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Francesco Dolci, impresario di Sant’Omobono, è indagato per la profanazione della salma di Pamela Genini. Nell’intervista emerge una figura ipercoinvolta emotivamente, sospesa tra dolore, bisogno di difendersi e una narrazione di sé che si intreccia con il processo morale che lo riguarda. Un fragilissimo equlibrio tra lutto e sospetto

Come sta?

Come vuole che stia un innocente accusato di un reato simile? Non farei una cosa del genere al mio peggior nemico, figuriamoci a Pamela.

Da quando è indagato, sente che qualcosa è cambiato dentro di lei? 

Prima credevo nello Stato, adesso non più. Ho sempre collaborato. Ho dato un contributo che non è stato colto, anzi mi viene pure contestato. Quella mattina (quando gli è stato recapitato l’avviso di garanzia, ndr) dovevo verbalizzare quello che sapevo, invece mi sono ritrovato indagato. Mi sento tradito.

Gli inquirenti collocano la profanazione tra il 27 ottobre e il 2 novembre. In quei giorni, lei stava vivendo una situazione pesante: la morte di Pamela, l’esclusione dalla camera ardente e dai funerali, la delegittimazione dall’etichetta di ‘ex fidanzato’, il tira e molla con la famiglia Genini per la cagnolina Bianca. Qual era il suo stato emotivo?

In quei giorni stavo aiutando gli inquirenti di Milano a far luce sull’omicidio di Pamela e le dinamiche che c’erano dietro. Il mio obiettivo era lottare per lei e farle ottenere giustizia. Alla camera ardente sono stato aggredito, ai funerali sono stati gli inquirenti a sconsigliarmi di andare per la tensione che si era creata. Adesso è una cosa superata. E comunque c’era Pamela a vegliare su di me (si commuove, ndr).

Capisco, ma le ho chiesto una cosa un po’ diversa. Per esempio, per la storia della cagnolina si è arrivati alle vie legali. 

Bianca mi teneva compagnia, ma non avevo il tempo di pensare a lei. Dentro il mio cuore c’era solo un sentimento di giustizia per Pamela, nient’altro.

Andiamo avanti. In quei giorni c’era qualcuno che la ascoltava? 

Gli inquirenti.

A livello suo personale, intendo. C‘era qualcuno che le stava accanto?

Il Signore. E l’anima di Pamela.

Le è capitato di sentirsi solo in quei giorni?

No, assolutamente. Comunque c’era la mia famiglia. E i miei amici.

Che ricordi conserva dei giorni tra il 27 ottobre e il 2 novembre?

Andavo quasi quotidianamente in questura o in procura.

La notte riusciva a dormire?

Con tutte le cose che succedevano non era facile dormire (si riferisce alle presunte violazioni di domicilio da lui denunciate, ndr). E poi, sono sempre stato abituato a fare un lavoro molto fisico e ad arrivare stanco la sera. In quei giorni nemmeno lavoravo, prendere sonno era più difficile.

È sempre rimasto a casa quelle notti?

Sì. Che io ricordi, sì.

Lei ha sempre sostenuto che la profanazione non risalga a ottobre-novembre, ma a gennaio-febbraio. C’è stato qualcosa di preciso che l’ha portata a convincersene?

Su consiglio di una persona ho analizzato le foto che avevo scattato al loculo di Pamela e mi sono accorto che in quel periodo cambiava la posizione delle viti.

Non è una cosa facile da notare, concorderà.

Io volevo aiutare. Siamo partiti dalle cose che avevamo in mano e all’epoca c’erano le mie foto.

“Siamo partiti”?

Io e la persona che mi ha consigliato di analizzare le foto per aiutare lo Stato, un giornalista.

Lei ha parlato di una possibile chiusura del cimitero sempre tra gennaio e febbraio, ipotizzando che qualcuno possa aver approfittato di quel periodo per violare la bara. Ricorda da dove nacque quella convinzione?

Posso dire che anche altre persone hanno notato questa cosa.

Quando, esattamente?

Non ricordo, non sono un computer. Ricordo di avere trovato il cimitero chiuso un sabato, ma anche altri giorni. Diverse persone lo possono confermare. Ricordo anche una chiusura per un’interruzione programmata dell’Enel.

Al Comune di Strozza non risultano altre chiusure. Come spiega questa discrepanza?

Non lo so, ma se gli inquirenti hanno detto che la profanazione risale a novembre va bene. Sono senz’altro più bravi di me, non è che ogni cosa che dico è Vangelo.

Agli occhi di chi indaga, il profanatore potrebbe avere interesse a spostare cronologicamente la narrazione degli eventi. A depistare, insomma. Ne è consapevole?

Non sono io il profanatore, quindi… Io cercavo solo di aiutare. Se davvero ho spostato io le viti porto le foto agli inquirenti?

La foto che più di ogni altra ha aiutato i carabinieri a circoscrivere i giorni della profanazione sarebbe stata scattata dal compagno della madre di Pamela, questo come la fa sentire?

Bene, se ha davvero aiutato le indagini. Vedete? Non ero l’unico a scattare foto al loculo di Pamela.

