Chi è Mirko Vacante, dalla fuga a Tenerife all’inchiesta con 70 indagati su droga e cellulari in carcere
Il suo nome è tra i più noti della nuova indagine sui traffici illeciti dentro al penitenziario di via Gleno: nell’aprile del 2024 la Polizia intercettò un drone con droga e cellulare diretto a lui
Una Bmw nera bloccata in mezzo alla strada, uomini armati che circondano l’auto, il conducente trascinato fuori sotto gli occhi dei turisti di Tenerife. È l’istantanea che più di tutte ha fissato nell’immaginario la figura di Mirko Vacante, arrestato dalla Guardia Civil spagnola nel marzo 2022 dopo mesi di latitanza dorata alle Canarie. Un blitz spettacolare che mise fine alla fuga dell’allora 38enne, bergamasco d’adozione, già condannato per rapine, evasione e lesioni.
Oggi il suo nome riemerge in una nuova indagine sul carcere di Bergamo, coordinata dal procuratore Maurizio Romanelli e dalla pm Carmen Santoro. Secondo gli inquirenti Vacante — attualmente detenuto — sarebbe al centro di un presunto traffico clandestino di droga e cellulari all’interno della casa circondariale di via Gleno. Per l’inchiesta è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti della sua compagna, finita ai domiciliari con l’accusa di aver collaborato alla gestione del sistema.
L’indagine nasce da un episodio avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2024, quando la polizia sorprende tre uomini incappucciati mentre cercano di far decollare un drone da via Pizzo Scais, nel quartiere della Celadina, a poca distanza dal carcere. Il velivolo trasportava una sorta di kit destinato, secondo gli investigatori, proprio ai detenuti: hashish, cocaina, un telefono cellulare con sim card, filo di nylon e una pochette imbottita fissata sotto il drone.
In manette finiscono Ivano Vacante, 42 anni, fratello di Mirko, insieme a Emmanuele Modica, 35 anni, e Andrea Libertini, 29 anni, entrambi originari del Siracusano. In una Volkswagen Passat vengono trovati altri telefoni già confezionati nella plastica e ulteriore materiale ritenuto pronto per nuovi lanci verso il carcere. Da quel tentativo fallito prende forma un’inchiesta molto più ampia, condotta silenziosamente da Squadra Mobile e carabinieri.
Decisivi ai fini dell’operazione furono le intercettazioni scattate già nel gennaio dello stesso anno: dall’interno del penitenziario Vacante indicò con un segno il punto del cortile nel quale sarebbe dovuto atterrare il drone. Un fatto che lo stesso indagato ha confermo successivamente di fronte al gip, inchiodato dalle conversazioni captate dagli inquirenti.
Secondo gli accertamenti, nel corso di circa un anno e mezzo all’interno del carcere sarebbero circolati almeno 33 cellulari clandestini, inclusi micro-telefoni facilmente occultabili. Droga e dispositivi venivano introdotti nascosti nei pacchi con cibo e vestiti, celati perfino nelle cuciture degli ombrelli oppure passati durante i colloqui con parenti e compagne, sottoposti a controlli meno stringenti. Una settantina le persone coinvolte a vario titolo: l’ipotesi è che il sistema avesse generato un giro d’affari di circa 17 mila euro, ricostruito attraverso bonifici e ricariche su carte prepagate, cifra per la quale è stato disposto anche un sequestro finalizzato alla confisca.
Durante le perquisizioni scattate all’alba nel carcere di via Gleno, gli investigatori hanno sequestrato un telefono nascosto da un detenuto poco prima dei controlli, modeste quantità di droga, appunti ritenuti compatibili con una contabilità dello spaccio e persino un coltello artigianale ricavato da una bomboletta del gas da cucina. A una donna indagata è stato inoltre trovato un micro-telefonino che, secondo gli inquirenti, sarebbe dovuto entrare in carcere nei giorni successivi.
Per Mirko Vacante si tratta dell’ennesimo capitolo giudiziario dopo una lunga escalation criminale iniziata anni fa nell’hinterland bergamasco. Siciliano d’origine ma residente a Lallio, il suo nome compare nelle cronache già nella seconda metà degli anni 2010 per episodi di lesioni e violenza privata. Poi il salto verso le rapine, indicato come parte di una banda responsabile di colpi ai danni di bar, supermercati, tabaccherie. Colpi frequentissimi, anche uno a settimana nell’autunno del 2016.
In quel periodo evade più volte dai domiciliari, sparisce e riesce temporaneamente a sottrarsi alle ricerche. Nel 2021 la fuga all’estero: documenti falsi, trasferimento a Tenerife e una vita apparentemente lontana dalla criminalità di provincia tra auto di lusso, attività commerciali e ville nelle zone turistiche dell’isola. Fino all’arresto spettacolare del 2022, che aveva chiuso la sua latitanza ma non il suo percorso giudiziario. Ora il suo nome torna al centro delle cronache. Non più sotto il sole delle Canarie, ma dietro le ristrette mura del carcere di Bergamo.


