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Un luogo riservato e accogliente, a disposizione di medici e infermieri per costruire una relazione autentica con le famiglie di chi sta lottando tra la vita e la morte: ogni dettaglio è pensato per offrire conforto a chi vive momenti di grande dolore, accompagnando anche quei colloqui delicati in cui può aprirsi la possibilità della donazione degli organi

Uno spazio d’ascolto e di comunicazione accogliente e riservato, dedicato ai colloqui tra operatori sanitari dell’ospedale Papa Giovanni XXIII e famigliari di pazienti che si trovano in condizioni critiche: si chiama “La Stanza della Vita” ed è stata pensata per essere un luogo nel quale ad essere curate sono anche le relazioni umane.

Uno spazio attiguo alle terapie intensive che dalla fine di marzo ha un nuovo volto, grazie alla stretta collaborazione e al cofinanziamento da 30mila euro dell’Aido provinciale di Bergamo con i suoi gruppi comunali e alla progettazione degli studenti della classe 5^ del CFP della Scuola d’Arte “Andrea Fantoni” di Bergamo, indirizzo Arredo e design.

Sono stati i ragazzi, sotto la guida dei docenti Marco Peruta (tecnica professionale e progettazione) e Tiziana Locatelli (coordinatrice del corso), e in costante dialogo con Sergio Vedovati, Coordinatore al prelievo e trapianto d’organi dell’ASST Papa Giovanni XXIII, ad ideare lo stile della stanza, dagli arredi eleganti e minimalisti, con colori caldi e rassicuranti: “A monte c’è stato un grande lavoro di sensibilizzazione, per far comprendere le maggiori problematiche che incontriamo ogni giorno in queste situazioni – ha sottolineato Vedovati – Hanno capito cosa stavano progettando, perché il momento in cui si parla con una famiglia della possibilità di donare gli organi di un proprio caro è tra i più delicati che esistano. Poter contare su un ambiente accogliente e rispettoso può favorire un dialogo più sereno e consapevole con le famiglie, nel pieno rispetto delle loro scelte e con la convinzione di riuscire a non disperdere alcuna capacità donativa. La Stanza della Vita è nata da questa consapevolezza, che i ragazzi della Scuola Fantoni hanno saputo recepire con sensibilità e tradurre in un progetto convincente e profondamente umano”.

Grande responsabilità e orgoglio, ovviamente, dalla scuola: “Una realizzazione che rappresenta pienamente il valore della formazione professionale che offriamo ai nostri studenti – ha commentato Mario Bossi, direttore del Centro di Formazione Professionale del “Fantoni” – Qui i nostri studenti hanno potuto confrontarsi con un’esperienza concreta, mettendo creatività e competenze tecniche al servizio di un bisogno reale”.

“Nei contesti di emergenza-urgenza e nelle terapie intensive, la qualità dell’assistenza, non si misura soltanto nelle competenze cliniche, ma anche nella capacità di prendersi cura delle relazioni umane – ha aggiunto Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII – Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione con il territorio e fra le istituzioni possa generare valore per la comunità. Per questo ringrazio la Scuola Fantoni, la sua dirigenza, i docenti e gli studenti, e AIDO, sempre pronta a sostenerci e a sostenere i percorsi che portano alla donazione di organi e tessuti”.

Il progetto, come detto, è stato portato avanti con ferma convinzione da parte dell’Aido provinciale che già nel 2017 insieme agli studenti in quel caso dell’Itis di Dalmine aveva dato vita al “Soffio vitale”, altro punto fisso in ospedale dedicato alla tematica della donazione: “Ci piace pensare a questa iniziativa come all’ultimo anello di una catena legata alla solidarietà e alla donazione di organi che parte dai volontari Aido che si impegnano ogni giorno nella sensibilizzazione – ha spiegato Gianpietro Zanoli, presidente Aido Bergamo – Quando le loro azioni non bastano allora ci affidiamo ai sanitari, affinché si possa arrivare a un prezioso ‘sì’”.

la stanza della vitaLo svelamento della targa della Stanza della Vita

Nel 2025 sono state 42 le donazioni di organi all’ospedale Papa Giovanni XXIII, un numero record che stando al trend dei primi mesi del 2026 potrebbe essere replicato, avvicinandosi al target di un donatore alla settimana: 200, invece, i trapianti che la struttura effettua invece ogni anno, posizionandosi ai vertici nazionali ed europei e confermandosi assoluta eccellenza nel settore essendo in grado di compiere qualsiasi tipo di intervento, sia in ambito pediatrico che adulto.

Ma quanto incide la presenza di una “Stanza della Vita”? Un dato, rivelato da Giuseppe Piccolo, Coordinatore regionale al prelievo e trapianto d’organi, aiuta più di tutti: “La percentuale di cittadini maggiorenni che esprime un ‘sì’ alla donazione in Comune è del 60%, ma in Lombardia la percentuale di famiglie favorevoli alla donazione di organi e tessuti del proprio caro deceduto in rianimazione è più alta, raggiungendo il 75%. La presa in carico di un assistito non termina con il suo decesso se non dopo aver offerto ai familiari la possibilità di donazione. Il colloquio di donazione è quindi parte dell’accompagnamento del morente e dei familiari nel fine vita e ci restituisce una realtà migliore di quella che il cittadino legge o immagina”.

la stanza della vita

Spazi dedicati e progettati con cura per l’accoglienza, dove con grande riservatezza e discrezione si può discutere di una fase delicata possono davvero fare la differenza: “Umanizziamo così ambienti spesso segnati da tensione e incertezza, dando ascolto, supporto e un minimo di conforto – ha evidenziato Luca Lorini, direttore del Dipartimento emergenza-urgenza e area critica dell’Asst Papa Giovanni XXIII – Abbiamo aggiunto alla tradizionale cultura del fare dei bergamaschi anche la capacità di comunicare. Uno spazio che serve sì ai parenti dei malati, ma che serve anche ai dottori: siamo essere umani, abbiamo bisogno anche noi di uno spazio adeguato per parlare di diagnosi e momenti terapeutici complicati. Un tassello che ci aiuta a fare un po’ meglio il nostro dovere”.

Con un’area critica composta da 88 posti letto, mutuabili da terapia intensiva a sub-intensiva in caso di necessità, il Papa Giovanni XXIII si posiziona ancora una volta ai vertici in Europa: “La Stanza della Vita è un progetto emblematico del valore della cura che ho trovato in questo ospedale – ha chiosato Alessandro Amorosi, Direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII -, dove le prestazioni sanitarie vanno di pari passo con le attenzioni date a tutto il contesto familiare, in particolare nei momenti più difficili, con questa apertura costante verso l’esterno, le realtà del terzo settore, le altre istituzioni del territorio, le scuole, che non sono un mondo a parte ma coinvolte in un percorso di ascolto e di crescita reciproci e continui, con una prospettiva sempre rivolta al futuro. Siamo l’unico ospedale in grado di fare ogni tipo di trapianto, sia su adulto che su bambino, ma non esiste trapianto senza donazione. La presenza di questa offerta ha bisogno di luoghi della cura che abbiano anche la forma adeguata: non per un vezzo estetico, ma perché è provato scientificamente che questo impatta sui risultati della cura stessa”.