Il dramma
|È morto uno degli operai intossicati a Brusaporto. La Cgil: “Le aziende garantiscano la sicurezza”
Martedì 28 aprile l’uomo era stato sopraffatto dalle esalazioni mentre cercava di soccorrere un collega in una cisterna. Il sindacato: “Ancora una vittima in uno spazio confinato, frequenza inaccettabile”
Brusaporto. È morto l’operaio trentenne rimasto gravemente intossicato martedì 28 aprile alla Carrara Group di Brusaporto. Si tratta di Mustapha Ladid, di Nembro, che, lo scorso 1 aprile aveva compiuto 32 anni. L’uomo era stato sopraffatto dalle esalazioni mentre cercava di soccorrere un collega all’interno di un’autocisterna durante delle operazioni di pulizia. Dopo giorni di ricovero in terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni XXIII, il quadro clinico è precipitato.
In totale erano stati cinque i lavoratori coinvolti, tra i 32 e i 54 anni. L’allarme era scattato intorno alle 18,30, quando tre di loro si sono accorti di ciò che stava succedendo all’interno della cisterna. Sono intervenuti prontamente riuscendo a portare fuori un collega, mentre l’altro si trovava ancora all’interno quando sono arrivati i soccorsi.
“Siamo vicini alla famiglia in questo momento di dolore, ma non possiamo fermarci alla solidarietà – dichiara Angelo Chiari, responsabile della sicurezza sul lavoro per la Cgil di Bergamo -. Ogni volta siamo costretti a fare le stesse domande: era stata verificata la salubrità dell’ambiente prima dell’ingresso? Le procedure di sicurezza sono state rispettate? I dispositivi di protezione erano presenti? Ma soprattutto: la formazione era adeguata? Un lavoratore deve essere messo in condizione di conoscere non solo come svolgere il compito, ma come gestire un’emergenza senza rischiare la vita. È compito dell’azienda garantire che nessuno debba improvvisare un soccorso in condizioni di estremo pericolo”.
Secondo il sindacato, gli incidenti negli spazi confinati – come cisterne o silos – avvengono con una frequenza inaccettabile. Quanto accaduto a Brusaporto riporta alla mente la strage di Casteldaccia, dove nel 2024 persero la vita cinque lavoratori. Mentre i tecnici dell’Ats di Bergamo lavorano per ricostruire l’esatta dinamica, la Cgil ribadisce la necessità di controlli più serrati e di una cultura della prevenzione che non lasci spazio all’errore umano o a carenze strutturali.



