La crescita del turismo non si arresta: 2025 da record, primato estero della Polonia e boom dell’extra-alberghiero
I numeri del Tourist Data Hub dell’ente raccontano di un incremento sotto ogni punto di vista, in città e in provincia. La nuova sfida passa all’internazionalizzazione del turismo montano
Bergamo. Il turismo di Bergamo e della sua provincia nel 2025 ha toccato numeri senza precedenti, che segnano un distacco netto rispetto al passato. Il totale degli arrivi ha infatti superato per la prima volta il traguardo di 1 milione e 600 mila, attestandosi a 1.601.188 visitatori, con un incremento del 6,6% rispetto al 2024 e del 28,2% rispetto al 2019. Le presenze hanno seguito la stessa tendenza, salendo a 3.359.760 notti trascorse sul territorio, un dato che si traduce in un aumento del 7,5% sull’anno precedente e in un salto del 38% se confrontato con l’epoca pre-pandemica. Questo flusso costante viene monitorato con precisione attraverso il Tourist Data Hub, uno strumento strategico attivo dal 2018 che permette di orientare le politiche di promozione del settore.
La visione strategica di VisitBergamo
Sull’importanza di interpretare correttamente questi dati per il futuro del territorio, la governance dell’ente di promozione ha espresso una posizione chiara: “Bergamo si conferma come una destinazione turistica internazionale e l’obiettivo è quello di continuare a crescere in maniera consapevole e coerente. Già dal 2018 abbiamo creduto nello strumento del Tourist Data Hub, un progetto ambizioso che rappresenta la base per ragionamenti di marketing e strategie relative alla nostra promozione turistica. Questo lavoro restituisce una fotografia dinamica dei flussi utile per fornire agli attori della filiera informazioni utili per orientare le scelte future con l’obiettivo di ottenere ricadute importanti su operatori turistici, istituzioni e comunità” – dichiarano Leda Canfarelli e Christophe Sanchez, rispettivamente Presidente e Amministratore delegato di VisitBergamo.
Il consolidamento della città
La città di Bergamo si conferma il centro di questa espansione, raggiungendo quota 666.254 arrivi e oltre un 1 milione e 300 mila presenze, con un aumento della capacità attrattiva che non sembra voglia diminuire. In merito ai risultati ottenuti e alla capacità della città di trattenere i visitatori: “Nel 2025 il capoluogo ha raggiunto 666.254 arrivi e 1.359.923 presenze. Sono numeri importanti, perché segnano una crescita del +10,7% negli arrivi e del +12,6% nelle presenze rispetto al 2024. Ma il confronto forse più significativo è quello con il 2023, l’anno di Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura, che per molti rappresentava il record da confermare, se non addirittura da battere. Ebbene, anche nel 2025 Bergamo supera nettamente quel livello: rispetto al 2023 gli arrivi crescono di quasi il 30% e le presenze di quasi il 34%. C’è però un dato che, dal mio punto di vista, merita un’attenzione particolare: le presenze crescono più degli arrivi. È un elemento molto importante, perché significa che la città sta aumentando, anche se gradualmente, la propria capacità di trattenere i visitatori. La permanenza media passa da 2,1 a 2,4 notti: può sembrare una variazione piccola, ma in realtà rappresenta una crescita del 14% e indica una direzione precisa” dichiara Elena Carnevali, Sindaca di Bergamo.
Il valore economico del settore
Il turismo non è più considerato un fenomeno isolato, ma un aspetto fondamentale dell’economia locale che investe l’intero tessuto produttivo. Questo mutamento di prospettiva è stato ribadito con forza dalle istituzioni economiche: “Il turismo bergamasco è ormai una componente strutturale dello sviluppo del nostro territorio. Non siamo più soltanto davanti a una crescita dei flussi, pur molto significativa. Siamo davanti a un fenomeno economico che coinvolge imprese, lavoro, servizi, commercio, ristorazione, cultura, mobilità, ricettività e filiere produttive locali. Il 2025 segna per la provincia di Bergamo un nuovo picco assoluto, sia negli arrivi sia nelle presenze. Sono numeri importanti, ma il loro valore non sta solo nella dimensione quantitativa. Il vero tema è capire che cosa questi numeri producono sul territorio: quale impatto generano sulle imprese, quali opportunità aprono per le diverse aree della provincia, quali bisogni fanno emergere e quali scelte strategiche richiedono. È proprio su questo punto che la Camera di Commercio di Bergamo ha voluto svolgere, e continuerà a svolgere, un ruolo attivo e propositivo” – dice Giovanni Zambonelli, Presidente della Camera di Commercio di Bergamo.
