Giro di droga in carcere, ‘Debora’ e ‘Giorgio’ i nomi in codice per coca e hashish. L’ex latitante: “Qui dentro faccio i milioni”
Il detenuto Mirko Vacante considerato il regista delle operazioni. La compagna ai domiciliari. Intercettate oltre 6 mila chiamate
Bergamo. “Qua i milioni li faccio qua dentro”. Non è andata proprio così, ma è una delle frasi intercettate dagli investigatori nel corso dell’inchiesta sul traffico di droga e cellulari all’interno del carcere di Bergamo. A pronunciarla, secondo gli atti, sarebbe stato Mirko Vacante, detenuto nella casa circondariale di via Gleno e ritenuto dagli inquirenti il regista di un sistema che, nonostante la detenzione, avrebbe continuato a muovere stupefacenti, telefoni e denaro.
Nelle conversazioni finite agli atti compaiono anche i nomi in codice usati per indicare la droga: “Giorgio” per l’hashish, “Debora” per la cocaina. “Ho qui Giorgio che ti vuole salutare”, dice uno degli interlocutori in una telefonata captata dagli investigatori. Dialoghi che restituiscono, secondo la Procura, il quadro di un’attività strutturata e consolidata, portata avanti direttamente dall’interno del carcere grazie all’utilizzo illecito di telefoni cellulari.
L’indagine, coordinata dalla pm CarmenSantoro, nasce nel 2023 dopo il ritrovamento di cellulari e droga all’interno della struttura penitenziaria e conta complessivamente 69 indagati nei due filoni investigativi aperti.
Nel primo troncone, che coinvolge 13 persone, il nome centrale è quello di Vacante, già noto alle cronache giudiziarie. Dopo un periodo di latitanza all’estero, era stato rintracciato a Tenerife nel marzo 2022 ed estradato in Italia. Da allora si trovava detenuto a Bergamo, prima del successivo trasferimento nel carcere di Opera.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, però, la detenzione non avrebbe interrotto le sue attività. Anzi. Dalla cella avrebbe continuato a impartire ordini e coordinare l’ingresso di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari all’interno del carcere, sfruttando soprattutto la collaborazione della compagna e di altri contatti esterni. I pagamenti, stando agli accertamenti, sarebbero avvenuti tramite ricariche Postepay intestate a terze persone, ed eseguiti dai parenti dei reclusi.
Tra gli episodi più clamorosi emersi nell’inchiesta c’è il tentativo di utilizzare un drone per recapitare droga e cellulari direttamente oltre le mura della casa circondariale. Nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2024 gli agenti della Squadra Mobile hanno bloccato il piano organizzato da due uomini arrivati dalla Sicilia insieme a Ivano Vacante, fratello di Mirko. Il drone, modificato appositamente a Catania, avrebbe dovuto sorvolare il carcere e raggiungere la cella del detenuto, individuabile grazie a una maglietta colorata appesa alla finestra.
Anche in questo caso, le intercettazioni raccontano la sicurezza con cui gli indagati parlavano dell’operazione. Al consiglio di fare prima una prova con il drone, uno degli interlocutori avrebbe risposto: “Già lo so il lavoro che devono fare, non è la prima volta”. Una frase che, secondo gli investigatori, farebbe pensare a una tecnica già utilizzata in precedenza.
Le indagini descrivono inoltre un’attività di spaccio che non si sarebbe fermata al solo ambito carcerario. Parte della droga introdotta sarebbe infatti stata ceduta anche all’esterno. In alcuni spostamenti monitorati dagli investigatori, in auto sarebbero stati presenti persino figli minori.
In riferimento a Vacante, il gip parla di un ruolo “centrale” nell’organizzazione e sottolinea “l’assoluta spregiudicatezza” dimostrata nel continuare l’attività criminale anche dopo precedenti arresti e condanne. Nei confronti della compagna sono invece stati disposti i domiciliari: il giudice le riconosce un ruolo subordinato, ma comunque attivo nell’introduzione di telefoni e stupefacenti e nella gestione dei profitti illeciti.
L’indagine ha portato al sequestro di circa 17 mila euro. Oltre 6.600 le telefonate intercettate per ordinare la droga. Una settantina gli indagati.


