La presentazione
|Rivoluzione Agnelli in Promoberg: “Ora una gestione manageriale. Internazionali e attenti alle filiere: alluminio, gomma e strumenti medicali tra le nuove fiere”
Cambio di rotta netto dal punto di vista della governance, col neo presidente deciso a portare la sua esperienza da capitano d’impresa. Attenzione massima sull’operazione di raddoppio degli spazi espositivi: “Il mio stile di presidenza sarà improntato all’ascolto e alla collaborazione”
Bergamo. Il suo ingresso in Promoberg, di certo, non è stato in punta di piedi e se proprio non si volesse scomodare il termine “rivoluzione” la realtà dei fatti è qualcosa che vi assomiglia tremendamente. Dall’11 maggio Paolo Agnelli ha preso le redini della società che gestisce il polo fieristico di via Lunga e lo ha fatto (non avrebbe potuto essere altrimenti) a modo suo: da capitano d’impresa, imponendo una visione manageriale precisa e non soggetta a mediazioni, con l’obiettivo di mettere ordine dal punto di vista societario e amministrativo ancora prima di concentrarsi su sinergie e possibili evoluzioni.
Giovedì ha presenziato al primo CdA (il prossimo sarà il 20 maggio), che ne ha ratificato formalmente la nomina, avvenuta all’unanimità e con incarico triennale al termine di mesi di trattative tutt’altro che semplici. Vicende sulle quali Agnelli ha voluto fare subito chiarezza, senza peli sulla lingua: “Ho dovuto leggere di dubbi sulla mia nomina per una presunta ‘esosità’ nelle richieste economiche – spiega il presidente nazionale di Confimi, che guida con successo l’omonimo Gruppo industriale – Perdonatemi ma la proposta che mi era stata fatta, di diecimila euro lordi all’anno, la ritenevo offensiva. Quale sarà il mio emolumento lo deciderà il CdA in base alle deleghe che mi verranno attribuite e ne avrò, di ordinarie e di straordinarie: nella mia visione non esiste un presidente senza deleghe, come avveniva col mio predecessore che nonostante ciò si trovava poi a firmare degli atti. Non poteva andare bene, se avessero voluto un gioppino avrebbero scelto qualcun altro. Credo che qui vadano messe a posto una serie di aspetti che finora sono stati gestiti all’acqua di rose: dobbiamo diventare un’azienda normale, lasciandoci alle spalle una gestione di tipo associativo che con i metodi precedenti ha portato alle note inchieste di cui leggiamo settimanalmente sui giornali. Le cose vanno fatte come Dio comanda: la mia presenza in questa prima fase sarà forse un po’ pressante, ma voglio assicurarmi che tutti facciano bene il proprio dovere. Abbiamo un codice etico: bello, ma poi deve esserci una verifica sul suo effettivo rispetto”.
Sulla nuova gestione di stampo manageriale, Agnelli è un fiume in piena: “È la ragione per cui mi hanno scelto, perché è solo con quel tipo di governance che possiamo mandare avanti un programma di crescita. Non avrei mai accettato di fare il presidente pro forma, se la gestione fosse rimasta di tipo associativo. Tutte le questioni aperte necessitano di qualcuno che abbia competenze storicamente riconosciute. Sul mio nome c’era solo un’obiezione, quella di Confcommercio: evidentemente poi si sono convinti anche loro che l’unica via per crescere fosse quella di attuare un netto cambio di mentalità, a mio avviso positivo, rispetto al passato”.
Anche riguardo il mancato rinnovo dell’amministratore delegato, Davide Lenarduzzi, la posizione è netta: “Internamente abbiamo persone che sono in grado di fare quel lavoro – evidenzia Agnelli – Faremo delle valutazioni, poi a fine anno capiremo se avremo bisogno di un altro elemento o se saremo in grado di andare avanti così. Ci sarà sicuramente un direttore commerciale che deve fare la sua parte, ma che nulla ha a che vedere con l’Ad, che deve avere responsabilità precise sull’andamento amministrativo della società ma non può avere in mano tutto. Ancora una volta: la difformità associativa che c’era prima era un’anomalia pazzesca”.

Forte di 27 manifestazioni fieristiche, un milione di visitatori, un indotto da 80 milioni e un valore della produzione che l’anno scorso ha sfiorato i 10 milioni, il neo presidente traccia la linea strategica da seguire già nel breve termine: “Promoberg è un patrimonio strategico e un punto di riferimento per Bergamo – illustra – Lavorerò per valorizzare il dialogo con le imprese e rafforzare le sinergie con il nostro tessuto produttivo, aprendoci a mercati internazionali finora non esplorati, portando nuovi espositori e buyer esteri. L’internazionalizzazione sarà un pilastro del mio mandato. Non sarò solo. Il mio stile di presidenza sarà improntato all’ascolto e alla collaborazione. Solo lavorando in squadra possiamo superare le sfide del mercato attuale e giocare un ruolo di primo piano nel panorama fieristico nazionale e internazionale. Ormai non possiamo più considerarci luoghi di incontro, ma veri e propri acceleratori di business ‘ibrido’, fisico e digitale: dobbiamo quindi prestare grande attenzione alle nuove filiere, ispirandoci ai principi del B2B e sul B2C valutare attentamente costi, benefici e se vale la pena andare avanti oppure liberare spazi per qualcosa di più redditizio, quantomeno finché non sarà completato l’ampliamento degli spazi”.
Un capitolo, questo, decisivo nel futuro di Promoberg e della Fiera di Bergamo: “Serve lavorare di concerto con Regione Lombardia, alla quale è stato sottoposto un Masterplan che prevede un raddoppio della superficie espositiva coperta, per un investimento complessivo di 45 milioni. Un passaggio necessario perché allo stato attuale gli spazi risultano occupati all’83% e quindi bisogna diventare più grandi non vogliamo perdere opportunità di mercato. Già oggi paghiamo i prefabbricati che vengono montati e smontati all’occorrenza, 800mila euro ogni fiera: sono soldi che un domani potremo accantonare. Stiamo mettendo a terra progetti importanti, come la fermata del treno per Orio che rafforzerà un quartiere fieristico più unico che raro in Italia e paragonabile solo a Stoccarda in Europa. Non tutti possono beneficiare della prossimità di un aeroporto così importante e frequentato come il nostro”.
Ma l’attrattività, per forza di cose, dovrà passare in prima battuta dall’offerta ed è per questo che Agnelli è già al lavoro per trovare nuove manifestazioni da portare in dote al portafoglio di Promoberg. Il modello al quale ispirarsi è quello vincente alla base di Ivs, la fiera delle valvole industriali che da sola vale 4 milioni di fatturato: trovare cioè una filiera, anche di nicchia, che abbia però un forte radicamento territoriale.
“Ce ne sono tante di fiere da portare dentro la nostra proposta – conclude Agnelli – Penso a quella dell’alluminio, che in Italia è sparita ed è rimasta solo a Düsseldorf. Altre filiere hanno manifestato interesse verso Bergamo: quella della gomma è stata la prima a chiamarmi e poi c’è una richiesta che arriva dal vicino Veneto, che riguarda gli strumenti medicali. Adesso non ritengono di avere spazi adatti dove sono, faremo di tutto per portarla qui”.