La sfida dell’internazionalizzazione montana
Mentre il capoluogo vola grazie al turismo estero, le aree montane e le valli rappresentano la nuova frontiera dello sviluppo turistico, con ampi margini di miglioramento ancora da esplorare. Su questo fronte, la Provincia sottolinea l’importanza di progetti innovativi: “I numeri e le tendenze evidenziate sono certamente lusinghieri e raccontano di un turismo in costante crescita e di un territorio in pieno sviluppo, aperto e capace di rinnovarsi. Allo stesso tempo possiamo vedere margini di crescita e di miglioramento soprattutto nelle aree montane sia riguardo alcuni territori nello specifico, sia più in generale legati al dato della permanenza media dei turisti. Come Provincia siamo sempre più convinti di continuare a lavorare in progetti come Smart Orobie, pensato per attrarre i nomadi digitali sulle nostre montagne” dice Marco Gaverini, Consigliere provinciale delegato a Turismo e Montagna.
La provincia
L’analisi territoriale rivela una geografia del turismo molto diversificata: se la città è a forte trazione straniera (77,6%), la provincia rimane ancora legata a una prevalenza italiana (62,3%), sebbene gli stranieri che si spingono fuori città tendano a soggiornare più a lungo con una media di 2,26 giorni. Tra le valli, la Val Brembana ha registrato una crescita eccezionale del 82,2% negli arrivi rispetto al 2019, mentre la Val Seriana si conferma solida per quantitativo di presenze, raggiungendo le 306.292 notti trascorse. Altre aree come la Val Cavallina mostrano segnali di grande vitalità con un incremento degli arrivi del 24%, mentre lievi flessioni si registrano nell’Isola Bergamasca e nella Pianura, territori ancora influenzati dai cambiamenti del turismo business.
La trasformazione dell’accoglienza: il boom dell’extra-alberghiero e l’effetto delle nuove normative
Il modo di accogliere i turisti a Bergamo e provincia sta cambiando a vista d’occhio. Oggi, chi arriva sul territorio sceglie quasi sempre una sistemazione “extra-alberghiera”, preferendo appartamenti e case vacanza rispetto ai classici hotel. Basti pensare che ben il 94% della crescita dei turisti si concentra proprio in queste strutture. I numeri fanno capire bene cosa sta succedendo: si è passati da 4.405 strutture nel 2025 a sfiorarne quasi 5.000 in questo inizio di 2026. Se si fa un salto indietro a prima del Covid, nel 2019, c’è stato un vero e proprio boom, con un aumento del 148%. E la cosa interessante è che non succede solo in città. Anzi, nelle valli più piccole, come la Valle Imagna e la Val Cavallina, queste soluzioni per pernottare sono cresciute di oltre il 152%, portando nuova vita e nuovi affari nel territorio. “il turismo in queste piccole valli sta crescendo praticamente grazie all’extralberghiero”- dichiara Gloria Cornolti, responsabile del servizio Turismo della Provincia di Bergamo. Gli hotel tradizionali, invece, viaggiano a un ritmo molto più tranquillo: in tutta la provincia sono circa 250, anche se nella sola città di Bergamo, negli ultimi sei anni, hanno comunque aumentato i loro posti letto del 36%.
Ma dove va a dormire esattamente chi non sceglie l’hotel? Soprattutto in case e appartamenti in affitto. I classici Bed & Breakfast, che un tempo andavano per la maggiore, oggi sono diventati una piccola minoranza.
