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Il bimbo viveva con la famiglia nel quartiere di San Paolo. Mercoledì sera un centinaio di persone si sono radunate sul luogo dell’incidente per un flash mob silenzioso, un angelo e le strisce disegnate sull’asfalto: “Chiediamo al Comune di intervenire, serve un attraversamento”

Bergamo. È volato via, come un angelo, in un istante fatale. Quello che sembrava un normale pomeriggio di primavera si è spezzato all’improvviso in una tragedia difficile da accettare. In pochi attimi la serenità si è dissolta, congelando il respiro di un’intera città. Giulio Lovera, 9 anni, è morto nel pomeriggio di mercoledì 13 maggio dopo essere stato travolto da una Smart in piazzale Risorgimento a Loreto.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia locale di Bergamo, intorno alle 16,30 il piccolo era in auto con il padre, fermo al semaforo in direzione via Broseta. Il genitore avrebbe accostato e fatto scendere il figlio per raggiungere il centro estetico gestito dalla madre, sull’altro lato della strada. All’altezza dell’intersezione con via Trecourt, avrebbe tentato di attraversare passando tra un’auto e un camion fermi al semaforo rosso, senza accorgersi della Smart che sopraggiungeva nella corsia opposta. Il camionista avrebbe suonato più volte il clacson per avvertirlo, ma non è bastato.

Dopo l’impatto, molto violento, il bambino è stato sbalzato a diversi metri di distanza. “Ho sentito le urla e mi sono girata di scatto – racconta una testimone -. Solo allora ho capito che era stato investito un bambino”. Un passante avrebbe tentato di rianimarlo per circa venti minuti, praticandogli il massaggio cardiaco davanti ai familiari. Trasportato d’urgenza all’ospedale Papa Giovanni, è morto poco dopo nonostante i tentativi dei medici di salvarlo.

Giulio viveva nel quartiere di San Paolo con il padre Giovanni, la madre Loredana Dall’Ora e un fratello di quattro anni più grande. Residente in via Gaudenzi, frequentava la quarta elementare alla scuola Imiberg di via Santa Lucia, ma spesso andava a giocare nel parchetto di piazzale Risorgimento, a pochi passi dall’attività lavorativa della madre, il negozio “L’Arte estetica”, dove in serata è stata appesa una rosa bianca sulla ringhiera.

Verso le 21,30 di mercoledì, un centinaio di persone – tra residenti del quartiere e famiglie con figli alla scuola Rodari – si sono radunate spontaneamente sul luogo della tragedia per un flash mob silenzioso in ricordo di Giulio. Una bimba disegna un angelo sull’asfalto con un gessetto bianco, un’altra traccia dei girasoli. Altri bambini scrivono messaggi rivolti agli automobilisti, come “Non usare il telefono alla guida” o “Ora dovete fermarvi”, ma anche al Comune, “Fate le strisce”. E le strisce compaiono davvero, tratteggiate sull’asfalto da un papà.

Fiaccolata a Loreto per il bambino di 9 anni travolto mentre attraversa la strada

La tragedia riporta l’attenzione sul problema della sicurezza stradale nel piazzale, già teatro di un episodio analogo il 18 febbraio 2020. Quel giorno, proprio attraversando tra le auto ferme in coda al semaforo, una bambina di 8 anni era stata investita nello stesso punto in cui Giulio ha perso la vita. Trasportata in codice rosso in ospedale, aveva riportato un grave trauma facciale.

Già allora Riccardo Ceriani, amministratore delegato della società che gestisce il supermercato Unes affacciato sul piazzale, aveva chiesto la realizzazione di un attraversamento pedonale nel punto in cui il doppio camminamento che attraversa la piazza da via Trecourt sbuca sulla strada. “Lo chiedo dal 2018, da allora non è cambiato niente – spiega -. I marciapiedi finiscono nel nulla: ogni giorno decine di persone, tra cui anziani e bambini, attraversano la strada in condizioni di pericolo per raggiungere il lato est del piazzale. Serve un attraversamento. Più volte lo abbiamo chiesto al Comune, ma ci è sempre stato risposto che non si può intervenire”.

Piazzale Risorgimento è stato riaperto dopo la riqualificazione nel luglio 2018. Nella parte nord si trova anche un piccolo giardino con giochi per bambini: la percezione è quella di una piazza pedonale, eppure le auto continuano ad attraversarla. “I nostri figli vengono spesso qui a giocare – racconta una residente -. È un’area di aggregazione sociale, ma le auto che scendono da Città Alta arrivano come missili, non c’è una reale modulazione della velocità”.

Tutta l’area è Zona 30, ma l’impressione dei residenti è che le auto transitino spesso a velocità più sostenuta. Poco distante, in via Sylva, si trova la scuola Rodari; proseguendo ancora per qualche decina di metri si incontra anche la scuola dell’infanzia Aquilone. “Anche l’ingresso delle scuole è un punto critico – spiega Mara D’Arcangelo, residente nel quartiere -. I bambini tornano a casa da soli: la piazza è stata concepita come pedonale, ma le auto viaggiano troppo veloci”. Il comitato dei genitori ha già segnalato più volte la situazione in Comune: “Occorre mettere in sicurezza la zona, posizionando dossi o altri dissuasori che riducano la velocità delle auto”.

Alla fine del flash mob, le famiglie si stringono in un grande cerchio silenzioso in mezzo alla strada. Una donna prende la parola: “Chiediamo un po’ di senso civico agli automobilisti e all’amministrazione comunale un intervento concreto, un gesto di attenzione e sensibilità”. Il volto di alcuni presenti è solcato dalle lacrime, altri recitano una preghiera: si alza un grido di disperazione, più che di aiuto o di speranza. La richiesta di sentirsi sicuri, per tutti i loro bambini. Perché no, non si può vedere scivolare via una vita così, a 9 anni.