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Lo Stato assente e la casa vacanze: un caso che racconta tutto

La sicurezza non è una questione di categoria. Vale per il commerciante con la vetrina sfondata, per il condomino che non dorme la notte, per il gestore di una casa vacanze che si ritrova a fare i conti con 1.750 euro di danni e una denuncia destinata all’archivio. È lo stesso diritto, per tutti. Ed è lo stesso Stato che, quando latita, lascia soli tutti quanti

In questi giorni si parla molto delle vetrine spaccate. Se ne parla perché sono visibili, perché fanno fotografia, perché interrompono il traffico. Ma il senso di impotenza che provano quei commercianti è lo stesso che provo io — e che provano in molti, in silenzio, senza che nessuno li inquadri.

Gestisco una singola casa vacanze. Non un’impresa, non una catena: una casa a cui dedico tempo e cura, che tengo ben attrezzata e confortevole. Quello che mi è capitato non fa notizia. Eppure racconta esattamente la stessa storia: uno Stato che non risponde, una burocrazia che scarica sul cittadino le proprie inefficienze, e chi delinque che va avanti indisturbato.

A marzo ho ricevuto tramite Booking una prenotazione di 25 giorni intestata a un cittadino degli Emirati Arabi. Ad aprirmi la porta, però, si sono presentati due giovani marocchini che con quella prenotazione avevano evidentemente poco a che fare.

Fin dai primi giorni il quadro era chiaro: via vai continuo di persone a tutte le ore, rumori notturni, liti, comportamenti irrispettosi verso gli altri condomini. Mi sono posto la domanda ovvia: perché spendere 2.750 euro per affittare un appartamento per 25 giorni in una zona dove, a quanto pare, si vive già? Non ho trovato risposta. Ho deciso di segnalare. Ho chiamato il 112. Ho riferito i comportamenti anomali, ho avanzato l’ipotesi — mi sembrava dovere di un cittadino — che quell’appartamento potesse essere utilizzato per attività illecite, o che ospitasse persone che avevano ragioni per non comparire nelle comunicazioni obbligatorie alla Questura. Ho aspettato. Nessuna reazione. Ho dedotto, ragionevolmente, che andasse tutto bene.

Non andava tutto bene. A due giorni dalla scadenza del contratto, gli ospiti se ne sono andati lasciando la casa in condizioni che definire “devastate” è quasi un eufemismo: un vetro di finestra in frantumi, un grande specchio rotto, un lampadario distrutto, una porta bucata, biancheria e chiavi sparite. Ottantacinque ore di pulizie e sistemazioni. Circa 1.750 euro di danni.

Sono andato in Questura a sporgere denuncia. Lì ho ricevuto una serie di informazioni istruttive. La prima: avrei dovuto recarmi di persona dalla Squadra Mobile, non chiamare il 112. La seconda: la denuncia penale sarà quasi certamente archiviata. La terza: i danni materiali sono materia civile — altra sede, altri tempi, altri costi. Solo la sottrazione delle chiavi e della biancheria sono di carattere penale. La quarta: pur avendo i nominativi e i recapiti dei responsabili, è improbabile che ne consegua qualcosa. La quinta, la più sorprendente: avrei dovuto verificare che avessero i documenti in regola e se risultasse che gli ospiti in incognita erano dei terroristi avrei avuto conseguenze gravi.

Su quest’ultimo punto mi sono informato con cura. Il gestore di una struttura ricettiva è tenuto a identificare gli ospiti tramite documento e a comunicarne i dati alla Questura entro 24 ore dall’arrivo, tramite apposito portale. Non è tenuto a verificare la regolarità del soggiorno: quello è compito delle autorità. Eppure, nell’ufficio dove andavo a denunciare un danno subìto, mi è stato fatto intendere il contrario.

Il risultato finale è paradossale ma non sorprendente: io ho commesso una serie di errori procedurali anche gravi — canale sbagliato, sede sbagliata, competenza sbagliata — mentre chi ha causato i danni può continuare la propria vita senza conseguenze.

Non voglio concludere con una generalizzazione. A ripulire la casa mi ha aiutato una signora di origine marocchina — brava, scrupolosa, mortificata per quello che aveva visto. Non tutti gli immigrati sono delinquenti: sarebbe un’idiozia dirlo, e lo dimostra già questo piccolo dettaglio. Il problema non è la provenienza di chi delinque. Il problema è che in Italia chi delinque ha spesso ragione di credere che le conseguenze saranno nulle o trascurabili. E questa convinzione, quando si radica, non è solo un problema di ordine pubblico: è un problema di credibilità dello Stato.

Cosa chiedere, dunque? Tre cose concrete, che non richiedono nuove leggi ma volontà politica.

Primo: che i canali di segnalazione per i privati cittadini siano chiari, comunicati e funzionanti. Sapere a chi rivolgersi non è un privilegio: è la condizione minima perché un cittadino collabori con le istituzioni invece di sentirsi abbandonato da esse.

Secondo: che i danni causati da ospiti in strutture ricettive siano trattati con procedure semplificate anche sul piano civile, eventualmente con un fondo di garanzia — come già esiste in altri paesi europei — a tutela di chi affitta in buona fede.

Terzo: che le forze dell’ordine abbiano risorse sufficienti per dare seguito alle segnalazioni.

Non chiedo uno Stato punitivo. Chiedo uno Stato presente. La sicurezza non è una questione di categoria. Vale per il commerciante con la vetrina sfondata, per il condomino che non dorme la notte, per il gestore di una casa vacanze che si ritrova a fare i conti con 1.750 euro di danni e una denuncia destinata all’archivio. È lo stesso diritto, per tutti. Ed è lo stesso Stato che, quando latita, lascia soli tutti quanti.


Maurizio Vegini
* Paesaggista dello Studio GPT