nel 2018 si era verificata un’epidemia in Argentina dovuta a questo ceppo e quello rilevato nei passeggeri che hanno manifestato i sintomi sulla nave da crociera è del tutto simile, quindi finora non è mutato.
Come mai non è mutato?
Perché presumibilmente al momento non ha avuto bisogno di modificarsi per adattarsi all’ambiente. Le mutazioni avvengono in maniera del tutto casuale: durante la replicazione dell’Rna si verificano degli errori che provocano variazioni del virus in grado di renderlo più o meno aggressivo come è successo anche per il SARS-CoV-2, che ha indotto il Covid-19.
Come avviene il contagio?
Avviene per via aerea in situazioni di contatto molto ravvicinato. Si è osservato che il virus si può trasmettere attraverso i droplet, ossia le goccioline di saliva (come accadeva per il SARS-CoV-2) oppure attraverso l’inalazione di polveri contaminate da urine, feci o salive di roditori infetti. Rispetto al SARS-CoV-2, la contagiosità dell’Hantavirus, ossia la facilità con cui il virus si trasmette da un ospite (portatore o malato) ad un altro è inferiore. Per il SARS-CoV-2 un singolo individuo poteva infettarne tre, mentre per l’Hantavirus il rapporto è di 1 a 2.
Quali sono i sintomi?
L’Hantavirus di cui stiamo parlando in questi giorni, ossia quello del Sudamerica, comporta sindromi polmonari, con febbre, affaticamento, mal di testa, dolori muscolari e lievi problemi gastrointestinali, seguiti a distanza di pochi giorni da tosse, mancanza di respiro e sensazione di oppressione che segnala la presenza di liquido nei polmoni. Un altro ceppo di Hantavirus, diffuso soprattutto in Europa e in Asia, inizialmente causa mal di testa, dolori muscolari e febbre, mentre in seguito abbassamento della pressione sanguigna, emorragie interne e insufficienza renale acuta. Tra i due, quello che comporta maggior mortalità è il primo, giungendo anche al 40%, mentre l’altro si è attesta al 5-15%.
Come viene diagnosticato l’Hantavirus?
È possibile diagnosticarlo eseguendo un test del sangue che rileva la presenza di determinati anticorpi. Significa che il paziente è stato contagiato ed è necessario che rimanga riparato in quarantena.
Esistono cure?
Al momento non c’è una terapia antivirale specifica per l’Hantavirus e non abbiamo nemmeno un vaccino. Le persone che lo hanno contratto possono essere sottoposte a terapie di supporto per curare i sintomi: i trattamenti dipendono dalla severità della malattia e nel caso di pazienti molto gravi si può rendere necessario il ricovero in terapia intensiva, con utilizzo di ossigeno e ventilazione polmonare in caso di gravi insufficienze respiratorie. Con infezioni dovute all’altro ceppo del virus che colpisce il rene, si può ricorrere alla dialisi. Per chi avvertisse i sintomi, il consiglio è quello di rivolgersi al proprio medico.
Il focolaio che è scoppiato nei giorni scorsi sulla nave può diffondersi?
Se le persone contagiate rimangono in quarantena il tempo necessario, il focolaio non dovrebbe estendersi. In generale il tempo d’incubazione, per il virus del Sudamerica oscilla tra una e otto settimane, mentre per quello euroasiatico due.
Ma c’è il rischio che possa scoppiare una pandemia da Hantavirus?
Secondo le linee guida del Ministero della Salute che a sua volta riprende le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per il momento non si riscontra una situazione di allarme per lo scoppio di un’epidemia da Hantavirus. Per ora la diffusione del virus sembra sotto controllo ma bisogna sempre prestare attenzione a chi ha avuto contatti con persone positive, che dovrebbero rispettare la quarantena. Per quanto riguarda la prevenzione, ovviamente va evitato il contatto con i roditori e con materiali contaminati. Quando una persona deve pulire un pavimento fuori casa dove ci sono escrementi di roditori, il consiglio è di utilizzare guanti e mascherina per evitare di inalare o entrare in contatto con tracce di liquidi biologici di animali potenzialmente infetti.
E per la popolazione in generale ci sono indicazioni?
Per il momento no, se non quelle di osservare alcune semplici precauzioni che abbiamo imparato durante la pandemia da Covid-19, ossia mantenere l’igiene delle mani lavandole con frequenza e indossare la mascherina nei luoghi particolarmente affollati soprattutto se si è soggetti fragili.
Per concludere, la ricerca sta studiando farmaci o vaccini contro l’Hantavirus?
Sono in corso ricerche su antivirali specifici ma non sono ancora disponibili. In parallelo si sta preparando un vaccino a mRna, simile a quello contro il Covid-19, ma i test di sicurezza ed efficacia sull’uomo sono solamente agli inizi.


