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Grande successo per Orlando, il Festival dedicato alle arti performative e al cinema

La kermesse queer internazionale, rivolto a un pubblico eterogeneo, vuole superare le frontiere degli stereotipi e allargare l’orizzonte delle possibilità.

Si è conclusa la tredicesima edizione di Orlando, il festival dedicato alle arti performative e al cinema che ha registrato quest’anno un coinvolgimento di pubblico intenso e davvero inaspettato. In 6 giorni di programmazione, quasi 4 mila presenze distribuite su 20 appuntamenti in 10 diversi luoghi della città di Bergamo, con ospiti nazionali e internazionali per interrogare a fondo le geografie sessuoaffettive del presente.

“È stata un’edizione incredibile” – dichiara Elisabetta Consonni, direttrice artistica di Orlando – “L’edizione ha accolto un numero inatteso di persone nuove che hanno disegnato una geografia affettiva e politica condivisa. Un ringraziamento profondo va a tutte le persone e artisti che hanno reso possibile tutto ciò. Orlando esiste perché continua a essere uno spazio collaborativo”.

Promosso dall’associazione culturale Immaginare Orlando e Laboratorio 80, Orlando ha esplorato il tema delle geografie sessuoaffettive in contrapposizione al contesto politico e sociale del momento, che tende a opporsi al dialogo su consenso, affettività e sessualità. Una presa di posizione necessaria, che esplora il campo di possibilità rispetto alle relazioni fra individui sempre più a rischio.

I protagonisti di questa edizione sono stati il coreografo e performer viennese Michael Turinsky, artista con disabilità motoria, la compagnia spagnola di Pere Jou e Aurora, il coreografo, danzatore e attivista sardo di base a Bruxelles, Matteo Sedda, Gioele Peressini, Diana Anselmo, l’artista italo-inglese Thomas Valerio. Infine, la performance riservata alle scuole Sono solo parole di e con Daniela Arrigoni e Daniele Pennati, che esplora l’universo delle parole sul tema del cambiamento del linguaggio e di senso.

Le letture performative hanno visto Woke! Contro la nuova grammatica reazionaria, una produzione di Sherocco Festival che racconta l’attacco ai diritti di uguaglianza e alle democrazie attraverso e Un insieme di risvegli, l’esito performativo di un percorso intrapreso dall’autrice Giulia Scotti con testi inediti ispirati dalla vicenda di Gisèle Pelicot.

Tra i laboratori e le installazioni troviamo:  Carmen PellegrinelliSilvia Briozzo e Barbara Boiocchi, le partecipanti di Spazio Irene e il gruppo di Tantemani, in collaborazione con la Fondazione Diakon.

Piazza della Libertà si è configurata “centro del Festival”, accogliendo, quest’anno, l’istituzione fantastica dell’artista Tea Andreoletti: sottobanco, Scuola autogestita di educazione sessuo-affettiva in risposta al dibattuto decreto che mira ad ostacolare l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.

Anche per la 13° edizione è tornato Orlando Shorts. La selezione è stata curata da un gruppo di persone under 25 che ha rappresentato uno spazio di confronto collettivo su identità di genere, violenze, esperienze e narrazioni legate alla comunità queer.

Wild Wheels è stata la grande festa di Orlando animata dal sound di DJ Adam was Eve, DJ Mirella e dalla performance di Isaura Spanking. La festa è stata pensata per esplorare nuove vie e lasciarsi sorprendere dal disorientamento attraverso un mezzo di trasporto davvero speciale: i pattini a rotelle.

Anche quest’anno Orlando si dimostrato uno spazio culturale accessibile. L’impegno ha previsto un’attenzione specifica all’accessibilità digitale, adeguando il sito orlandofestival.it alle linee guida Wcag 2.2 e l’accessibilità economica attraverso il sistema “Pay What You Want”.

Domenica 17 maggio si terrà inoltre l’extra Festival “Corpi digitali, relazioni post-umane”, laboratorio a cura del collettivo Ippolita promosso e organizzato da Gamec – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo in collaborazione con Festival Orlando. Per prenotazioni e informazioni è possibile consultare il sito orlandofestival.it

Festival Orlando è un festival queer internazionale di cinema, danza, teatro e incontri, rivolto a un pubblico eterogeneo.Il Festival trasforma la città in uno spazio di incontro per superare le frontiere degli stereotipi e allargare l’orizzonte delle possibilità. Film, spettacoli, esposizioni e laboratori compongono il programma della manifestazione che si sviluppa su una rete di relazioni, scambi culturali e partnership nazionali e internazionali. Il progetto prende il nome dall’omonimo romanzo di Virginia Woolf ed è un esempio concreto di come le differenze siano indispensabili per la costituzione di una identità culturale, plurale, viva e in trasformazione costante.