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Italia Viva Bergamo: “Le partecipate non sono semplici caselle da riempire”

“Partecipate bergamasche: servono competenza, visione e responsabilità. Non semplici equilibri politici”

Bergamo. L’attuale riassetto dei Consigli di Amministrazione delle realtà partecipate della provincia di Bergamo, con un’attenzione particolare a società come Sacbo e Uniacque, richiede un’attenta analisi. “Le partecipate non sono semplici caselle da riempire”, sottolinea Gianmarco Gabrieli, presidente provinciale di Italia Viva Bergamo. Poiché queste aziende amministrano servizi fondamentali e asset cruciali sia per la quotidianità delle persone sia per la crescita economica locale, la scelta dei vertici dovrebbe sempre basarsi sulla competenza, unita a una solida visione strategica e a un forte senso di responsabilità nei confronti della comunità.

Su questa linea, Italia Viva Bergamo fa riferimento anche alle dichiarazioni di Simone Biffi. Intervenendo durante l’assemblea di Uniacque, il consigliere provinciale ed ex delegato alle partecipate ha evidenziato come l’azienda sia “la società più strategica per il nostro territorio e non è soltanto una partecipata”, definendola piuttosto “un presidio pubblico essenziale, un patrimonio costruito nel tempo, che entra ogni giorno nella vita concreta delle nostre comunità”. A fargli eco è lo stesso Gabrieli, chiarendo che “Quando parliamo di acqua, aeroporti, servizi e infrastrutture pubbliche, non parliamo solo di amministrazione. Parliamo della fiducia che i cittadini ripongono nelle istituzioni.”

In questo contesto, viene ripresa anche un’osservazione di Paolo Benanti pubblicata sul Sole 24 Ore nell’articolo ‘La lezione attuale degli acquedotti dell’antica Roma’. Benanti spiega come le reti infrastrutturali di grande respiro, dall’antichità alle odierne connessioni digitali, rappresentino “un modo per alimentare e rafforzare il contratto sociale”. Secondo Gabrieli, questa è un’analisi calzante per la realtà locale: “È una riflessione che vale pienamente anche per Bergamo”. Il presidente provinciale aggiunge infatti che “Una società pubblica ben guidata non eroga soltanto un servizio, ma contribuisce alla coesione del territorio, alla qualità della vita e alla credibilità delle istituzioni”.

Italia Viva Bergamo volge poi lo sguardo al recente passato, ricordando come nel 2019 Uniacque si trovasse in un momento di grave difficoltà, segnato da pesanti criticità finanziarie e da profondi dubbi sulle sue prospettive. Le problematiche relative alla continuità aziendale furono allora così marcate da spingere i revisori esterni a non rilasciare un giudizio sul bilancio. “Oggi, dopo un percorso di risanamento e consolidamento, sarebbe stato naturale discutere prima di tutto di piano industriale, investimenti, qualità del servizio, sostenibilità economica e sfide ambientali”- osserva Gabrieli, notando con rammarico come, al contrario, “Troppo spesso, invece, il dibattito sembra concentrarsi sulle nomine e sugli equilibri politici”.

Il partito precisa che non vi è alcuna intenzione di screditare i singoli professionisti nominati, molti dei quali possiedono indubbiamente profili di alto livello. Il vero nodo della questione risiede nel metodo adottato. È necessario un iter più limpido e sfidante, che ponga al centro le reali esigenze delle società partecipate per poi selezionare le figure professionali più adeguate a gestirle. Come chiosa infine Gabrieli: “Le partecipate appartengono ai cittadini, non ai partiti. E proprio per questo devono essere guidate con competenza, responsabilità e visione di lungo periodo”.