Sicurezza a Treviglio, le minoranze chiedono corsi gratuiti di autodifesa per le donne
La mozione presentata dalle minoranze verrà discussa in Consiglio comunale: al centro la richiesta di percorsi gratuiti con formazione pratica e moduli su gestione del rischio e tutela personale
Treviglio. Una mozione per chiedere l’attivazione di corsi gratuiti di autodifesa e sicurezza personale rivolti alle donne sarà discussa in consiglio comunale. Il documento, presentato dalle minoranze, chiede che il Comune si faccia promotore dell’iniziativa, individuando soggetti qualificati e valutando anche la copertura delle spese per garantire la partecipazione gratuita.
Nel dettaglio, la proposta, già realtà nei comuni di Bergamo e Treviolo (entrambi guidati dal centro sinistra),prevede l’organizzazione di percorsi strutturati composti da una parte pratica di autodifesa e da moduli formativi dedicati alla gestione delle situazioni di rischio. Tra i contenuti indicati figurano la lettura dei contesti di pericolo, il tema del consenso, i comportamenti da adottare in caso di aggressione, la normativa sulla tutela della persona e la gestione delle reazioni psicologiche legate allo stress, oltre all’utilizzo degli strumenti di autodifesa consentiti dalla legge come lo spray al peperoncino.
La mozione richiama inoltre la necessità che queste iniziative non sostituiscano il lavoro culturale e sociale contro la violenza di genere e che non comportino uno spostamento di responsabilità sulle donne rispetto alla propria sicurezza. A intervenire sul tema è la capogruppo del Partito Democratico, Matilde Tura, che dichiara: “Insieme ai colleghi consiglieri di minoranza ho presentato una mozione per chiedere il Comune di Treviglio di attivare e promuovere corsi gratuiti di autodifesa e sicurezza personale rivolti alle donne. L’obiettivo – aggiunge – è quello di realizzare un percorso strutturato, affidato a soggetti qualificati, che affianchi alle tecniche pratiche di autodifesa anche momenti formativi dedicati alla gestione delle situazioni di pericolo, agli aspetti psicologici che emergono nei contesti critici e ai profili normativi collegati al tema”.
“Sia chiaro – evidenzia Tura – nessun corso di autodifesa può sostituire il necessario lavoro culturale, educativo e sociale contro la violenza di genere e ogni forma di sopraffazione, un impegno che deve essere radicale, costante e capillare. Allo stesso modo, deve essere chiaro che l’acquisizione di strumenti di autodifesa non può e non deve tradursi in uno spostamento sulle donne della responsabilità di garantire la propria sicurezza, responsabilità che resta e deve restare in capo alle istituzioni e ai soggetti preposti”.


