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Il flash mob contro le spaccate in centro divide: il centrodestra appoggia, le associazioni di categoria si sfilano
La boutique di Tiziana Fausti dopo la spaccata di giovedì 7 maggio

Sabato 16 maggio la protesta dei commercianti organizzata dal Comitato Bergamo Centro: attesi tra i 60 e i 100 negozianti. La collaborazione con il Patto per il Nord frena una partecipazione collettiva

Bergamo. Dopo la serie di spaccate che ha colpito il centro cittadino, il Comitato Bergamo Centro ha organizzato insieme al Patto per il Nord un flash mob di protesta, con ritrovo fissato per sabato 16 maggio alle 10,30 sotto il quadriportico del Sentierone. Al momento non è chiaro quanti commercianti parteciperanno alla manifestazione e restituire una stima attendibile non è semplice, anche perché il sabato mattina rappresenta una fascia lavorativa particolarmente intensa per i negozi, quando lo shopping entra nel vivo e gli incassi aumentano. La protesta, comunque, avrà una durata contenuta, tra i 15 e i 30 minuti, come annunciato dagli organizzatori.

Il Comitato Bergamo Centro, ricostituito alla fine del 2024 con l’avvocato Silvano Sacchi alla presidenza, è un movimento apolitico nato con l’obiettivo di contrastare il degrado urbano. Per organizzare il flash mob, però, ha scelto di affiancarsi al Patto per il Nord, formazione federalista di destra che riunisce ex esponenti della Lega, che aveva già aperto una petizione e raccolto circa 200 firme per sostenere una serie di proposte concrete, tra cui maggiore illuminazione, l’introduzione dell’intelligenza artificiale nella videosorveglianza e pattugliamenti serali delle forze dell’ordine. “Portiamo avanti una politica del territorio, raccogliendo le istanze reali dei negozianti”, afferma la referente cittadina del Patto per il Nord Serena Fassi.

“Ad aprile abbiamo iniziato a ricevere segnalazioni dai commercianti, esasperati da intollerabili situazioni di degrado – spiega il presidente Sacchi -. Dopo l’escalation degli ultimi giorni, alcuni esercenti ci hanno chiesto di aiutarli a esprimere il loro malcontento”. Il numero delle adesioni, annuncia Sacchi, è alto. “Ci aspettiamo tra le 60 e le 100 persone – sottolinea -. Stiamo ancora definendo le modalità: abbassare le saracinesche a metà mentre manifestiamo è una possibilità, ma lasceremo scegliere ai commercianti”.

La manifestazione non ha però trovato la condivisione delle altre associazioni di categoria. Non aderisce infatti il Distretto Urbano del Commercio (Duc). “Condividiamo la preoccupazione: la gravità degli episodi è indiscutibile – spiega il presidente del Duc Nicola Viscardi -. Serve però una riflessione comune. La strada da seguire è quella del dialogo e della collaborazione con Comune, Prefettura e Questura. Rifiutiamo una narrazione che descrive Bergamo come una città insicura e invivibile”.

Sulla stessa linea anche il direttore di Confcommercio Bergamo, Oscar Fusini. “Servono iniziative che uniscano, non che dividano – afferma -. L’escalation di episodi è significativa e la situazione genera preoccupazione: le spaccate provocano danni pesanti alle attività, spesso a fronte di bottini limitati, e comportano anche un aumento dei costi assicurativi per i commercianti. C’è poi un aspetto psicologico, un senso di mortificazione e impotenza: è come se qualcuno sfondasse la porta di casa propria”.

Anche secondo Confcommercio, la risposta deve passare dalla collaborazione con le forze dell’ordine. “È indispensabile per creare un argine e contenere la criminalità – osserva Fusini -. L’insicurezza spesso alimenta lo scontro politico, ma nessuno ha la bacchetta magica per risolvere la questione. Di certo il sistema deve trovare contromisure efficaci. Cercheremo di contribuire a un progetto condiviso che possa garantire maggiore sicurezza”.

Le spaccate sono iniziate pochi giorni dopo la chiusura della 67ª edizione della Fiera dei Librai, ospitata come ogni anno in una grande tensostruttura allestita sul Sentierone, a pochi passi dalla boutique di Tiziana Fausti, primo negozio colpito all’alba di giovedì 7 maggio. “Una città con vetrine accese è senza dubbio più sicura – sostiene Cesare Rossi, vicepresidente di Confesercenti Bergamo -. Si potrebbe ragionare anche su piccoli interventi di arredo urbano: può sembrare banale, ma in alcuni punti posizionare una panchina o una fioriera davanti alle vetrine potrebbe aiutare a scoraggiare questo tipo di furti”.

Ufficialemente anche Confesercenti sceglie però di sfilarsi dalla protesta. “L’iniziativa è stata promossa autonomamente da alcuni operatori e non rientra tra le attività sostenute dall’associazione – precisa il presidente di Confesercenti Bergamo Filippo Caselli -. Le spaccate generano preoccupazione tra gli esercenti, in particolare nelle aree più frequentate, un aspetto che merita attenzione e un monitoraggio puntuale. Appare opportuno rafforzare il confronto istituzionale al fine di valutare l’andamento della situazione e, se necessario, individuare interventi mirati, sia in chiave preventiva sia di supporto alle attività economiche”.

La mancata adesione ha sorpreso i vertici del Comitato. “La trovo singolare – osserva Sacchi -. Capisco che le associazioni non vogliano essere trascinate in una manifestazione con connotazioni politiche, ma il Comitato si pone su un piano diverso. Avremmo preferito una partecipazione più ampia”. “Sono stupita – ribadisce Fassi -. Il malcontento dei negozianti del quadriportico, di via Tasso e delle altre strade del centro è evidente. Non è una battaglia ideologica, ma l’ascolto del tessuto commerciale della città”.

Nelle ultime ore la manifestazione ha comunque ricevuto il sostegno dei partiti di centrodestra. “Un segnale che non può essere ignorato – afferma il segretario provinciale della Lega, Fabrizio Sala -. La sicurezza non può essere affrontata solo quando il problema diventa mediaticamente inevitabile”. “Anni di sacrifici in frantumi in una notte – aggiunge il coordinatore regionale di Forza Italia Alessandro Sorte -. La protesta dei commercianti è il grido d’allarme di chi tiene viva la città”.