C’è poi un aspetto molto importante legato alle regole del gioco. L’anno scorso c’era stata una corsa ad aprire semplici “locazioni turistiche” private. Quest’anno, però, la tendenza è cambiata a causa delle nuove leggi nazionali. Le regole di oggi dicono infatti che se un proprietario affitta più di due case, viene considerato a tutti gli effetti un imprenditore e ha vincoli molto più stretti. Per questo motivo, il mercato si sta adattando in fretta: stanno aprendo sempre più “Case e Appartamenti per Vacanze” (le cosiddette CAV) vere e proprie. Si tratta di strutture riconosciute e regolate in modo preciso dalla Regione Lombardia, che offrono a chi le gestisce molta più sicurezza e regole chiare.
Le provenienze: il primato della Polonia
Tra le nazionalità straniere, la Polonia si conferma il mercato di riferimento principale, con 113.202 arrivi nel 2025, rispetto alle 79 mila del 2024, e oltre 263 mila pernottamenti totali nel 2025, rispetto ai 191.254 del 2024. Un focus di grande interesse sul turismo polacco è stato fornito da una ricerca dell’Università degli Studi di Bergamo. Una tesi di laurea sviluppata dalla studentessa Anna Maria Skinner, in collaborazione con VisitBergamo e Sacbo, ha analizzato le motivazioni di 124 turisti in partenza dall’aeroporto. Dalle interviste è emerso chiaramente che la facilità di accesso all’Italia e i frequenti collegamenti aerei, uniti a fattori promozionali come il passaparola e le posizioni nei ranking turistici, rappresentano i principali elementi di attrazione per questo specifico bacino d’utenza con il 67% che aveva già visito l’Italia e il 23% era già stato a Bergamo ed è tornato nuovamente. Alle spalle del mercato polacco si posizionano Germania (65.500 arrivi) e Francia (59.082), seguiti da flussi importanti provenienti da Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. Proprio il mercato statunitense, pur meno numeroso, garantisce un valore economico altissimo grazie a soggiorni lunghi e a una capacità di spesa superiore rispetto alla media europea.
Il 2026 come anno di crescita che continua, ma con possibili fragilità?
I segnali per l’anno in corso si rivelano estremamente incoraggianti e confermano la solidità del turismo bergamasco, allungando una tendenza ampiamente positiva. Il primo trimestre del 2026 si è infatti si è chiuso con un incremento del 12,5% negli arrivi, raggiungendo le 338.811 unità, e del 12,3% nelle presenze, per un totale di 645.934 notti trascorse. Si tratta di numeri sorprendenti che si traducono in un aumento netto di oltre 37 mila persone arrivate sul territorio e di ben 70 mila notti spese in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se confrontata con i livelli pre-pandemici del 2019, la crescita degli arrivi tocca addirittura il 38,9%, dimostrando in modo inequivocabile come il territorio abbia saputo trasformare l’opportunità di Bergamo-Brescia 2023 in una leva di sviluppo strutturale e duratura.
Tuttavia, l’analisi approfondita di questi numeri impone di guardare oltre il semplice dato aggregato per comprendere le reali motivazioni dell’accoglienza locale. A delineare questo scenario, evidenziando la necessità di differenziare le strategie, è la società di data management incaricata di analizzare i flussi: “Un elemento diciamo un po’ prospettico, rispetto a questa cosa è che bisogna parlare di turismi: uno della città e uno della provincia con due dinamiche completamente diverse” – dichiara Aldo Cristadoro, di intwig, società di data management che ha analizzato i numeri prodotti dall’ente
Questa netta divisione tra le dinamiche della città e della provincia si intreccia inevitabilmente con il ruolo cardine dell’infrastruttura che rende possibile tale espansione. L’aeroporto di Orio al Serio rappresenta il motore indiscusso di questa mobilità, ma porta con sé anche delle insidie legate all’attuale contesto geopolitico globale. Sulle prospettive dei prossimi mesi e sulle possibili strategie di compensazione in caso di flessioni del mercato internazionale, le proiezioni delineano un quadro di allerta e di potenziali soluzioni: “Il legame dell’aeroporto, mette in luce una fragilità soprattutto alle tensioni internazionali: italiani ma europei manifestano preoccupazioni rispetto a viaggi europei, questo potrebbe ricadere sui dati dei prossimi mesi. Un ancora di salvezza potrebbe essere però il turismo interno, e quello dei Tedeschi e Francesi” – conclude Aldo Cristadoro.


