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Kukri, il grosso coltello nepalese sequestrato a Dolci. L’esperto: “Simile a un machete”, Ris a caccia di tracce

In televisione, l’unico indagato per la profanazione della salma di Pamela Genini si difende: qualcuno, sostiene, avrebbe nascosto l’arma in casa sua: “Mai vista prima, me ne sarei accorto”

Sant’Omobono Terme. Ha il proverbiale ‘pelo sullo stomaco’, Francesco Dolci. Anche adesso che è indagato, non sembra avere alcuna intenzione di sottrarsi ai riflettori. Anzi, continua a occupare il suo spazio televisivo nonostante ogni apparizione aumenti il rischio di inciampare in nuove contraddizioni (anche se, va detto, il suo mantra è sempre stato “male non fare, paura non avere”).

Ai microfoni del programma ‘Dentro la Notizia’, in onda su Canale 5, nega che il coltello lungo quasi 40 centimetri trovato dagli investigatori fosse suo. Dice di non sapere come sia finito lì, né chi possa avercelo nascosto. Qualcuno ce l’avrà messo, lascia intuire, rilanciando l’ipotesi del complotto ai suoi danni. “Allora, se vogliono incastrarla – riflettono in concreto dallo studio – quella dev’essere l’arma del delitto”, altrimenti che complotto è? Segue un attimo di silenzio, poi Dolci sfodera argomentazioni giuridiche da aspirante penalista: “Per la detenzione – risponde – rischio due anni di galera”, lasciando intendere che qualcuno potrebbe avere interesse nel vederlo dietro le sbarre.

Secondo quanto trapela da ambienti investigativi, il coltello trovato nel retro di un deposito per attrezzi, nel cassetto di un vecchio mobile in legno, sarebbe un kukri: tradizionale lama nepalese dalla caratteristica forma ricurva e dal ventre pronunciato. Un’arma dal forte valore simbolico, utilizzata in Nepal anche durante rituali, cerimonie e matrimoni, portato dallo sposo come simbolo identitario. Nato come strumento agricolo per tagliare vegetazione, legna e abbattere animali, il kukri è diventato nel tempo anche arma da combattimento dei Gurkha, i celebri reparti nepalesi arruolati nell’esercito britannico.

Durante la perquisizione nell’abitazione di Dolci, gli investigatori hanno sequestrato anche due telefoni cellulari, dispositivi informatici, un tubo di plastica contenente ancorante chimico — una speciale resina utilizzata nell’edilizia per fissaggi pesanti —, una bomboletta di schiuma espansa e, appunto, il coltello, immediatamente inviato ai laboratori del Ris per verificare l’eventuale presenza di tracce organiche. Sarebbe questa l’arma utilizzata nella profanazione della salma di Pamela Genini, la 29enne già vittima di femminicidio la cui bara è stata violata e la testa portata via?

“Concettualmente è simile a un machete — spiega un esperto di coltelleria, spesso interpellato anche dalla polizia per effettuare perizie —. È una lama molto pesante e robusta, storicamente impiegata anche per il taglio delle teste degli animali”. Ora bisogna capire se può essere compatibile con la lesione rilevate dai medici legali sulla salma di Pamela: un taglio netto alla base del collo riconducibile a un’arma a lama liscia, proprio come il kukri sequestrato dagli investigatori. Allo stato, però, è solo una suggestione: il rischio di saltare a conclusione affrettate è altissimo. “Mi chiede se quell’arma può essere utilizzato per un gesto del genere? Potenzialmente sì – conclude l’esperto -. Nel caso, mi chiedo chi possa avere tanta lucidità e sangue freddo”.