Le telecamere la riprendono più volte al cimitero nei giorni precedenti alla scoperta della profanazione, una volta anche in orario notturno: il 18 marzo, quando il cimitero era davvero chiuso per lavori. Gli inquirenti ipotizzano che lei fosse lì per controllare che non avessero interessato il loculo di Pamela. Quella notte, al suo avvocato manda un messaggio: “Dai un ultimo bacio alla tomba di Pamela”. Letto da fuori, suona ambiguo. Letto da lei, che significato ha?

Quando ho scritto quel messaggio ero ubriaco. E, come ho spiegato, temevo per la mia vita. Ecco perché ho scritto ‘dai un ultimo bacio’. Perché avevo paura di essere ucciso e forse, quella, era l’ultima occasione per salutare Pamela.

Spesso lei racconta di temere per la sua incolumità. Eppure, quelle immagini la mostrano da solo, di notte, davanti a un cimitero isolato. Non esattamente il luogo più sicuro del mondo. Come convivono queste due cose?

Con l’alcol passa tutto, anche la paura (ride, ndr). Nelle immagini si vede che cammino a zig-zag. L’avvocato era al telefono con me per sincerarsi delle mie condizioni. E poi, anche la necessità di stare vicino a Pamela era più forte della paura.

Parliamo delle numerose denunce per aggressioni, minacce e violazioni di domicilio. Quante ne ha presentate?

Ecco, mi contestano pure questo: prima di questa storia ne avevo fatte solo dieci in tutta la mia vita, adesso 22 in pochi mesi. E quindi? Nel conto ci sono anche quelle per diffamazione, devo lasciar correre tutto quello che viene detto o scritto sul mio conto?

Le denunce che ha presentato, per adesso, non hanno portato a una pista alternativa. Questo la preoccupa?

Si sta scegliendo la via più comoda. Sono il perfetto capro espiatorio, la cronaca è piena di storie come la mia.

Parla già come un condannato.

Per certi versi lo sono. Un condannato innocente, attenzione.

C’è un video del 23 marzo: quella mattina le pompe funebri scoprono la profanazione. Gli investigatori ritengono che lei possa essersene accorto poche ore dopo, nel pomeriggio: tocca il loculo, osserva alcuni punti specifici, compatibili con le manomissioni. Che spiegazione dà a quei gesti?

Non è vero che tocco il loculo, ho notato che mancavano due tasselli sotto. Il video è stato girato da una telecamera a trenta metri di distanza. Ero lì che pregavo, che mi asciugavo le lacrime dagli occhiali.

Dopo il 23 marzo le telecamere non la riprendono più al cimitero, fino a quando la notizia della profanazione diventa pubblica. È solo una coincidenza?

Al cimitero non andavo tutti i giorni. La prima volta avevo pure sbagliato, ero andato a quello di Capizzone.

In Valle Imagna molte persone credono alla sua innocenza. C’è chi dice che lei sia una persona mite e che non sarebbe nemmeno in grado, materialmente, di compiere un gesto simile.

Non solo in Valle Imagna, per fortuna. Io non ho le capacità per fare una cosa del genere, né gli strumenti materiali, né le risorse economiche per pagare altre persone come qualcuno credo abbia fatto.

Almeno sugli strumenti mi permetta di eccepire. Le hanno appena sequestrato un grosso coltello e dell’ancorante.

Una spada, altro che un coltello. Non l’avevo mai vista, terrei mai a casa l’arma di un delitto? Non terrei a casa un’arma in generale. Anche l’ancorante hanno sequestrato, sì. E degli scontrini, ma che risalgono a mesi dopo la data indicata dagli inquirenti come quella della profanazione. Mi chiedo a cosa servano, ma questo non lo sottolinea mai nessuno.

Il fatto di venire associato a un atto così terribile, ai danni di una delle persone più importanti della sua vita, come la fa sentire?

Per me tutte le persone sono importanti, non solo Pamela. Qui si parla di una cosa davvero inconcepibile, per due tre giorni nemmeno riuscivo a prendere in mano il telefono per paura di leggere le notizie. Appena qualcuno ne parlava, urlavo. Anche in caserma ho detto agli inquirenti che non volevo sapere i dettagli di quel che era successo, perché stavo troppo male. Più che domandarmi come sto io, mi domando come si sente chi mi accusa sapendomi innocente. Il Signore non perdona queste cose.

Nessuno mette in dubbio il suo dolore, ma c’è stato un momento in cui ha provato anche rabbia verso Pamela? È un’emozione che si può sperimentare, anche verso una persona a cui si vuole bene.

Nell’elaborazione del lutto è normale, può succedere. Più che rabbia direi dispiacere, perché se Pamela mi avesse ascoltato a quest’ora non saremmo qui a fare questa intervista. Io ho sempre fatto tutto il possibile per toglierla dai brutti giri, davvero tutto.

Ha fatto così tanto per lei da sembrarne ossessionato? Risultano alcuni suoi comportamenti, diciamo così, non proprio ortodossi nei confronti di altri uomini che frequentavano Pamela.

La mia era solo protezione, volevo tenerla lontana da certe brutte persone. Era lei stessa a chiedermi aiuto, ci sono le prove.

Sul suo telefono bianco?

Sì.

Che però non si trova.

È sparito. La sera prima dell’avviso di garanzia era in casa.

Per chiudere: è disposto a giurare che è completamente estraneo alla profanazione?

Sì.

Anche su Pamela?

Anche su Dio, aggiungo.

Se tornasse indietro, rifarebbe le stesse cose?

Non rifarei nulla. Sono molto stanco.