Sara Centelleghe uccisa in casa a Costa Volpino: ergastolo per Badhan. Il papà della vittima: “Non ci speravo, giustizia è fatta”
L’omicidio nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2024: reggono agli occhi della Corte le aggravanti della crudeltà e del nesso teleologico con la rapina. La difesa annuncia appello
Bergamo. Dopo tre ore di Camera di consiglio, il verdetto più duro: ergastolo, come richiesto dal pubblico ministero Raffaella Latorraca. Questa la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise del Tribunale di Bergamo mercoledì mattina, 13 maggio, al termine del processo in primo grado con Jashan Deep Badhan, 20 anni, imputato per l’omicidio di Sara Centelleghe, studentessa di 19 anni uccisa nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2024 a Costa Volpino. I due abitavano in due palazzine comunicanti, a poche decine di metri l’uno dall’altro.
Alla lettura della sentenza Marilisa Gambarini, madre della giovane, seduta accanto all’avvocato Roberto Pollini, è scoppiata in un pianto liberatorio. Nessun commento ai giornalisti, ma era il verdetto atteso. “Non ci speravo, ma è andata bene. Diciamo che è andata bene”, dichiara invece il padre Vittorio Centelleghe, assistito dall’avvocato Roberto Pizio e visibilmente provato: durante le varie udienze, spiega, è stato costretto a rivivere “minuto per minuto” ciò che quella notte ha subito Sara. “È stata dura, sì. Non riavrò mia figlia, ma adesso piano piano spero di ritrovare un po’ di tranquillità”. Ai genitori della 18enne, parti civili nel processo, andrà una provvisionale di 25 mila euro ciascuno.
Rivivere quella notte è stato necessario per restituire ai giudici della Corte la crudeltà degli eventi. Un termine scelto non a caso, visto che è proprio l’aggravante della crudeltà ad avere retto in aula condannando Badhan all’ergastolo. Rinosciute anche l’aggravante del nesso teleologico con la rapina e le circostanze attenuanti generiche, ma subvalenti rispetto alle aggravanti. La difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Grittini e dalla collega Guya Marta Portaluppi, annuncia appello.
Sara si trovava in casa, dove viveva con la madre, insieme a un’amica minorenne. Proprio con quest’ultima Badhan aveva preso contatti per uno scambio di stupefacenti: cocaina per hashish. La ragazza era scesa ad attenderlo sotto casa, ma il ventenne non si presentò. Al contrario, attese il momento giusto e salì nell’appartamento convinto di trovare altra droga. Mentre rovistava, fece parecchio rumore. Sara si svegliò e iniziò a gridare. A quel punto l’aggressione: prima i pugni, poi decine di colpi (ben 67) inferti con delle forbici. Un’azione rapidissima ma estremamente intensa, maturata – secondo gli esperti – mentre la vittima cercava di difendersi. Sara, strangolata, morì sul pavimento di casa; mentre il giovane fuggì con il cellulare della vittima passando dai garage. L’amica di Sara, rientrata poco dopo, trovò il corpo e diede l’allarme. A Badhan i carabinieri arrivarono poche ore dopo, seguendo la marea di indizi lasciati sul percorso.


